Punti di vista

febbraio 15, 2002 in il Traspiratore da Redazione

Ronaldo entra in campo dopo nove mesi d’assenza per un grave infortunio al ginocchio destro.

Tre bambini a Sarajevo scavalcano la recinzione di un campo minato per giocare a rincorrersi.

Dopo soli sei minuti il campione del mondo del calcio s’invola verso l’area della Lazio, tentando di liberarsi della stretta marcatura dei difensori: una serie di finte con le gambe che disegnano forme ubriacanti agli occhi dell’avversario, poi un ginocchio cede e l’attaccante crolla a terra gridando per il dolore.

I tre bambini continuano a correre con l’innocenza dei loro undici anni, ma uno di loro inciampa sul filo sbagliato e saltano in aria insieme, feriti da sessanta schegge sparate dalla forte esplosione. I due maschi muoiono subito, la bambina delira moribonda, chiedendo invano aiuto, per tre lunghe ore: nessuno può soccorrerla, se non vuole fare la stessa fine della piccola.

L’infortunio al ginocchio destro è serio. Ronaldo viene ripreso dalle telecamere di tutto il mondo mentre, il volto coperto dalle mani che nascondono le lacrime, viene portato all’ambulanza che lo porterà dritto all’aeroporto; destinazione: Parigi.

Dopo un tempo a prima vista interminabile i tre corpicini vengono recuperati dagli uomini della NATO, che li consegnano ai familiari. Nei dintorni della capitale bosniaca ci sono oltre quattromila campi ancora da sminare: forse, tra qualche anno, i bambini potranno correre liberi di non morire per gioco.

Il Traspiratore – Numero 34

di G. Ventura