Salt Lake: la notte più lunga

febbraio 7, 2002 in Sport da Federico Danesi

Salt Lake City, ore 18. Con la cerimonia d’apertura comincerà nella notte italiana l’Olimpiade invernale numero 19, la più temuta. Dopo l’11 settembre qualsiasi qualsiasi evento, sportivo o meno, sul suolo statunitense è vissuto con angoscia e passione al tempo stesso: la paura di possibili attentati, la speranza che solo lo sport può dare di poter tornare ad una vita normale. Saranno quindici giorni ad alta tensione in questo angolo dello Utah che sembra lontano anni luce dalle montagne dell’Afghanistan, ma anche dal Ground Zero delle Torri Gemelle di New York.

Lo spettacolo, mai come questa volta, deve andare avanti, perché l’America ha bisogno di tornare alla vita di tutti i giorni, anche se nessuno potrà dimenticare. La cerimonia d’apertura dei Giochi, ospitata dal Rice-Eccles Stadium, solitamente casa delle gare di football della locale università, sarà blindatissima. La presenza del presidente Bush, accompagnato dalla moglie Laura, delle delegazioni di 77 Paesi, di quasi tutti i 2500 atleti che gareggeranno da domani sembra un obbiettivo troppo invitante per qualunque attentatore. Così Salt Lake City è piena di controlli praticamente ogni metro, metal detector, cancellate da superare. Quattrocento milioni di dollari spesi per la sicurezza, 21 elicotteri Black Hawks e 9 caccia che sorvoleranno lo spazio aereo tutt’intorno alo stadio, uno spiegamento di forze, tra guardia nazionale e agenti di Cia ed Fbi, mai visto, ma certo non inutile. Siccome la prevenzione non è mai troppa, sono già pronte scorte di antibiotici e vaccini contro il bioterrorismo che sono state stivate in un deposito segreto nei pressi della città; in particolare il Cipro, l’antidoto più efficace contro il carbonchio.

La tensione si scioglierà soltanto quando la fiamma olimpica arriverà nello stadio. Ancora non si sa bene chi sarà l’ultimo tedoforo, anche se sono in altissima quotazione le azioni di Rudolph Giuliani. L’ex sindaco di New York, immortalato come uomo dell’anno sulla copertina del “Time”, sarebbe il candidato ideale. Poco prima di lui i soliti beninformati parlano della coppia Stockton-Malone, la coppia fenomeno che ha trascinato gli Utah Jazz a due finali consecutive nel campionato Nba (perse contro i Bulls di Jordan), e di Steve Young. L’ex quarterback di San Francisco, campione Nfl nel 1994, è nato proprio a Salt Lake e qui vicino ha studiato, alla Brigham Young University. Con lui gli organizzatori renderebbero omaggio alla comunità mormone che ha fondato la città nel 1847 e che ne costituisce la base più solida. Young è il testimonial dei mormoni nel mondo e gli eredi di Brigham hanno dato una grossa mano per l’organizzazione dell’evento, prestandosi come volontari, soprattutto come traduttori ed accompagnatori. Per quello che si sa, lo spettacolo inaugurale renderà proprio omaggio alle origini dello Utah, con una sfilata di carri come avvenne ai tempi della migrazione mormone e del grande West. Ci sarà anche Sting, uno dei grandi artisti invitati all’inaugurazione.

E alla sfilata delle squadre l’Italia schiererà davanti a tutti Isolde Kostner, scelta dal Coni come portabandiera. La conferma che l’Italia parla sempre più al femminile, come confermato anche dal capo delegazione azzurro, Raffaele Pagnozzi. Anche gli Usa, il gruppo più ampio con i suoi 211 atleti, guardano alle donne: la bandiera sarà portata da Amy Peterson, che gareggerà nello short track, alla sua quinta Olimpiade. Come per l’Italia, che ha preferito la Kostner alla Belmondo, anche negli States ha stupito la scelta che ha escluso Picabo Street, campionessa olimpica in carica di Superg e nativa di Park City, uno dei centri nevralgici di questi Giochi.

Da domani l’attenzione sarà tutta sulle gare. L’Italia, sin dalla prima giornata, potrebbe andare subito a medaglia, con le due prove a tecnica libera nel fondo (15 femminile e 30 maschile). Intanto però sembra che gli azzurri siano molto amati da queste parti, specialmente dai ladri. Dopo il furto i tutti gli sci, già testati, della Belmondo un paio di settimane fa (mai recuperati), è stata la volta delle squadre di slittino, bob e pattinaggio. Sette valigie, contenenti materiale tecnico e sportivo, oltre che quello personale, degli atleti, sono sparite ancora prima di arrivare al villaggio olimpico e ieri hanno fatto la stessa fine i pattini di Ruben Da Prà che gareggerà nell’artistico. Alla faccia della sicurezza estrema.

di Federico Danesi