Pendolo

marzo 17, 2005 in Libri da Redazione

Titolo: Pendolo
Autore: Massimo Ottolenghi
Casa editrice: Araba Fenice
Prezzo: € 11.00
Pagine: 160

PendoloEstate 1948, la guerra e’ finita da tre anni. Un giovane magistrato, tormentato dai ricordi crudeli della guerra che l’Italia si e’ appena lasciata alle spalle, se ne va da Torino per assumere il suo primo incarico di Pretore in una piccola citta’ della provincia cuneese, quella sede, che nessuno voleva, l’aveva accettata proprio per cambiare scenario, o forse per spezzare rapporti troppo intensi e sofferti. Quella cittadina, pur d’antica storia, ma degradata e paesana, perduta nel verde, fra monotone geometrie di prati e campi, senza una precisa fisionomia, ma piu’ umana, forse gli avrebbe permesso di cambiare vita. Quanto meno ora cercava di convincersene.

Inizia in questo modo il romanzo di Massimo Ottolenghi, sullo sfondo della “grande storia nazionale del dopoguerra” si intreccia la storia di questo giovane pretore che deve ridare credibilita’ ai problemi giuridici rimasti irrisolti anche, ma non meno importanti, in questo piccolo paese ancora legato alla tradizione contadina ma gia’ proteso verso il lavoro della “fabbrica”. Un lavoro non facile, in cui il senso della giustizia si confronta con sospetti e pettegolezzi, rancori mai sopiti dovuti alle tragiche vicende belliche.

Qui, sullo sfondo di una Storia che sembra prossima ad una rivoluzione ed a una nuova guerra civile (l’attentato a Togliatti, l’occupazione delle fabbriche), il desiderio di vendetta si mescola alla follia, in un’atmosfera satura di tensione e di sospetto. I conti in sospeso verranno saldati, ma non tutti i protagonisti della vicenda pagheranno i loro: Pendolo e Falco, Gemma e la bella Mora, l’Abate e il limonaro, Toni e la priora…ciascuno con il suo segreto, tutti intrecciati ad alcuni misteriosi agguati notturni, a un delitto miserabile ed a un vile atto sacrilego. Questo in sintesi il succo del bel romanzo “Pendolo”, dell’avvocato torinese Massimo Ottolenghi, classe 1915, militante del movimento “Giustizia e Liberta’”, magistrato, che esercita la propria professione a Torino dal 1951. Un racconto ben costruito, ricco di colpi di scena e di umanità, che mescola ottimamente la pieta’ per i vinti e le ragioni della giustizia, la grande storia degli uomini con le loro piccole miserie quotidiane.

Ottolenghi con “Pendolo” e’ alla sua quarta prova narrativa dopo “Il Palazzo degli Stemmi”, “Le finestre di Kuhn” e “Dal paese di Darvindunque.

di Marinella Fugazza & Marino Periotto