Stalingrad secondo Annaud

maggio 29, 2001 in Cinema da Redazione

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“IL NEMICO ALLE PORTE” (The enemy at the gates), 2001, di Jean-Jacques Annaud con Jude Law, Joseph Fiennes, Rachel Weisz, Ed Harris, Bob Hoskins.

Un film che mette d’accordo pubblico e critica, che riesce a toccare il tema della guerra con incomparabile perizia tecnica, che riesce ad inserire una storia d’amore in un simile contesto senza cadere nel melenso, che riesce a mettere contro due personalità senza affondare nei manicheismi, che riesce a descrivere situazioni drammatiche senza mai cadere nella retorica, non è un film, è un’impresa.

Jean-Jacques Annaud ha portato a termine quello che era il progetto di Sergio Leone prima che una morte improvvisa ne troncasse il cammino: un film sull’assedio semestrale delle truppe naziste alla città di Stalingrad. L’orchestrazione del regista francese è ottima, il film è superiore al “Soldato Ryan” e alla “Sottile linea rossa” che avevano fatto riemergere un genere, quello bellico, seppellito da anni.

Certo, con un attore come Jude Law, tutto diventa più facile. La maturazione di questo ragazzo inglese è stata fulminante. Da comprimario in “Wilde” e in “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”, a superba spalla di Ethan Hawke nel sottovalutato “Gattaca”, a protagonista di “Existens” e del “Talento di Mr. Ripley”, Law pare ora pronto per la rampa di lancio con un film che è veramente un fuoricampo in una stagione piuttosto scarsa di grandi pellicole. Per una volta ad un massiccio lancio pubblicitario corrisponde una pellicola che non delude le attese. Non convince Joseph Fiennes, mentre è una piacevole sorpresa Rachel Weisz, che avevamo già visto nell’orrendo “La mummia” della scorsa stagione. Benissimo anche Ed Harris: la sua professionalità è indiscutibile, la sua presenza è sinonimo di qualità per qualsiasi pellicola.

Delle trappole della retorica è piena la celluloide e Annaud le aggira tutte con una valida sceneggiatura, con un solido soggetto e con una scenografia che talvolta abbaglia per la sua infernale bellezza (si pensi alla scena iniziale dello sbarco e dell’assalto). Nonostante l’ipertrofica scenografia, Annaud non cade nelle ingenuità tipiche di tali pellicole. Una sapiente costruzione dei dialoghi e delle situazioni ci regala una pellicola destinata a segnare la storia del genere e chissà che fra undici mesi non ci sia anche il film di Annaud a concorrere nella notte degli Oscar.

di Davide Mazzocco