Riccardo Gualino finanziere, mecenate e imprenditore

gennaio 18, 2007 in Medley da Pierluigi Capra

GualinoImprenditore originale, uomo d’affari estroso, finanziere creativo, capitalista audace, mecenate di stampo antico, è stata una figura che mi ha molto interessato appena ho imparato a conoscerlo. Mi ripropongo con queste righe di ricordare come merita chi fu l’uomo Riccardo Gualino.

E’ stato definito uno dei più importanti imprenditori dell’Italia del 900.

La sua vita fu costellata di accadimenti avventurosi, fu un alternarsi di vicende favorevoli e disastrose.

Nacque a Biella nel 1879, morì a Firenze nel 1964 all’età di 85 anni. Di famiglia benestante, si laureò in Giurisprudenza. Si sposò nel 1907 con Cesarina Gurgo Salice, sua cugina, ed ebbe due figli, Listvinia e Renato.

Fondò la sua prima società nel 1905, con lo scopo di acquistare alcune tenute forestali in Ucraina e Corsica, commerciò in legnami e fece imponenti opere di disboscamento in Romania, costituì in campo edilizio l’Unione Italiana Cementi e, tra il 1911 e il 1914, investì enormi capitali nella speculazione edilizia in Russia a Pietroburgo.

Dopo il suo primo tracollo finanziario, nel 1915 intuì le possibilità di sviluppo dell’industria bellica e fondò la Società Commerciale e Industriale Italiana, per il trasporto di legname e carbone dagli Stati Uniti all’Italia. Nacque così, nel 1917, la SNIA (Società di Navigazione Italo Americana) con la ragione sociale della costruzione e dei noleggi di flotte di navi.

Finita la guerra riconvertì la sua attività, ormai obsoleta, avviando la produzione di seta artificiale e trasformò la SNIA in Snia-Viscosa creando in Italia grandi stabilimenti per la produzione di filato artificiale.

Non mancò neppure di investire nella chimica con la Rumianca operando in un segmento di prodotti per l’agricoltura, in particolare antiparassitari, peraltro molto richiesti in un periodo in cui c’era urgenza e necessità di bonifiche.

Operò, contemporaneamente, anche in campo finanziario e bancario. Acquisì la BAI (Banca Agricola Italiana) creando una grande banca d’affari.

Così come per tutte le altre attività, anche quella della BAI è vissuta da Gualino con energia positiva, sfida al mondo e al mercato. Da banca prevalentemente agricola, la fece diventare una protagonista della raccolta nel credito. Basti pensare che molti manager della BAI, quando nel ’31 nascerà l’embrione di quello che oggi è l’Istituto Bancario San Paolo di Torino, confluiranno proprio nel San Paolo apportando uno spirito manageriale allora scarsamente diffuso.

Seppe essere veramente geniale soprattutto come imprenditore-innovatore e seppe diversificare adeguatamente le attività. Rischiando (anche troppo), partecipando sempre, pensando alla grande, riuscì ad inserirsi, ovviamente da protagonista, ovunque fosse possibile fare profitti e affari.

Acquistò la FIP (Fabbrica Italiana Pianoforti), commercializzò prodotti per la toletta e la cura del corpo, lanciò il cioccolato come alimento e non come prodotto di lusso acquisendo e rilanciando la Talmone. Si impegnò nell’industria alimentare con la Venchi Unica.

Alcune delle sue intuizioni imprenditoriali sono da manuale di economia e management. Pensiamo al “cioccolato per tutti” decenni prima della “Nutella Ferrero”.

Ebbe persino un ruolo importante nella fondazione della Fiat, di cui fu vicepresidente fino al 1927.

Si impegnò persino in campo cinematografico con la Lux. Azienda per la produzione di film che diventerà, nel dopoguerra, la prima casa editrice del Neorealismo italiano.

Ma la cosa che sicuramente amava di più era l’arte e la promozione delle manifestazioni artistiche, delle quali fu apprezzato mecenate.

Sotto l’influenza della moglie Cesarina, valente pittrice e appassionata d’arte che gli sopravvisse 28 anni morendo a Roma nel 1992 all’età di 102 anni, si avvicinò a varie forme dell’arte contemporanea, dalla danza al cinema, dalle arti figurative al teatro. A Torino fondò con l’aiuto di Felice Casorati, negli anni venti, un teatro d’avanguardia in Via Galliari 33, che rappresentò una realtà unica per l’Italia di allora e un punto di raccolta di celebrati artisti internazionali.

Fu anche bravo scrittore e, durante il confino, scrisse le proprie memorie (Frammenti di vita, 1931) e altri tre romanzi.

Osteggiato dal fascismo fu inviato infatti al confino a Lipari nel 1931, con l’accusa di bancarotta fraudolenta e subì la confisca di tutti i suoi beni.

Intrattenne intense relazioni di amicizia con una vasta cerchia di artisti e intellettuali. Fu intimo amico di Lionello Venturi (critico d’arte, professore di Storia dell’Arte dell’Università di Torino e punto di riferimento dell’Italia democratica e antifascista dell’epoca) e, sotto la sua guida, sviluppò la sua passione per l’arte e raccolse una superlativa collezione d’arte antica, che donò poi alla città di Torino.

Fu amico anche di Guido M. Gatti grande musicologo torinese di fama internazionale, del pittore Felice Casorati, di Edoardo Persico.

Contribuì in modo determinate alla nascita del famoso “Gruppo dei Sei di Torino”, formato da Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo levi, Francesco Menzio ed Enrico Paulucci, diversi per origini, per iniziali percorsi di vita e per formazione artistica, ma accomunati dalla scelta di volgere lo sguardo verso le espressioni innovatrici dell’arte, allora predominanti a Parigi.

La vita del gruppo durò dal 1929 al 1931, e si caratterizzò per un clima di libertà espressiva e di lavoro proprio per l’aiuto del mecenate Gualino.

Dei “Sei” amava particolarmente il loro modo di dipingere le nature morte, i nudi, i paesaggi, gli scorci di ambienti interni di tono intimista trattati con tonalità prevalentemente ariose, chiare e luminose.

Contribuì in prima persona a rendere fertile e prolifico l’ambiente della cultura piemontese anteguerra facendo costruire il Teatro di Torino, sempre in via Galliari, dove si assisteva a spettacoli del teatro d’avanguardia e dove, per la prima volta all’ombra della Mole, furono ospitati artisti di fama internazionale.

La sua casa diventò il salotto nel quale gravitano vivaci intellettuali come, Lalla Romano, Mario Soldati, Carlo Levi al suo rientro in patria dopo la seconda guerra mondiale.

Così lo descrive Mario Soldati nel suo libro “Le due città”: “di media statura, magro, pallido come l’avorio, i capelli tirati lisci sul cranio, l’occhio freddo, le labbra sottili e fisse in sorriso di cortesia. L’unico atto che tradisse la sua relativa giovinezza, nonché la certissima interna energia, era l’estrema mobilità del capo”.

Pagò pesantemente e fino in fondo i suoi errori, i suoi equilibrismi finanziari e alcuni clamorosi fallimenti. Tuttavia, come dice Claudio Bermond, docente di Storia economica presso l’Università di Torino e autore del libro Riccardo Gualino finanziere e imprenditore. Un protagonista dell’economia italiana del Novecento, “il suo dinamismo spregiudicato in campo finanziario, se da un lato condusse allo sperpero di ingenti risorse pubbliche e private con superficiale leggerezza, dall’altro contribuì a vivacizzare il mercato nazionale dei capitali, indicando talvolta agli investitori nuove prospettive di impiego”.

Un altro aspetto che emerge da questa carrellata sulle molte attività svolte dall’eclettico biellese, è la sua piena immersione nel clima gobettiano di modernità.

Gualino è ancora oggi moderno perché cercò di svincolarsi dal rigido controllo statale dando una spinta a liberare forze e idee nuove verso scelte e visioni lungimiranti.

Dotato della capacità di intuire gli sviluppi futuri e
ogni tipo di businnes, di guardare ai paesi del secondo mondo dell’Est Europeo cento anni prima degli altri, di sviluppare la sua intraprendenza senza limiti, di acquistare opere d’arte di artisti che poi divennero molto famosi, di trasmettere una grande carica di ottimismo. Si fece promotore di un modello di sviluppo e di ammodernamento del paese antitetico a quello della “catena di montaggio” e del fascismo. Sognava uno sviluppo di impronta liberale che spazzasse via i resti di una cultura aristocratica e conservatrice largamente presente nella Torino e nell’Itala di quegli anni. Fu quello che si direbbe oggi un “vero riformista”.

Purtroppo Riccardo Gualino è incredibilmente poco noto. Per chi vive a Torino la testimonianza più evidente della presenza e dell’opera di Gualino è la villa omonima che l’imprenditore fece costruire sulla collina torinese, prima che degli anni dolorosi del confino.

Oggi “Villa Gualino” è sede permanente di prestigiose istituzioni, attive in vari settori della ricerca scientifica e, dal 1994, è anche sede della Fondazione Europea per la Formazione.

Nella foto Riccardo Gualino (il primo da destra) insieme ai produttori cinematografici Luigi Rovere e Dino De Laurentis.

di Pierluigi Capra