Sudate Carte – II edizione

novembre 4, 2003 in Technology da Stefano Mola

logo piccoloLa prendiamo da lontano e viaggiando a ritroso nei ricordi scolastici ripeschiamo questo souvenir: Coelum non animum mutant qui trans mare currunt. Ovvero: non basta attraversare l’oceano per allontanarsi da se stessi. Come tutte le grandi massime, è una specie di spada nella roccia: vorremmo tirarla fuori per guardarla da ogni lato, capire se è veramente è affilata, scrutare da vicino il filo per coglierne eventuali falle. Ma indubitabilmente sta lì e dobbiamo farci i conti. È per questo che molti tra voi che leggete state già levando la mano impazienti per protestare, per citare quella volta lì che per esempio invece muoversi dalla polvere delle stanze quotidiane è proprio servito.

Bene. Tutto questo fermento ci fa piacere. In particolare, speriamo che molte delle mani appartengano a studenti del Politecnico di Torino. Non perché ingegnere e/o architetti ci siano più simpatici oppure più capaci di estrarre spade da una roccia. Semplicemente, perché a loro è riservata la seconda edizione del concorso Sudate Carte.

Non ne avete mai sentito parlare? Come direbbe Nanni Morreti, “continuiamo così, facciamoci del male”. Ma siccome siamo buoni, abbiamo la pazienza di ricordarvi che si tratta appunto di un concorso a tema diviso in tre sezioni: racconti, poesie e opere di grafica. E quest’anno il tema è per l’appunto il viaggio. Perché, in particolare, come dice Francesco De Gregori, alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare”.

Pertanto, riabbassate subito le mani per afferrare matite, penne biro, stilografiche, pennelli, tavolozze, mouse, computer portatili e non. E ricordate il buon Orazio. Anche se non siete d’accordo, in quella frase citata all’inizio è comunque sottolineata una tensione tra la nostra testa e il movimento del resto del corpo. Viaggiare non è mai soltanto e semplicemente trasportarsi, cambiare le coordinate geografiche. Si viaggia anche e soprattutto con la testa. Spesso bisogna mettersi in gioco, aprire un occhio alle differenze, capire e farsi capire, spalancare gli occhi e farne carte assorbenti Forse possiamo stiracchiare il buon Orazio, cercare di fargli dire che in realtà, se non siamo disposti a muovere anche la testa, tanto vale che ce ne stiamo a casa. Di viaggi così ce ne sono molti. C’è chi vaga disperato alla ricerca di un piatto di spaghetti immerso in pannelli dipinti di alfabeti strani. Oppure il villaggiotuttocompreso spiattellato davanti a un mare che potrebbe essere un qualunque dovunque.

Forse viaggiare veramente significa muoversi soprattutto dentro la propria testa, per capire meglio come sono disposti i cumulonembi dei nostri neuroni. E poiché non si finisce mai di imparare, appena finito deve nascere subito la voglia di ricominciare. Non solo, anche di raccontare. In questo modo il viaggio, rivissuto, si fa doppio, e ripercorrendo i percorsi chimici e biologici che hanno fissato i nostri ricordi non è detto che non si scopra qualcosa di nuovo.

Ma adesso basta. Sappiate che la vostra fatica sarà premiata. Ovviamente in viaggi e in libri. Soprattutto, le dieci migliori opere di ogni sezione saranno pubblicate in un libro. Così, per essere sicuri che rimanga una traccia. Della sola biologica memoria, si sa, è meglio non fare affidamento.

In conclusione, vi invito a visitare il sito interamente dedicato al concorso. Oltre al regolamento, all’elenco di tutti i premi, potrete scoprire i componenti delle due giurie, di selezione e di qualità. E aspettando le opere premiate, potrete trovare molte curiosità su viaggi e viaggiatori.

di Stefano Mola