Riaprire o non riaprire le case chiuse?

febbraio 18, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Questo è il casino!

Tutto ad un tratto il mondo della politica si è accorto della prostituzione. Due mondi incompatibili (qualcuno disse “C’è chi fotte per vivere e chi vive per fottere”) non potevano che incontrarsi sull’unico punto che possiedono in comune: il denaro.

E’ probabilmente in vista, infatti, una regolamentazione del fenomeno. Sia chiaro che l’intento primario non è infastidire la malavita, che da sempre gestisce questo “materiale” con debiti, soprusi e violenze, ma semplicemente poter imporre dei tributi sul mestiere più vecchio del mondo (vero Eva?!). Magari, invece di obbligare le prostitute a vendersi ogni notte per poche lire, le si potrebbe mettere all’asta per guadagnare qualche migliaia di miliardi…

Il ministro Livia Turco ha proposto così case chiuse autogestite. “La solita ministra!”, ha esclamato qualcuno, ma la proposta sarebbe dovuta servire a rimetterci al passo con gli altri paesi europei, come l’Olanda, la Germania, etc., che possiedono quartieri a luci rosse frequentati non solo da fotografi senza camera oscura… Insomma, anche stavolta la scusa è quella di entrare in Europa. O in qualcos’altro.

Contro lo sfruttamento della mafia la proposta dello sfruttamento dello stato?

“Aprire le case chiuse” probabilmente è però un controsenso (lo si chieda ad un “sillogistico”) e contro quest’idea non si è schierato solo il Partito Claustrofobi.

Sono passati i tempi in cui le donne di facili costumi adescavano i clienti con annunci ambigui sui giornali, dove si offrivano massaggi tailandesi, svedesi o shatzu, ai quali gli habitué ammiccavano spiritosamente “E’ lei che fa massaggi al sciazzu?”. Ora si pensa di far tutto alla luce del sole, con grande centri, ottimi servizi di accoglienza (si sa che i clienti adorano i “salamelecchi”) ed ampia varietà di scelta della merce.

Vi sono anche degli aspetti negativi: quanti contributi arretrati si dovrebbero pagare per il lavoro più vecchio del mondo?! Proprio un bel casino. Appunto.

Forse però si sta perdendo di vista il problema. Come se per bloccare la pedofilia si eliminassero i bambini, perché concorrenza sleale ed a basso costo, o se per proteggere le prostitute dalle malattie, si fornissero loro maglie e calze di lana, a rete.

Alla richiesta di un rapporto senza profilattico, un trans non deve essere sempre obbligato a dire “Ok, me lo tolgo!”. Probabilmente bisognerebbe focalizzare l’attenzione sulle migliaia di ragazze e ragazzi che vengono portati in Italia dalla Romania, Albania o Kenya, abbagliati dai fasti della televisione o dal desiderio ingenuo di un posto di lavoro pulito, per evitare che l’unico posto di lavoro lontano dal marciapiede cui possono aspirare picchiati e drogati… sia in tangenziale.

Il Traspiratore – Numero 27

di Daniele Vitta