OSN: Gluck, Mozart, Haydn

dicembre 12, 2005 in Spettacoli da Stefano Mola

RITORNO AL PASSATO

Risalendo indietro nel tempo come salmoni musicali. La scorsa settimana abbiamo infatti ascoltato composizioni di Rihm, Hindemith e Beethoven, eseguite in quest’ordine. Citando le date di composizione: dal 1996 al 1943 al 1802. In questo viaggio ci ha accompagnato il giovane direttore austriaco Christian Armig, che ha condotto con brio straordinario l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, dando smalto brillantissimo al ai ritmi di Hindemith, mistero e intensa partecipazione a Rhim e robusta vivacità alla Seconda Sinfonia di Beethoven. Una interpretazione anche da vedere per come Arming stesso veniva attraversato dalla musica sul podio, in ogni parte del suo corpo. Grande successo di pubblico, e a guardare i visi, ammirazione anche da parte degli stessi orchestrali. Una bella opportunità per il pubblico torinese di conoscere una bacchetta (anche se curiosamente usata solo per dirigere Himdemith) promettente e di sicuro avvenire.

CLASSICISMO E RIVOLUZIONE

HaydnPuò essere allora interessante vedere il programma del doppio appuntamento di questa settimana (giovedì 15 alle 20.30 e venerdì 16 alle 21.00, Auditorium G. Agnelli del Lingotto) come un ulteriore salto all’indietro nel tempo, per entrare nel tempio del classicismo viennese. Di cui potremo ascoltare tre compositori colonne: Gluck, Mozart, Haydn.

È sempre curioso riflettere sull’importanza del punto di vista. Perché se per noi, che ci sporgiamo dal balcone di plastica dei nostri post moderni anni 2000, questi tre nomi indubitabilmente rappresentano il paradigma della classicità (se fossimo Dante li chiameremmo tutti e tre Virgilio, absit iniuria verbo), visti dai loro contemporanei sicuramente appaiono come rivoluzionari. Non certamente tipi da barricate e magliette cheguevara, sia chiaro.

Però. Partiamo da Cristoph Willibald Gluck. Semplicemente, riforma l’opera: scolpire maggiormente i personaggi, consegnare loro profondità drammatica; accrescere la componente psicologica del tessuto sinfonico sottostante, che non è più semplice cavalier servente del canto; dare alle masse corali un ruolo nell’azione. Ecco il modesto programma in tre punti che il compositore di Erasbach non solo enunciò (come purtroppo molti fanno) ma portò anche a termine, tra roventi polemiche in quel di Parigi. Inizia con lui l’opera moderna. Di Gluck ascolteremo la suite dal balletto Don Juan.

Veniamo al terzo (con riferimento al programma di sala): Franz Joseph Haydn. Ecco i suoi comandamenti. D’ora in poi praticherete la dualità tematica nei primi tempi delle sinfonie. Sia poi il secondo tempo un movimento lento. Nel terzo, adottate il minuetto. Infine, concludete con brio, preferibilmente un rondò. Ovvero, la nascita della sinfonia moderna. Tanto per non lasciare questo insegnamento astratto, lo corredò di ben 100 esempi. Avremo il piacere di ascoltare una delle vette del repertorio: la numero 103, in mi bemolle maggiore, quella Col rullo di timpani, strumento che apre il primo movimento. Non è fuori luogo vedere dei presagi beethoveniani, in questo e nelle variazioni che compaiono nell’Andante più tosto allegretto.

E Wolfgang Amadeus Mozart? Be’, lui semplicemente è al di là anche delle rivoluzioni. Prende tutte le cose di cui sopra (ricordiamo la sua venerazione per Haydn) e ne fa qualcos’altro. Di sublime, più tutti gli aggettivi che sono stati scritti (aggiungere parole dopo aver letto Massimo Mila è qualcosa di simile alla bestemmia). Di questo angelo al di là del bene e del male (rivedersi Milos Forman, Amadeus) verrà eseguita la Sinfonia n. 38 in re maggiore KV 504 “Praga”. Tra l’altro, qui si trasgredisce al manuale haydiniano: i movimenti sono solo tre, niente minuetto, signora mia. Ricca di contrasti, di colori scuri, prelude alle ultime grandi sinfonie.

Ecco dunque il classicismo nato dalla rivoluzione. Del resto, raccogliamo un po’ di date. Gluck muore nel 1787; Haydn nel 1809; Mozart nel 1791. Voltaire nel 1778; Diderot nel 1784; Rousseau nel 1778. L’illuminismo, ovvero la ragione. La rivoluzione francese, ovvero la speranza nel dominio della ragione sul diritto divino e le caste. Una classicità che può e deve essere rivista alla luce della liberazione dall’oscurantismo. Che cosa c’è di più solidamente razionale di una sinfonia di Haydn, nella sua concatenazione armoniosa di temi, nei suoi sviluppi concreti dove ogni nota sembra necessariamente legata alla precedente? Mozart invece illustra altri angoli di questo secolo: certamente il gioco, lo stupore gioioso di fronte al mondo, l’incanto di fronte al mistero della seduzione leggera; al tempo stesso, la malinconia quasi infantile di fronte all’ombra della caducità (in questo modo possiamo leggere i movimenti lenti per esempio dei concerti per pianoforte).

L’illusione della classicità, di un dominio sul mondo e sulle cose privo di presunzione, dove i sentimenti e i diritti possano riprendersi uno spazio di libertà.

SUL PODIO: GIANANDREA NOSEDA

Gianandrea NosedaGianandrea Noseda, milanese, è dal settembre 2003 il primo direttore ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. È uno delle più interessanti bacchette del panorama internazionale. Curriculum importante: basti citare il fatto che nel 1997, su invito di Valery Gergiev, è diventato il Direttore ospite principale del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dove ha contribuito, tra l’altro, alla fondazione dell’Orchestra Filarmonica Giovanile del Teatro Mariinskij, di cui è stato Direttore principale. Dall’aprile 2000 è Direttore artistico del festival internazionale Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore. Dal settembre 2002 è Direttore principale della Bbc Philharmonic Orchestra di Manchester. Ha diretto alcune tra le principali orchestre del mondo: Bbc Symphony Orchestra, Wiener Kammerorchester, Toronto Symphony Orchestra, Orchestre National de France, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.

di Stefano Mola