OSN al via

ottobre 15, 2006 in Spettacoli da Stefano Mola

UNA STAGIONE AL VIA

SostakovicSi ricomincia. Sarebbe più giusto dire: si ricomincia con il calendario regolare. Due appuntamenti alla settimana, una necessaria terapia di note, nelle forme rotonde dell’Auditorium RAI di Piazza Fratelli Rossaro. Perché l’OSN non è mai stata ferma, a dirla tutta. Un’estate non al mare, ma a bagno nella musica contemporanea, dove l’OSN naviga proprio bene (si veda in altra parte di questo pezzo che si dice di RAI Nuova Musica 2007). Tanto per citare: due concerti tenuti a Venezia, il 6 e 7 Ottobre, nell’ambito di Biennale Musica, 50° Festival Internazionale di Musica Contemporanea, e soprattutto l’esecuzione in prima mondiale di Gogo no eiko di Hans Werner Henze a Salisburgo, Berlino e Torino.

Nella regular season (come si direbbe sportivamente parlando) ben ventotto appuntamenti. Consultate nel sito il programma completo. Noi iniziamo parlandovi delle prime note, che faranno vibrare l’aria Mercoledì 18 alle 20:30 con replica Giovedì 19 alle 21:00, all’Auditorium RAI. Eccovi il menù.

Si inizia con un compositore che l’OSN chiama amico (a ragione, visto la straordinaria intensità con cui lo esegue). Ovvero Gustav Mahler, di cui verrà eseguito l’Adagio dall’incompiuta Decima Sinfonia. Brano celeberrimo, in cui sembra trovare sintesi estrema quella sintesi di nobiltà, quotidianità, incanto pastorale, sconcerto di fronte all’abisso che fanno di Mahler uno dei più grandi cantori della modernità tragica (qualora interessati, ecco alcune nostre modeste considerazioni sull’attualità del compositore nato in Boemia).

Si prosegue con due composizioni di un autore carissimo a chi scrive: Dmitrij Šostakovič, fortunatamente e giustamente assai eseguito in questo periodo visto che ne ricorre il centenario della nascita. Dapprima ascolteremo le musiche di scena che il compositore russo scrisse per il film Ovod (ovvero, il Tafano), che il regista Aleksandr Fajntsimmer trasse dall’omonimo romanzo di Ethel Lilian Voynich. La storia di Ethel e del libro è assai curiosa. La racconta molto bene Oreste Bossini in questo articolo su Sistema Musica. Ricordiamo qui en passant che Šostakovič sbarcò il lunario suonando il piano durante le proiezioni dei film muti.

Chiude la serata l’esecuzione della Decima Sinfonia mi bemolle maggiore op. 70. Un’opera monumentale, dove prevalgono i conflitti, una lotta tra l’uomo e il destino che richiama echi beethoveniani. A condurre l’OSN, Gianandrea Noseda.

RAI NUOVA MUSICA 2007

Come preannunciato, due parole su questa iniziativa presentata il 2 Ottobre scorso, giunta alla sua quarta edizione e sostenuta dalla Regione Piemonte e dalla Città di Torino Una conferma della grande attenzione riservata dalla nostra città all’arte contemporanea in senso lato. Nelle parole di Daniele Spini, direttore artistico dell’OSN, il senso dell’iniziativa: impegnarsi tanto sul fronte contemporaneo è al tempo stesso adempimento di un dovere verso il contesto sociale e culturale in cui operiamo e investimento di straordinaria redditività per noi.

Ricordiamo, partendo dai dati concreti, che cos’è questa rassegna: quattro concerti sinfonici e tre di ensemble. Nel programma, molte prime assolute, alcune della quali nate dalle molte e meritorie commissioni dell’OSN stessa, humus che aiuta le note nuove a nascere, nonché molte prime italiane, a testimonianza di antenne dritte e puntate verso i suoni freschi di giornata oltre i patrii confini. Oltre alla collaborazione ormai consolidata con il centro Tempo Reale di Firenze per il live electronics, c’è una gradita e importante novità.

Si tratta del progetto Sinestesie rampanti, con la partecipazione della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Una iniziativa che si inserisce nel quadro di Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma e che vedrà giovani artisti e compositori reinterpretare Il barone rampante di Italo Calvino, a cinquant’anni dalla pubblicazione.

I sette concerti avranno luogo tra il 26 Gennaio e il 16 Febbraio 2007. Saranno come sempre e meritoriamente tutti a ingresso libero.

di Stefano Mola