Pirandello e Ibsen a Ivrea

marzo 26, 2001 in Spettacoli da Claris

17074(1)Dopo il successo dello scorso week-end con la rappresentazione di Sior Todero Brontolon, uno dei grandi caratteri del teatro goldoniano con bersagli l’avarizia, l’egoismo e le conseguenze della miope legge del profitto, al Teatro Giacosa di Ivrea, oggi e domani, torna un classico del ‘900 letterario italiano, “Sei personaggi in cerca d’autore”, di Luigi Pirandello, mentre venerdì 30 marzo la scena sarà tutta per Henrik Ibsen e la sua “Anitra selvatica”.

“Sei personaggi in cerca d’autore”, di Luigi Pirandello

Carlo Giuffrè e Pino Micol con Chiara Muti e Leda Negroni, per la regia di Maurizio Scaparro, le scene e i costumi di Roberto Francia e le musiche di Giancarlo Chiaramello, conducono gli spettatori nei labirinti mentali pirandelliani, nei drammi esistenziali dei personaggi, nelle incertezze e nei dubbi riflessivi, nelle logiche illogiche, nelle disquisizioni senza certezze sempre così ben evidenziati dall’autore siciliano.

“Io ho voluto rappresentare sei personaggi che cercano un autore. Il dramma non riesce a rappresentarsi appunto perché manca l’autore che essi cercano; e si rappresenta invece la commedia di questo loro vano tentativo, con tutto quello che essa ha di tragico per il fatto che questi sei personaggi sono stati rifiutati. Ma si può rappresentare un personaggio, rifiutandolo? Evidentemente, per rappresentarlo, bisogna invece accoglierlo nella fantasia e quindi esprimerlo. E io difatti ho accolto e realizzato quei sei personaggi: li ho però accolti e realizzati come rifiutati, in cerca d’altro autore”. Così scrisse Pirandello nella prefazione a questo suo capolavoro, accolto clamorosamente da fischi e monetine al Teatro Valle di Roma nel 1921. Sorte migliore ebbe invece l’edizione del 1925 diretta dallo stesso Pirandello, che nel frattempo aveva fondato una compagnia, il Teatro d’Arte, di cui fu direttore fino al 1928, anno in cui si sciolse.

Nell’opera, i personaggi (il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio e due bambini) interrompono una prova teatrale de “Il giuoco delle parti” chiedendo che venga invece rappresentata la loro storia, rimasta incompiuta. Quando gli attori, però, si apprestano a recitare le vicende dei personaggi si ritrovano a rappresentare solo stereotipi senza vita propria… Il tema centrale del dramma è dunque l’impossibilità di conoscersi e capirsi, la vita intesa come beffa e rapina, la finzione come unica tragica realtà…

Difficile dire qualcosa di non già detto su “Sei personaggi”: forse che, entrando nei meandri di questo testo, il più rivoluzionario ed emblematico del XX secolo, insieme con “Aspettando Godot” di Beckett, viene in mente una frase di Gérard de Nerval: “Ho percorso tutti i gironi di quel luogo di dure prove che si chiama teatro”.

“L’anitra selvatica”, di Henrik Ibsen

Venerdì 30 marzo, verrà presentato un esperimento curioso ed intrigante: lo spettacolo “L’anitra selvatica” di Henrik Ibsen. Il pubblico assisterà ad una lettura del testo, ovviamente ridotto, supportata da continue proiezioni fotografiche in cui gli stessi attori presenti sul palco saranno visibili, fotografati in precedenza in costume e sul set di una autentica abitazione ottocentesca.

L’interessante progetto di fototeatro di Oliviero Corbetta, coproduzione Teatro Giacosa di Ivrea, Centro Regionale Universitario per il Teatro, Fondazione Italiana per la Fotografia e Piccolo Teatro Perempruner di Grugliasco, in collaborazione con la Compagnia di San Paolo, parte da una considerazione di fondo: il fotografo Hjalmar è protagonista di una tragedia in cui proprio la fotografia è la grande assente. Ci sembra chiaro che, data la sua natura incline all’indolenza e al rifiuto della realtà, egli non potrebbe mai dedicarsi ad una forma d’arte che, per dirla con Virginia Wolf, gli consentirebbe di “insinuarsi con disinvoltura nelle circostanze in cui la vita si condensi in modo troppo forte o troppo evidente”.

Enrico Bertorelli, Oliviero Corbetta, Gabriele Calindri, Andrea Fazzari, Adolfo Fenoglio, Lorenza Ferro, Alberto Hoijss, Chicco Maggi, Marco Morellini, Francesca Vettori, Luisa Ziliotto, in collaborazione con gli studenti del D.A.M.S. di Torino, esplicitano una suggestione molto precisa, quella di essere i primi a tornare nella casa in cui si svolsero i fatti narrati da Ibsen. Una volta aperta quella porta, aggirandosi in quegli ambienti polverosi e abbandonati, tentano di restituire la sensazione della presenza delle ombre di quei personaggi tra quelle mura e quegli arredi.

Hjalmar abita in una casa in cui non manca nulla, grazie alla generosità del commerciante Werle, e passa le sue giornate in uno studio fotografico-soggiorno. Gina combatte con tutte le sue forze per difendere quello che la vita le aveva prima tolto e poi inaspettatamente offerto; perderà, è chiaro, ma imponendoci rispetto per la sua umile dignità. Relling parrebbe offrire una soluzione vitale, se non regalasse in concreto solo sogni; e la fuga dalla realtà da lui suggerita non ci sembra possa rappresentare certo una soluzione in una società dove la concretezza dei risultati si impone su qualsiasi incertezza e auto-indulgenza.

Su tutti giganteggia la figura di Hedvig: è lei l’unica a far seguire alle parole i fatti, e, col suo gesto disperato e ancor più tragico in quanto inutile, è lei a fermare il tempo, non solo nel sottotetto in cui si trova la “sua” anitra, ma in tutta la casa e, probabilmente, nel cuore di tutti gli altri personaggi. Dopo il suo sparo, più nulla sarà come prima.

“Sei personaggi in cerca d’autore”, di Luigi Pirandello

Lunedì 26 marzo e martedì 27 marzo 2001

“L’anitra selvatica”, di Henrik Ibsen

Venerdì 30 marzo 2001

Orario: h. 21

Luogo: Teatro Giacosa – p.zza del Teatro, 1 – Ivrea

Informazioni: tel. 0125.402.67

di Claris