PARIGI – LES HALLES

novembre 18, 2010 in Viaggi e Turismo da Meno Pelnaso

PARIGI – LES HALLESSfoglio pigramente un libro di fotografia di uno dei più importanti fotografi dello scorso secolo Robert Doisneau.

Probabilmente me lo sentirete citare spesso, assieme ad altri importanti interpreti dell’immagine del 1900.Il mio sguardo scorre una foto dopo l’altra.

Donne e uomini appartenenti ad un altro tempo, ad un’altra dimensione, guardano la merce, discutono, contrattano, sorridono, scrutano, lavorano, … guardano nell’obbiettivo e quindi guardano me, … da un altro secolo, senza poter sapere che li sto osservando anch’io, … dal loro futuro, cercando di conoscere le loro sensazioni, i loro pensieri, … il nostro passato.

Le stagioni si alternano, estate, inverno, autunno, primavera. Il sole, la notte, la pioggia, la nebbia, la neve.

Che profumi annusa quella donna di fronte ai fiori ben allineati a terra, oppure cosa sta dicendo quell’uomo che sorride mentre spinge il carretto con i tonni?

Quanto freddo prova l’anziana signora intabarrata in mezzo alle ceste oppure cosa pensa l’uomo di fronte ad un fuoco alimentato da vecchie cassette di legno?

Sono attimi fermati in bianco e nero, nella mente immagino, percepisco, annuso, ascolto tutti i rumori, il vociare, il freddo, il caldo, l’acre il dolce, la nebbia che Doisneau ha fermato su un pezzo di pellicola.

Quella merce non esiste più, come non esistono più quelle cassette di legno, le ceste, i carretti, i vicoli tra i banchi, le scritte, le luci … forse anche le persone ritratte …

Non ci sono più anche perché non c’è più quel mercato delle Halles, che vivrà eternamente sempre e solo nello spazio della fotografia di Doisneau e di alcuni altri grandi fotografi.

PARIGI – LES HALLESAl loro posto oggi c’è un parco con una grande fontana ed un’enorme testa, vicino ad una gigantesca mano, sotto l’ingresso imponente della Chiesa di Saint-Eustache.

Sotto il parco, dove si ritrovano famiglie con i bambini, ragazzi che suonano, vagabondi ed elementi equivoci, oggi si trova un enorme centro commerciale, locali di ritrovo, cinema, piscina e la stazione ferroviaria sotterranea più grande al mondo.

PARIGI – LES HALLESQuell’uomo che trasporta un quarto di bue, nella foto in bianco e nero della metà del ‘900, non sorride più sotto una luce debole ed incerta, camminando su un pavimento sporco, perché ora al suo posto c’è un dado gigante che si riflette su un pavimento a scacchiera lucido e scivoloso su cui una bambina con la maglietta rossa corre. Il suo nome potrebbe essere Alice?

Il vociare dei pescivendoli, con le sciarpe ed i guanti di lana dalle mezze dita, si disperde sovrastato dalla musica del centro commerciale che si diffonde ovunque.

I riflessi di specchi deformanti hanno sostituito quelli del banco del macellaio o delle vetrine del pollivendolo, con tutti i polli appesi sotto le scritte colorate che richiamano gli avventori.

Passeggio tra i banchi dei fruttivendoli, tra verdure e frutta di ogni dimensione e colori, che vanno dal bianco latte, il nero pece e, in mezzo, ogni sfumatura di grigio.

Poi, improvvisamente la musica cambia e le immagini si colorano di rosso, verde, blu …

Mi ritrovo ancora tra cespugli di rose rosse, dadi e semi di carte.

Non mi stupirei se incontrassi la regina di cuori con un fenicottero sotto al braccio.

PARIGI – LES HALLESRisalgo le scale, entro nel centro commerciale.

E’ enorme e non mi rendo conto dove sto andando.

Cerco il Bianconiglio per chiedere indicazioni sulla direzione ma non lo vedo.

Salgo una rampa di scale mobili e mi ritrovo in un area periferica del centro commerciale.

Non c’è traccia neppure del Cappellaio Matto. La musica è lontana.

L’area, in cui mi trovo ora, è in forte degrado, deserta.

Le pareti sono imbrattate, per terra rifiuti di ogni genere contrastano con il giardino di Alice che ho appena lasciato.

Tra le colonne metalliche, di quella che probabilmente era una ex fontana moderna, un’enorme cacca fa bella mostra di sé, … non ricordo dinosauri nel paese delle meraviglie.

Il trambusto dietro le mie spalle attira la mia attenzione.

A meno di dieci metri da me, prima tre, poi quattro, poi sei uomini in uniforme della Gendarmerie, che spuntano silenziosi e determinati da ogni angolo, armati di sfollagente, fermano alcuni giovinastri.

Non mi ero reso conto di nulla, voglio tornare al giardino delle meraviglie ma ho perso nuovamente la strada.

Girovago e mi ritrovo improvvisamente fuori dalle Halles, … una bambina con la maglietta rossa mi supera di corsa, … arrivederci Alice, … addio Robert Doisneau …

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso