Opera Prima

maggio 14, 2003 in il Traspiratore da Redazione

Non riuscivo a crederci, così rilessi dall’inizio la lettera di Alcide Annito, direttore della casa editrice “Autori in erba”.

“…e ritengo quindi il Suo scritto meritevole di pubblicazione.”

Mi rollai all’istante uno spino, cantando come un picio “Staring at the sun” degli U2 e saltando per la stanza. In preda ad una delle piroette più coinvolgenti caddi a terra, sbattendo la testa contro lo spigolo del comodino.Una botta della madonna, che mi proiettò nel mondo di Orfeo alla velocità di una Ferrari Testa Rossa.

C’erano proprio tutti, i parenti: la zia Renzina dalla Calabria, nonno Pino colla sua pipa, la mamma e pure il cugino prete.

“Complimenti Louic, davvero una bella soddisfazione.”

“Grazie zia.”

“Bravo, così sì che fai contenta la mamma.”

“Sì nonno.”

“Zitti, zitti, -interruppe con voce commossa mia madre- adesso il cugino don Flavio leggerà un breve racconto tratto dal libro di mio figlio Juan”. Il mio nome scandito a calde lettere e accompagnato dagli applausi dei parenti tutti!

“…e la ragazza, levatasi le mutandine, iniziò a toccarsi, provocando l’erezione del giovane…”

“Ma cos’è ‘sta roba?”

“Mio Dio che scandalo.”

“Juan, vero che non sei stato tu a scrivere quelle porcherie?”, supplicava con fiducia la povera mamma.

“Sono stato io.”

“Vergognati vergognati.”

Una mosca s’era appoggiata al mio naso e il ronzio delle ali che echeggiavano nelle narici mi svegliò. “Che sogno di merda.” Per fortuna lo spino m’aspettava sulla scrivania, senza giudizi né ipocrisie. Presi in mano il contratto e iniziai a sfogliarlo.

“…nel Suo caso propongo una prima stesura di duemila copie al prezzo di copertina di quindicimila lire. Lei dovrebbe collaborare con l’apporto di otto milioni…”. La cifra mi rimbombava nella testa col peso di un incudine. Mi sembrava troppo facile!

“Spedisco il mio romanzetto, mi rispondono in neanche due settimane e il mio nome si sarebbe potuto leggere tra quelli di Fante e Tolstoj.” Bella fregatura!

E io già m’ero immaginato le reazioni di tutti gli amici, compagni di università e di calcio, parenti e critici.

“Ma chi l’avrebbe detto?… Così giovane… Vedrai che diventa famoso come il Pavese…”

Mi vedevo ospite del Fabrizio Rolando Show: “…ha ventidue anni, studia alla facoltà di Economia e il suo libro ha venduto cinque milioni di copie; signore e signori: Juan Louic!

“Quando hai capito di possedere una musa tanto ispiratrice da essere accostata a quelle dei grandi Pennac e Benni?”

“Fin da bambino, invece di giocare cogli amichetti, trascorrevo giornate intere piegato sul tavolo a scrivere…”

Col cavolo; quei bastardi volevano solo spennarmi come un babbione qualsiasi. Presi l’accendino e ci fumai su.

Il Traspiratore – Numero 43 – 44

di G. Ventura