Salvatore Niffoi vince il Campiello 44

settembre 13, 2006 in Libri da Stefano Mola

UN CAMPIELLO IN BARBAGIA

NiffoiSalvatore Niffoi, con il romanzo La vedova scalza ha vinto l’edizione XLIV del Premio Campiello. Nell’immagine a fianco potete vedere lo scrittore circondato dai giornalisti sul bordo di un canale, poco dopo il termine della cerimonia, mentre commenta (con una certa e comprensibile emozione) l’evento. Delle sue prima parole post-vittoria, vorremmo citare queste: la lingua è femmina e deve mantenere una parte di mistero non svelato. Il mistero della scoperta è fondamentale, un uovo di pasqua che ciascuno deve rompere da sé. Prima di ripercorrere la giornata veneziana dall’inizio, ricordiamo la classifica finale. Durante lo spoglio per un attimo si era pensato che si potesse ripresentare un testa a testa serratissimo, come quello dello scorso anno che aveva messo ex-aequo sul gradino più alto del podio Antonio Scurati e Pino Rovereo.

Dopo le prime schede, molto vicino a Niffoi era Giancarlo Marinelli, con il suo Ti lascio il meglio di me, (Bompiani) giunto poi secondo con 59 voti. Al terzo posto, Claudio Piersanti, in gara con Il ritorno a casa di Enrico Metz (Feltrinelli) cui sono andate 57 preferenze. Quarto si è classificato Nico Orengo, Di viole e liquirizia (Einaudi) che ha ricevuto 48 voti. Infine, ultimo, il protagonista della conferenza stampa del mattino, Pierangelo Buttafuoco. Il suo Le uova del drago (Mondadori) ha convinto soltanto 30 dei 300 componenti della giuria popolare, che grazie al partenariato con Telecom Italia hanno espresso il loro voto con un SMS.

LA CONFERENZA STAMPA

ButtafuocoCome di consueto, vi accompagniamo brevemente attraverso gli eventi della giornata veneziana. Alle 11 di domenica, tutti al Telecom Future Center. Sotto la meravigliosa affrescata volta, i cinque autori si presentano e si offrono in pasto alle domande dei giornalisti. Come anticipato, a tenere banco è stato il romanzo di Buttafuoco. Nella foto scattata nel chiostro, al termine della conferenza stampa, potete vederlo ancora circondato da un discreto nugolo di questionanti. Tra tutti i libri in gara era quello maggiormente adatto a scatenare polemiche a basso costo di mantenimento. Perché? Semplice: narra gli eventi della seconda guerra mondiale in Sicilia, tra il1943 e il 1947, dal punto di vista degli sconfitti, elevando al ruolo di protagonista una spia del Reich.

Tutti più o meno cercavano un termometro per misurare quanto fosse di destra, e stuzzicarlo per capire quanto lui si riconoscesse in questa definizione. La cosa che immalinconisce un po’ è questa: alla fine, non ci si è chiesti se Buttafuoco avesse o meno scritto un bel libro. Francamente, questo avrebbe dovuto essere il primo scalino dell’analisi (a noi per esempio, il libro in quanto macchina narrativa non ha convinto appieno).

Abbiamo poi fatto la conoscenza con il vincitore del Campiello Autore Esordiente, Marco Missiroli, premiato per Senza coda (Fanucci Editore). Ci ripromettiamo di leggerlo quanto prima. Non potendo per il momento consegnarvi altro che delle impressioni epidermiche, vi diciamo che ci è piaciuto il suo modo di porsi con freschezza, senza pose eccessive, senza quell’aria lievemente annoiata e antagonista che può avere chi, a soli 25 anni, riceve un riconoscimento importante.

Condividiamo il suo richiamo alla disciplina dello scrivere, che lui ha affermato di aver ricevuto dalla madre, durante una vacanza in montagna. Al termine di ogni giornata, doveva mettersi al tavolino e raccontare la sua giornata. E domenica sera è salito sul palco della Fenice. Chiaro che la disciplina da sola non può bastare, bisogna anche avere delle cose da raccontare. Però lo scrivere non è solo esaltazione romantica, furore creativo incontrollato: miti e immagini che andrebbero sfatati.

IL CAMPIELLO GIOVANI

Nel corso della conferenza stampa del mattino, come di consueto è stato annunciato il vincitore, o meglio, della vincitrice. Prima però lasciatemi condividere le parole con cui Lorenzo Mondo, presidente della giuria, ha espresso il suo apprezzamento per l’elevato livello dei cinque racconti giunti in finale. La qualità media è davvero elevata, sia come scrittura che come trame (noi possiamo riferirci alle ultime sei edizioni, che abbiamo avuto l’opportunità di seguire).

Il premio è andato alla veneziana Cecilia Fabris, per il racconto Non vi fu mai per me piacere più grande. Una storia che prende le mosse nel medioevo e che termina con un finale a sorpresa ai giorni nostri. La fluidità di scrittura della Fabris è ammirevole, così come la sua capacità di rendere un mondo molto lontano dal nostro quotidiano. Oltre alla Fabris, ci ha decisamente convinto Daniele Michienzi, con Caterina. Vicende sentimentali dei giovani d’oggi raccontate con uno stile ironico e grottesco, gergale: il tutto però con un giusto senso della misura, senza eccessiva voglia di stupire con compiaciuti effetti verbali. Citiamo le altre finaliste, le cui opere sono comunque decisamente godibili e tutte caratterizzate da un buon livello di scrittura: Barbara Miceli (Con un padrone), Sara De Balsi (Briciole di passato), Linda Baranzini (Finire oltre un diario).

MONDANITIES

La FeniceCerimonia di premiazione domenica 11. Teatro la Fenice. Venezia fresca dopo la splendida giornata di sole. Assiepamento di VIPs davanti all’ingresso, nell’attesa dell’apertura. Smokings, vestiti lunghi. Ecco le nostre note di cronaca.

Premio Miglior Performance della Serata a Ornella Vanoni e Gino Paoli. Grandissimi nel cantare sia da soli che in coppia. Averti addosso, senza fine… soltanto pianoforte ad accompagnare. Una gran lezione di classe e di emozione.

Conduzione di Bruno Vespa leggermente meno gigioneggiante del solito. Principale problema di Vespa: ricordare ai suoi interlocutori il tempo che passa. Dapprima introduce Martina Colombari, che lo ha affiancato sul palco, come ex-Miss-Italia. Il che costringe la nostra a ricordare: accadde 15 anni fa (mai costringere una signora a fare i conti con gli anni, per di più in pubblico). Poi, davanti a Gino Paoli, gli fa subito notare: quasi 50 anni di canzone. Il baffuto Gino vince il Premio Miglior Risposta: e lei Vespa, da quanti anni è in televisione?

Premio Galanteria invece inaspettatamente a un giovane, Marco Missiroli, che attribuisce la sua emozione principalmente all’aver al suo fianco Martina Colombari, che viene così parzialmente risarcita dell’infelice esordio vespiano.

Premio Semper Audere a Nico Orengo, per la giacca salmone carico con cui si è presentato sul palco. Buttafuoco, Marinelli e Missiroli optano invece per un look vagamente Blues Borothers: completo nero, camicia bianca, cravatta scura. La più Blues Brother è quella di Missiroli (cravatta stretta, nodo piccolo). Il più scarmigliato Marinelli (camicia parzialmente fuori dai pantaloni, ciuffi ribelli, un’artista insomma). Il vincitore Niffoi invece sceglie un completo marrone probabilmente frustagno, senza cravatta, il linea con il johnwaynismo delle sue icastiche battute (anche al verdetto finale viene completamente
eroso dall’emozione). Capello fluente e occhiali simil-Vasco per Albertazzi, presidente della giuria di selezione, che ha letto gli incipit dei romanzi finalisti.

E questo è veramente tutto. Arrivederci al prossimo anno.

di Stefano Mola