Sapori e colori

Novembre 27, 2001 in Libri da Gustare da Momy

Alfonso Iaccarino “ Alfonso Iaccarino ”, Bibliotheca Culinaria, pagg. 183

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Nel nostro intimo più profondo siamo un po’ tutti come San Tommaso e così, quando ho cominciato a sfogliare il bellissimo ‘Alfonso Iaccarino’ (ed. Bibliotheca Culinaria) e mi sono imbattuta nella prime righe della presentazione, ho avuto un piccolo “sussulto”. Vi riporto testé il passo che mi ha provocato codesto stupore.

…Se dici che stai andando a Sant’Agata sui due Golfi, in genere le reazioni vanno dai sospiri nostalgici all’invidia pura e semplice. I primi arrivano da coloro che ci sono già stati, la seconda proviene dagli sfortunati che ancora non vi hanno messo piede. La ragione di emozioni così dirette deriva dal fatto che quando si parla di questa destinazione in realtà si allude a un’altra: andare a Sant’Agata significa andare da Don Alfonso 1890.

Nel mio piccolo io, amante della buona cucina, del sole, del mare e dei panorami mediterranei, mi sono riconosciuta perfettamente ritratta nell’affresco citato e, purtroppo, sono tra coloro che invidiano. Ma gli altri? Mi sono messa il cappellino di Sherlock Holmes e ho cominciato la mia personalissima indagine con tre amici di Napoli.

La domanda? Che cosa ti viene in mente se ti dico “Sant’Agata”?

La risposta? Sempre la stessa, sembrava si fossero messi d’accordo (peccato che tra loro non si conoscessero nemmeno…)!

Allora, la risposta, dicevamo: “è un posto bellissimo; si chiama Sant’Agata dei due Golfi perché dal vecchio convento benedettino si vedono il golfo di Napoli e quello di Salerno. E poi a Sant’Agata c’è Don Alfonso…”

“Non ci sei mai stata ?!?”, concludono sgranando gli occhi.

“No, mea culpa”, rispondo in un sussurro…

“Vergogna! È uno dei cuochi migliori del mondo, un ambasciatore del gusto italiano, e non hai ancora assaggiato le sue delizie? Proprio tu che la cucina…”.

Mi cospargo il capo di cenere e, per iniziare la via della redenzione, mi immergo nella lettura del capolavoro di Don Alfonso. Dalla divina prefazione di Veronelli emerge appieno non solo la stima ma soprattutto l’amore che l’immenso maestro ha per Livia e Alfonso: non solo cuochi, soprattutto due amici, due persone splendide nella loro semplicità.

Continuando la lettura, si viene inesorabilmente rapiti dai racconti sulla stirpe degli Iaccarino. Come in tante altre storie, ci sono l’emigrazione in America negli anni bui, il ritorno in patria, dettato dall’amore per la propria terra, e l’inizio dell’avventura imprenditorial-alberghiera…

Il colpo di scena arriva improvviso. È il piccolo furto di Alfonso, che ruba dalla tasca della mamma la chiave della cucina, per cimentarsi, insieme alla moglie Livia, in quella che ormai per loro è più di un capriccio: l’arte culinaria.

Sfogliando le raffinate pagine sentirete nell’aria deliziosi profumi mediterranei, sentirete il caldo sole della costiera amalfitana avvolgervi come un delicato e prezioso scialle in cachemire, sarete colti dall’improvviso desiderio di gustare le prelibatezze di Don Alfonso.

25130Potrete deliziarvi il palato con i primaverili ‘carciofi viola con gamberetti su salsa di acciughe’, seguiti da un’estiva ‘zuppa di aglio novello e cozze al profumo di salvia’, per poi proseguire con del ‘capitone grigliato al profumo di mirto, finocchio e pepe’ e concludere infine con un esotico ‘pasticcio di melanzane con salsa al cioccolato’.

Un’unione straordinaria di sapori ed un utilizzo accorto di tutto ciò che la natura così generosamente fornisce: queste sono le ricette dei coniugi Iaccarino.

Vorrei concludere questa recensione con una piccola, seppur importante, riflessione: Don Alfonso, nella sua infinita modestia e grandiosità, ci svela i suoi segreti. Proprio perché capisce che, l’arte, quando è di valore, deve essere divulgata, per consentire a tutti di poter, almeno per una volta, provare quelle sensazioni che lui ogni giorno regala a chi va a trovarlo a Sant’Agata.

Confido di essere presto una di quelle persone, e spero di poterlo ringraziare personalmente per quelle ore di evasione dal mondo, che la lettura di questo libro mi ha regalato.

di Monica Mautino