PARIGI – Chiesa di Saint Sulpice

febbraio 25, 2011 in Viaggi e Turismo da Meno Pelnaso

PARIGI – Chiesa di Saint Sulpice

La piazza Saint Sulpice è arroventata dal sole del pomeriggio.

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Un cane con la lingua fuori cerca di attraversarla riparandosi tra le ombre.

Anche i leoni della fontana sembrano ribellarsi al grande caldo.

PARIGI - Chiesa di Saint Sulpice

Decidiamo di visitare la chiesa, scattare qualche foto, ma sperando in cuor nostro anche di ristorarci con una temperatura più mite.

– SHOT THE LIGHT!

– Eheee?!?!?

– Shot the light.

Un magro signore dai capelli grigi, con una macchina fotografica sproporzionata per le sue mani, mi ha appena apostrofato mentre stavo cercando di fotografare lo gnomone con l’obelisco e la banda metallica, che il monaco Silas avrebbe divelto con un coltello (“Il Codice Da Vinci” di Dan Brown).

PARIGI - Chiesa di Saint Sulpice 3

Né il marmo né la striscia di metallo sembrano aver subito danni dall’intervento immaginario del killer del libro e, inginocchiato a terra, stavo cercando di comporre un’inquadratura accettabile dribblando una specie di sacco di patate che ingombrava la visuale.

– Shot the light!

– … eh, … già! … ‘mo me lo segno!

Nel frattempo, i sacchi di patate, in cerca delle tracce descritte nel libro, si sono moltiplicati, hanno occupato ogni spazio disponibile e mi hanno circondato.

Alla fine esasperato rinuncio, assediato come sono da turisti sudati ed incalzato dal fotografo, e mi siedo in attesa di un momento migliore.

Visto che l’attesa sembra lunga, incuriosito da questo strano signore che non ha mai smesso di osservarmi, mi rassegno a farmi fare la ramanzina sull’uso della luce naturale nelle foto.

D’altra parte, ha ragione lui, se la luce non è sufficiente, le foto vengono male, scarse di dettagli e di colori e magari infestate da corpi disanimati ed abulici che si trascinano lungo la navata spostandosi di sedia in sedia.

Così scopro che, a sentire lui, è un fotografo di scena, è di origine polacca e ha lavorato sui set di numerosi film.

E’ a caccia di ambientazioni e osservava già da un po’ i miei equilibrismi per trovare un compromesso tra il soggetto da fotografare, la luce scarsa e le pigri entità che infestano la scena.

Ad essere sincero non ce l’ho con quegli appiccicosi e fiacchi esseri (ogni tanto potrei farne miseramente parte …) che vengono trasportati a bordo di giganteschi autobus, scaricati in massa in qualche posto interessante, almeno secondo quanto descritto dalle guide, inebetiti dalle rapide descrizioni, che in un torrido pomeriggio non riescono a raggiungere neppure i neuroni periferici del turista più insonne, fatti rotolare lungo le navate di una chiesa per poi essere ricaricati con i forconi sui loro moderni carretti da trasporto con l’aria condizionata ed infine essere generosamente riportati in qualche albergo per la sbronza serale.

Mentre parliamo mi racconta che ieri ha fatto alcune foto di prova a Versailles con una modella famosa di cui non ricorda il nome …

… lì si che c’era la luce giusta, i colori giusti …

… Ehhh, già, … Versailles … le modelle famose …

… ma ora siamo qui, in una chiesa nata nel XIII secolo, più volte restaurata tra il 1600 ed il 1700, dalla facciata neoclassica, ancora una volta però impacchettata dalle impalcature per l’ennesima risistemazione, nel complesso male illuminata.

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– … the girl name is, … very famous in Paris, … sorry, … my age, …

In effetti non sembra più molto giovane e anche il sottoscritto per i nomi non ha una grande memoria …

Intanto i bradipi vengono radunati in gregge per riportarli all’autobus …

… è il momento buono per approfittare della calma e scattare la foto …

– … not remember the name, … SHOT THE LIGHT! – ruggisce improvvisamente dietro le mie spalle.

… MACCHECCAVOLI!!!

… la foto è andata in fumo e nel frattempo altri turisti si interpongono tra me e la lapide di marmo che descrive lo scopo dello gnomone astronomico.

Già, ma se la luce non c’è non la posso inventare, non ho neppure il flash!

– No, no, no, the flash is too hard.

Certo, lo so anche io che la luce del flash a volte è troppo intensa, ma tanto non ce l’ho!

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Lui mi consiglia allora di tornare in un altro momento, la mattina presto ad esempio, quando la luce naturale entra dai finestroni della chiesa ed illumina in modo più morbido le acquasantiere dai temi marini di Jean Baptiste Pigalle e le grandi opere di Eugène Delacroix conservate nella chiesa.

… ma non ce l’ho il tempo di tornare la mattina!

Anche noi siamo turisti ed abbiamo un sacco di altre cose da vedere a Parigi.

Alzo gli occhi al cielo ed osservo il monumentale organo costruito nella seconda metà del 1700. Alto ben 18 metri è uno dei più grandiosi strumenti di Francia. Alcuni fortunati ne ascoltano la voce tutte le domeniche.

Il fotografo sembra rassegnarsi, ma mi raccomanda ancora di fotografare sempre con la luce naturale e prediligere i colori dai toni caldi.

Finalmente ricorda che la modella si chiamava Eva e mi chiede se voglio vedere le foto che ha ancora nella scheda di memoria della macchina.

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Si mette a ravanare i tasti della sua macchina fotografica.

Ormai non ho più nulla da perdere, un altro branco si è insinuato tra me e la lapide e ora l’attesa sembra doversi protrarre a lungo.

Mi piazza la macchina sotto al naso e mi fa vedere una sequenza di bellissime foto di una bellissima ragazza …

… certo la luce è perfetta … i colori intensi … la modella sensuale …

… ma … ma … ma …

Ma sembra … no, … strano, … il monitor è piccolino, … ingrandisco l’immagine, … ma … è … Eva Herzigova!

… allora non era una bufala!

Lui mi ringrazia della mia pazienza e se ne va, …

– Remeber!, SHOT THE LIGHT!

… lasciandomi con un palmo di naso e in balia della mandria che si accalca ancora attorno alla lapide.

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso