Spezie. Storie di una tentazione

dicembre 2, 2007 in Libri da Gustare da Claris

Titolo: Spezie. Storie di una tentazione
Autore: Jack Turner
Casa editrice: Edizioni Araba Fenice
Prezzo: 19.90
Pagine: 478

LDG2007_20_Spezie. Storie di una tentazioneNato a Sydney nel 1968, Jack Turner si è laureato col massimo dei voti in greco e latino all’università di Melbourne, per poi conseguire un dottorato ad Oxford e vivere e lavorare a New York, a Londra, nell’ex Unione Sovietica e a Timor Est. Ha intercalato le varie tappe viaggiando in ogni continente ed attualmente vive e lavora in Francia. Insomma, un giornalista e scrittore giramondo, con una passione, le spezie, alle quali ha dedicato un’opera omnia, non di catalogazione, ma di storia. Un trattato vero e proprio che ripercorre e compendia il fascino ed il potere associato, il mito e le fragranze delle spezie, dall’antichità ai giorni nostri.

Come scrive Alessandro Barbero nella prefazione, leggendo il testo si scopre che “quelle che noi oggi consideriamo semplice condimento, per molto tempo furono valutate con l’oro e con il sangue: indispensabili per la cucina, per la conservazione, per la medicina, e per le arti d’amore, le spezie furono ritenute per secoli dotate di proprietà magiche, al punto da venir custodite in apposite casseforti. Per alcuni rappresentarono il paradiso perduto, per altri la strada verso la perdizione: furono comunque sempre simbolo di benessere e di potere, al punto che il desiderio di possederne le fonti – nelle mitiche terre d’Oriente – spinse gli esploratori europei a circumnavigare il globo”.

Infatti, come spiega l’autore, “l’appetito per le spezie stimolò una straordinaria, ineguagliata profusione di energie, sia agli albori del mondo moderno, sia secoli, addirittura millenni prima. In nome delle spezie si costruirono e si persero dei patrimoni, si formarono e disfecero imperi. Per migliaia di anni, la fame di spezie fece girare il mondo e, nel processo, lo trasformò”.

Il libro, o meglio il saggio, tra l’altro vincitore della VI edizione del premio di letteratura gastronomica Minori, Costa d’Amalfi, ricostruisce, grazie ad una ricerca storica molto rigorosa, il mosaico dei commerci nelle mitiche terre d’Oriente. A differenza di molti saggi, una caratteristica positiva della scrittura di Turner è che la sua prosa è accattivante, le parole scorrono veloci e il mito delle spezie attira il lettore a buttarsi a capofitto per sapere tutto dei mercanti, dei poteri, veri e falsi, attribuiti alle magiche erbe delle terre più lontane.

Le quasi 500 pagine sono avvincenti, parlano di Cristoforo Colombo e di aloe, degli Aztechi e della noce moscata, dell’Amazzonia e della cannella, della giungla di El Salvador e della vaniglia. Ci raccontano che il petrolio del Golfo Persico, 700 anni fa, era rappresentato dal pepe, ed era una ricchezza che non si esauriva mai, a partire da quando ci avevano messo gli occhi Alessandro Magno, i Romani e tutti i potenti dei millenni passati, dall’Impero Ottomano, ai Goti, ai Papi.

Proprio nel Medio Evo, le spezie ottennero riconoscimenti anche dal clero, infatti nei monasteri “la reputazione delle spezie emerge con massima chiarezza” e “la maggior parte dei riferimenti alle spezie avviene in contesto medico”. Sì, proprio perché non tanto il piacere per il palato, ma soprattutto la cura del corpo è stata la chiave per far apprezzare le spezie dalle istituzioni religiose. “…in Borgogna, un monaco benedettino di Cluny magnificava l’infermeria del monastero che di rado o mai resterà senza pepe, cannella, zenzero e altre radici che danno salute”.

Le spezie, però, dall’antichità, sono anche sintomo di aiuto nelle arti amorose, ed infatti sono state per millenni l’ingrediente base nelle sperimentazioni per la ricerca “dell’afrodisiaco perfetto”. Ad esempio contro l’impotenza si consigliava un elisir di “zenzero, pepe, galangal, cannella e varie erbe aromatiche, da prendere in piccola dose dopo i pasti principali”. E ancora, ne “Il giardino dei profumi” dello sceicco Mohammed al-Nefazoui, si trova “Un uomo che vuole rendere enorme il suo membro deve sfregarlo con acqua tiepida e sfregarlo con un composto fatto con una moderata quantità di pepe, lavanda, galangal, e muschio ridotti in polvere, setacciati e mischiati con miele e zenzero conservato”.

In conclusione, le spezie hanno avuto ed hanno un fascino particolare, nella fantasia di maghi e lettori, ma anche nella pratica di stregoni e cuochi per migliorare le performance del corpo, per aumentare la libidine del palato, per far rilassare lo spirito, e Turner ha scritto un trattato che coinvolge il lettore in un percorso storico-culturale, lo porta a sentire i profumi dei mercati di spezie dell’oriente, a viaggiare nelle navi cariche di essenze dei pirati. E i racconti sono tutti appassionanti, mai pedanti, ma soprattutto sono una cronaca di fatti veri, che va ben oltre il raccontare la differenza didascalica tra pepe verde, nero e bianco, per farci viaggiare con Cristoforo Colombo, Magellano e Vasco da Gama, per entrare nei salotti delle corti inglesi e portoghesi più ricche, per sentire sulla propria pelle e sulla punta della lingua profumi e sapori lontani, di quei luoghi descritti nelle dettagliate riproduzioni di tavole d’epoca contenute nel testo.

di Claris