Piero Pelù: l’uomo della strada torna al rock

Marzo 31, 2003 in Musica da Gino Steiner Strippoli

33795(3)

E’ un grande ritorno al rock in concerto firmato Piero Pelù, quello che in una domenica di fine febbraio ha invaso il Palastampa di Torino. Organizzato da Metropolis, il live act del rocker italiano s’intitola U.D.S. Tour è ha portato una ventata di freschezza e di energia molto antica e cara ai fans dei Litfiba di vent’anni or sono. Lo sanno tutti quanto sia bravo Pelù a cantare vero rock e nella sua ultima prova discografica uscita quattro mesi or sono “U.D.S. L’Uomo della strada” ne ha dato un ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno, a chi non lo ricordava, con qualcosa di più che ha raccolto negli anni ovvero una sensibilità sociale fuori dal comune. Un esempio lo troviamo nella canzone intitolata “Pappagalli Verdi”: Gino Strada – ci racconta Pelù – ha scritto questo testo molti anni fa nel libro omonimo. Come dico spesso solo con la pace si potrà salvare il mondo dalla catastrofe. Ci sono ancora oltre 300 milioni di mine antiuomo inesplose che mietono vittime, quasi sempre bambini che restano orrendamente mutilati. Mi è sembrato bello trasformare un racconto di Gino Strada in una canzone, nella quale io non canto ma recito su un tappeto musicale arabeggiante, tutti i diritti di questo brano saranno devoluti a favore di Emergency.

In Concerto hai proposto anche canzoni che vanno da “Desaperacido” del 1984 fino ai giorni più solisti

Diciamo che ho trovato nel mio passato molti vecchi pezzi che si sposano bene con il mio presente MED-ROCK. Con me sul palco in questo tour ci sono Cris Maramotti alla chitarra, Roberto Terzani alle tastiere ed alla chitarra, Daniele Bagni al basso e Frank Caforio alla batteria, e poi le percussioni di Paolino Ramingo, ex Bandabardò. Il palco è stato arricchito da proiezioni di tutte le idee di copertine che sono arrivate quando ho fatto il concorso per la realizzazione dell’ultimo album.

Ma ci spieghi chi è l’uomo della strada?

E’ il protagonista di questo disco, una razza in via d’estinzione che però sta risorgendo. Quando tutto crolla l’uomo della strada resta. Siamo tutti uguali, bisogna smettere di credersi dei fenomeni. Il problema è che la mediatizzazione televisiva ha distorto completamente i valori umani: la tv è quel mezzo che fa apparire una persona normale come un perfetto imbecille e un delinquente come un grandissimo uomo.

Questo nuovo lavoro è il secondo atto di un trittico iniziato con “Ne buoni ne cattivi” ma è anche, nonostante le molte atmosfere sonore etniche, molto più rock del precedente

L’intero album ha una compattezza sonora più efficace del precedente, frutto di alcune fondamentali scelte produttive ovvero far suonare i batteristi con batterie autentiche; eliminare completamente l’elettronica, se non quella suonata da grandi tastieristi come Boosta dei Subsonica, Francesco Magnelli e Robbi Terziani, e poi un piacevolissimo uso del Pro Tools con risultati esaltanti e enorme godimento personale.

La canzone “Stesso Futuro” … ehi tu signore di tutto sei solo schiavo di chi li ti ci ha messo.. com’è nata?

E’ nata quando ho sentito il presidente americano George Bush dichiarare di non volersi allineare al trattato di Kyoto. Purtroppo può sembrare ispirato anche dalla conferenza di Johannesburh, nel senso che anche in quest’occasione si è fatto poco o nulla a favore della natura. Certi governi sono perfettamente collusi con l’industria; o meglio, con un certo tipo di industriali, perché ne esistono pure di seri e onesti.

La copertina di questo disco che raffigura un bimbo vagabondo…

Si, è un immagine molto dolce e tenera che raccoglie in se tutti gli elementi, dall’ironia al senso della strada, per fotografare questo disco: un lavoro come canto in ‘Raga’ n’Roll Bueno’, bambino come Peter Pan ma anche lacrime, sudore e un po’ di marijuana.

di Gino Steiner Strippoli