SHODO: Scrittura e Ricerca

novembre 19, 2008 in Arte da Gabriella Grea

Lasciate la più commerciale via Garibaldi, addentratevi nel quadrilatero romano, dribblando le insidie dl perfido porfido e raggiungete Palazzo Barolo, una delle residenze storiche più suggestive della città. Scendete lentamente le scale che vi conducono al centro della Terra, lasciatevi guidare dalla musica che solletica l’argilla dei mattoni a vista nelle cantine, chiudete gli occhi e riemergente nella terra del Sol levante. Vi troverete nell’atelier di un maestro calligrafo giapponese, intento ad ordinare i suoi “Quattro Tesori”. Il SUMI, l’inchiostro ricavato dalla fuliggine, o nerofumo, impastati con colla e aromatizzata con canfora e muschio; il SUZURI, la pietra da inchiostro, sulla quale è strofinata la tavoletta di sumi per ricavare una fine ed impalpabile polvere, che mescolata con l’acqua da’ origine ai “ cinque colori del nero”; la KAMI, la carta di riso ed infine il pennello il FUDE. Carta e pennello sono parte integrante dell’opera: tutto ciò che non il tratto dell’ideogramma è bianco della carta, la manifestazione concreta del Vuoto che bilancia il Pieno dato dal tratto dell’inchiostro.

Scrivere è un atto tutt’altro che banale e automatico. Preparato l’inchiostro, scelti il pennello, la carta e l’oggetto della scrittura, il calligrafo crea. Il gesto è immediato, sicuro, senza l’ombra di alcuna esitazione. Il pennello diventa il veicolo dello spirito dell’artista. In Occidente siamo abituati a concepire la scrittura come un insieme di lettere che compongono un significante cui convenzionalmente attribuiamo un significato. La scrittura ideogrammatica parte da presupposto interpretativi completamente diversi: non è assolutamente astratta rispetto al significato che esprime. L’oggetto della scrittura è una parola, una frase, una poesia, una preghiera. Tuttavia, l’aspetto più straordinario della scrittura mediante ideogrammi è costituito dal fatto che essa è in grado di designare l’azione, l’energia potenziale che quell’oggetto possiede e, attraverso il sentimento del calligrafo, dispiega.

Le origini della calligrafia ideogrammatica sono riconducibili alla pratiche divinatorie sciamaniche in uso sugli altopiani dall’Asia Centrale già in epoca Shang (1765-1123 a.C.). Fin dagli esordi la scrittura fu uno strumento capace di far riaffiorare nell’uomo le energie della Natura. Alla calligrafia era riconosciuta una valenza sociale ed educativa, considerata una pratica dell’etica. La storiografia sostiene che i primi Kanji approdarono in Giappone nel III secolo d.C.; anche se l’impostazione sistematica della scrittura iniziò successivamente, nel VI secolo, per l’esigenza di mediare dalla Cina più strutturati modelli poltico-amministrativi. Inoltre l’adozione del buddismo e dei suoi testi sacri giocarono un ruolo di primo piano nell’affermazione della scrittura, che sviluppò sempre più il suo intrinseco carattere artistico e spirituale.

“Attraverso il non espresso si offre all’osservatore la possibilità di contemplare l’idea, […] lo spirito parla allo spirito” (Okakura K, Lo Zen e la cerimonia del tè, Feltrinelli 2006, Milano).

Il percorso espositivo si dispiega nelle diverse sale presentando le 36 opere del Maestro Ogawa Taizan e le 21 calligrafie di Imae Midori, in una successione che rispetta la gerarchia tra Maestro e Allievo, quali sono questi due artisti.

All’osservatore spetta il compito di utilizzare le proprie emozioni per avvicinarsi ad una cultura così distante da quella europea, senza eccessive mediazioni interpretative. L’allestimento è pertanto essenziale, ma suggestivo. La cornice di seta preziosa, dalle tonalità calse e avvolgenti, e l’illuminazione delle singole opere esaltano il fascino e il potenziale evocativo della scrittura-dipinto.

Per avvicinarsi al Giappone, al suo popolo e alle sue tradizioni bisogna comprendere il significato dell’Arte in questo paese. Non un esercizio intellettuale per pochi eletti, bensì un’elaborazione di pensiero a cui partecipa tutta la nazione, che ha come obiettivo non solo la perfezione compositiva, ma anche l’esperienza di una spiritualità quasi religiosa.

Di fronte ad un’opera giapponese, calligrafia, ikebana, manufatti scultorei o spade antiche “bisogna sapersi perdere nel tentativo di assaporarne il significato attraverso le emozioni che riesce a comunicare” (Daniela Crovella, direttore artistico).

Se lo sguardo con cui l’Occidente si è rivolto all’Oriente è sempre stato deformato dal tentativo di classificare le culture asiatiche secondo il pragmatismo aristotelico, l’associazione culturale Yoshin Ryu ha il grande merito di condurre i neofiti a “zonzo” nel giardino Zen della mondo giapponese, senza imporre un’interpretazione univoca delle sue manifestazioni artistiche, semplicemente tracciando un sentiero, una “Via” verso la conoscenza.

www.mostra-giappone.it

www.yoshinryu.com

www.palazzobarolo.it

Intero 6,00 euro

Ridotto 4,00 euro

Tessera musei 3,00 euro

Lun-Ven 15,00-20,00

Sab-Dom 10,00-20,00

di gabriella grea