Siamo proprio metereopatici

settembre 1, 2002 in Viaggi e Turismo da Redazione

31605(1)Siamo metereopatici. Anzi, siamo più metereopatici degli altri, noi che veniamo dall’Europa meridionale, e che se pure ci divertiamo a fare delle puntate a settentrione, fondamentalmente abbiamo bisogno del sole e di almeno dodici ore di luce al giorno.

Io ad esempio, da quando mi trovo ad Anversa, ho notato un graduale processo di adattamento del mio orologio biologico alle condizioni mediamente ostili del clima nordico. Il risveglio mattutino, tanto per dirne una, non é più un fenomeno semplice e relativamente rapido (del tipo: mi sveglio, brontolo fra me e me, mi stiracchio, e poi scendo dal letto e mi avvio appena un po’ barcollante verso la caffettiera), ma si articola in più fasi.

La prima consiste in un risveglio spontaneo fra le sei e le sette del mattino: basta una rapida occhiata alla luce fioca che filtra dalla tenda per rendersi conto che si tratta della luce giallo-aranciata dei lampioni, e che il mondo é ancora immerso in una inesorabile tenebra, rotta solamente dall’illuminazione pubblica e, talora, da poche e coraggiose stelle che sfidano l’umidità notturna per dare un’occhiata quaggiù. Sbuffamento di disappunto, sbadiglio e riaddormentamento (fine della prima fase).

La seconda fase corrisponde ad un risveglio artificiale, indotto dalla sveglia, intorno alle sette e trenta. La luce che filtra dalle tende é sempre quella dei lampioni, ma se si ha la costanza di restare svegli per quindici-venti minuti, sempre rigirandosi sotto il piumone che nelle Fiandre e dintorni costituisce uno strumento indispensabile per una buona qualità della vita, si potrà osservare un graduale affermarsi della luce del giorno. Intorno alle otto, quando il lampione si spegne ed il giorno é praticamente fatto, si saranno create le condizioni sufficienti per provare ad emergere dal piumone (fine della seconda fase).

La terza fase, la più complicata, articolata e pure carica di una certa suspence, ha inizio quando si posano i piedi a terra. Fortunatamente, il pavimento é ricoperto da uno spesso strato di moquette, che sarà pure poco igienica per via della polvere e degli acari et cetera et cetera et cetera, però protegge molto efficacemente dall’orribile sensazione che un pavimento gelato può provocare ad un paio di poveri piedi desnudi. A questo punto, sbadigliando e sbuffando come di prammatica, ci si alza in piedi e si va a scostare la tenda.

Si tratta di un momento decisivo: infatti… se il cielo é sgombro, diciamo celestino con luminosità diffuse, possiamo dedurre che le prossime ore saranno soleggiate e luminose (non azzardiamo un pronostico per l’intera giornata, sarebbe pretendere troppo). Cinguettanti e positivi, ci precipitiamo alla doccia, prepariamo la caffettiera, le fette biscottate, il miele e lo yoghurt, mettiamo su un CD di Springsteen o Van Morrison o Supertramp, e in capo a una mezz’oretta siamo già in strada, ben pasciuti e ben decisi a sfruttare al meglio la giornata, all’insegna del più classico dei Carpe Diem.

Ma…. può pure darsi che il cielo sia coperto di nuvoloni grigi, con importanti sfumature nerastre e carichi di pioggia incipiente. In questo caso, probabilmente, ci sarà una evoluzione in fase torvo-cupa: lentissimamente ci si avvia al bagno, lentissimamente si fa la doccia, svogliatamente si prepara il caffè e lo si consuma amaro nella penombra della stanza illuminata da lampadine sparse, ascoltando un Guccini d’annata; lentissimamente ci si veste ed infine, già stanchi, ci si avvia dove si doveva andare (generalmente, si dimentica qualcosa a casa, si é costretti a tornare indietro e si arriva in ritardo).

Esiste anche un terzo caso, quello dell’acquazzone già in corso. E’ il caso peggiore, non é raro che ci si riaddormenti in tronco per poi risvegliarsi di botto intorno alle otto e quarantacinque, in tragico ritardo, e finire con l’uscire di casa a rotta di collo, senza avere fatto la doccia, senza avere preso il caffè, senza avere ascoltato musica o almeno il radiogiornale, senza avere alcuna voglia di affrontare il vasto ed umido mondo, sicuramente imbronciato o addirittura ostile.

Ecco, noi siamo metereopatici.

Gli altri, forse, anche, ma mi pare che lo nascondano meglio, la loro faccia al mattino é sempre più o meno la stessa, forse é per via dell’abitudine. Invece la faccia di un italiano nelle Fiandre dipende strettamente dalle condizioni climatiche che si riscontrano sul posto nella fascia oraria compresa fra le sette e quarantacinque e le otto e trenta della mattina.

Siamo proprio metereopatici.

di raffa