OSN: Toru, Schumann e Šostakovič

febbraio 15, 2006 in Spettacoli da Stefano Mola

YUTAKA SADO

Per il doppio appuntamento di questa settimana (giovedì 16 alle 20.30 e venerdì 17 alle 21.00, all’Auditorium RAI di Piazza Fratelli Rossaro), ancora sul podio Yutaka Sado. Lunedì 13, nell’esecuzione della Settima di Beethoven, lo abbiamo apprezzato molto, soprattutto nella drammaticità nobile che ha saputo conferire al secondo movimento, il ben noto Allegretto e per l’energia straordinaria che ha infuso all’Allegro con brio conclusivo. Un gesto molto teatrale, seppur contenuto, quello di Sado, che raggiunge quasi accenni di danza, e un’impressione di grande affettività verso l’orchestra, nell’espressione del viso (andare ai concerti dal vivo è anche questo: poter indagare i mille linguaggi del corpo dei maestri sul podio).

TORU TAKEMITSU, ROBERT SCHUMANN, DMITRIJ ŠOSTAKOVIČ

Ovvero il tris di compositori che potremo ascoltare questa settimana. Il programma parte con il Requiem scritto da un conterraneo del giapponese Sado, ovvero Toru Takemitsu, compositore cui nel 2003 fu dedicato l’approfondimento monografico di Settembre Musica. Una storia particolare, quella di Toru. Durante una lunga malattia, nel secondo dopoguerra, ascoltò per ore la radio dell’esercito americano, tanto da dichiarare poi che i miei maestri sono Duke Ellington e la natura. Nonostante questo, Toru fu un uomo profondamente legato alla cultura tradizionale del suo paese (già nella dichiarazione precedente ne troviamo della tracce, in quella citazione della natura come maestra, natura che occupa un ruolo centrale nella tradizione nipponica). Il Requiem fu composto nel 1957 e rappresento l’inizio della carriera internazionale di Toru Takemitsu, grazie all’interesse che dimostrò per questa composizione Igor Stravinskij durante il suo viaggio in Giappone del 1959.

Misha MaiskyA seguire, il Concerto in la minore op. 129 per violoncello e orchestra. In un solo movimento, caratterizzato da un flusso lirico e appassionato, rappresenta una piccola oasi di serenità negli ultimi anni di vita del compositore, segnati dall’aggravarsi della malattia mentale. Il solista sarà il lettone Mischa Maisky, uno dei più grandi interpreti al momento di questo strumento. Nato nel 1948 a Riga, premio Tchaikovsky nel 1966, soprannominato il Rostropovich del futuro (e di tale maestro è stato anche allievo), fu anche internato per 18 mesi in un campo di lavoro presso Gorky. In seguito, emigrò in Israele, nel 1973. Nel 1974 studiò con Gregor Piatigorsky, diventando pertanto il solo ad aver studiato con i due massimi interpreti del violoncello.

A chiudere la serata, la Sinfonia n°5 in in re minore op. 47 di Šostakovič, personaggio anch’esso segnato dal regime sovietico. La quinta è del 1937, ovvero subito dopo le feroci critiche seguite all’opera Lady Macbeth nel distretto di Mcensk, dopo il ritiro poco prima dell’esecuzione della Quarta Sinfonia per timore delle reazioni del regime (Stalin si stava dando da fare con le grandi famigerate grandi purghe). Questa composizione trovò fin da subito un grande successo di pubblico, in Unione Sovietica, mentre fu giudicata troppo accessibile e popolare in occidente. Col senno di poi, si tratta sicuramente di un lavoro lontano dalla retorica realistica e popolare richiesta dal regime, quanto di un irrobustimento strutturale dei caratteri piuù innovativi della sinfonia precedente.

di Stefano Mola