Parliamo di “Kvetch” di Steven Berkoff

maggio 17, 2007 in Spettacoli da Roberto Canavesi

KVETCHTORINO – Prendere un testo inedito è recitarlo sembra essere, per alcuni teatranti di oggi, una montagna insormontabile la cui scalata è spesso vista come una chimera: molto più comodo, e forse meno rischioso, rifugiarsi sui classici o in non meno pericolosi adattamenti. Voce fuori dal coro in questo poco edificante quadro di insieme è il gruppo dell’Accademia dei Folli, diretto da Carlo Roncaglia, in questi giorni di scena al Teatro Gobetti con “Kvetch”, grottesca commedia del plurimpegnato Steven Berkoff: attore, drammaturgo, feroce censore dei costumi anglosassoni, Berkoff con “Kvetch”, in ebraico piagnistei, ritrae un’umanità gretta ed asfittica in un contesto famigliare tipicamente british.

All’interno del classico triangolo borghese, lui-lei-l’altro, per l’occasione “arricchito” da un’eruttante e flatulente suocera e da un amico di famiglia con un matrimonio appena fallito, si scatena un “gioco al massacro” segnato da egoismi e prevaricazioni, dove l’orgoglio individuale è sfacciatamente falso ed ambiguo. E’ così per Frank, commerciante di professione e nella vita privata grigio consorte di Donna, uno scricciolo angosciato dal menage famigliare che trova riparo nelle braccia dell’industriale carrierista George: a loro si aggiungono la sboccata madre di Donna e Hal, destinato a condividere con il collega Frank pulsioni omosessuali sempre più incalzanti.

Carlo Roncaglia sceglie con coraggio di assecondare al massimo i serrati dialoghi segnati da un linguaggio, da subito fortemente sboccato ed improntato al turpiloquio, in un perenne alternarsi con i divertenti “tra sé” ed “a parte” che Berkoff decide di rendere parte attiva di un impianto comunicativo costruito su un frenetico ritmo: strada difficile da percorrere, ed attraversata con successo, ma indispensabile per ben fotografare quattro fallimentari esistenze, a ben vedere tutte copie di un unico originale, con cui l’autore vuole dipingere il fallimento di un modello piccolo borghese in cui la quotidianità più spicciola è destinata a sprofondare in un profondo abisso.

Lorenzo Bartoli, Enrico Dusio, Gianluca Gambino, Sax Nicosia e Francesca Porcini risultano gli applauditi protagonisti di due ore filate di un teatro certo non impegnato ma spiazzante ed inquietante istantanea di un contesto umano e sociale che sarebbe grave errore considerare lontano dalla realtà.

“Kvetch” di Steven Berkoff. Una produzione Accademia dei Folli con il sostegno del Sistema Teatro Torino: in scena Lorenzo Bartoli, Enrico Dusio, Gianluca Gambino, Sax Nicosia, Francesca Porcini: regia Carlo Roncaglia.

Torino, Teatro Gobetti, fino a domenica 20 maggio: feriali ore 20.45, festivi ore 15.30.

di Roberto Canavesi