Silenzi d’oriente

novembre 25, 2005 in Cinema da Redazione

Election Balcone sull’oriente il Torino Film Festival lo è sempre stato. Nella sua ventitreesima edizione il canovaccio è stato rispettato. Il tandem Turigliatto-D’Agnolo Vallan ha deciso di aprire la rassegna con Election di Johnnie To che non ha fatto spellare le mani come accade a “Breaking news” e a “Yesterday once more” un anno fa, ma ha dimostrato, ancora una volta, come si possa essere autori con la A maiuscola anche all’interno di un cinema di genere.

Nel giorno di chiusura il Lux è stato monopolizzato dalle anteprime di due autori taiwanesi che vengono spesso assimiliati, se non confusi per il loro lento (e talvolta estenuante) formalismo. Tian bian yi duo yun (Il gusto dell’anguria) di Tsai Ming-liang riprende il personaggio di Shiang-Chi (già protagonista di Che ora è laggiù?) trasportandola nell’universo dei film pornografici.

Zui hao de shi guang/Three times di Hou Hsiao-hsien sembra, invece, un bignami di cinema orientale contemporaneo. Il primo episodio si svolge nel 1966 e sembra il ricalco con happy end di “In the mood”: attori che bucano lo schermo (la bellissima Shu Qi, già musa ispiratrice di Millenium Mambo, e il magnetico Chang Chen), colonna sonora con hit evergreen come “Rain and tears” e “Smoking in your eyes”, cambi d’abito, spazi ristretti, dialoghi ridotti all’osso e recitazione affidata totalmente alla gestualità. Il secondo si svolge nel 1911 ed è un saggio di virtuosismo in cui Hou Hsiao-hsien dimostra tutto il suo disinteresse per la solidità del plot. È questo ipnotico episodio centrale a innescare la fuga dei contenutisti, mentre i cultori del “cinema chill out” si adagiano sempre più compiaciuti nella poltrona come divine pinguedini. L’ultimo episodio è il più esile. Anche in questo caso il regista si ferma a un passo dal film muto descrivendo una storia di angeli perduti nella Taipei contemporanea.

Esile e silenzioso al limite dell’impalpabilità è 17-sai no fukei/Cycling chronicles che descrive la fuga in bicicletta di un ragazzo dopo il matricidio.

Shi no otome/Loft di Kurosawa Kiyoshi riscrive con gli stilemi tipici del cinema nipponico il mito cinematografico della mummia. Anche Operetta tanukigoten/Princess Raccoon di Suzuki Seijun gioca con il cinema in costume della tradizione contaminandolo con il musical e scommettendo su una star ormai globalizzata come Zang Ziyi.

di Davide Mazzocco