Neverland

marzo 24, 2005 in Cinema da Redazione

Titolo: Finding Neverland – Alla ricerca dell’Isola che non c’è
Regia: Marc Forster
Con: Johnny Depp, Kate Winslet, Julie Christie, Dustin Hoffman, Radha Mitchell
Girato: Regno Unito, U.S.A. 2004

Neverland‘Finding Neverland – Alla ricerca dell’Isola che non c’è’ è la storia della genesi di Peter Pan e vede protagonista l’autore, l’affermato drammaturgo scozzese James Matthew Barrie, interpretato da Johnny Depp, in un momento di crisi professionale e matrimoniale. L’incontro casuale e l’amicizia che poi nasce con la vedova Sylvia Llewelyn Davies ed i suoi quattro giovani figli sarà motivo d’ispirazione per Peter Pan, il suo capolavoro, dapprima commedia nel 1904 e poi romanzo nel 1911.

Marc Forster, regista svizzero tedesco, si è già fatto conoscere con ‘Monster’s ball’, un nerissimo dramma di provincia che ha valso l’Oscar all’attrice Halle Berry. Qui oltre al dramma familiare, all’amore dei protagonisti e al dolore di fronte alla morte presenti nel suo primo film, troviamo una trasfigurazione del dolore attraverso una parabola sul potere salvifico dell’immaginazione. Forster trasforma la genesi di un classico per l’infanzia in uno studio sul dolore attraverso una storia opposta a quella di Monster’s Ball. Lì le tragedie personali erano il risultato di ambienti e situazioni familiari condizionanti e di un destino che si accaniva sui deboli. In Neverland Forster ci parla di come reagire al dolore della perdita attraverso la fantasia, l’immaginazione e il gioco della finzione. L’Isola che non c’è non è altro che uno spazio mentale dove poter fuggire dalle pesantezze e dal dolore della vita reale. Mentre i toni del primo film sono drammatici fino ad un finale che apre alla speranza, questa volta il regista ha cambiato totalmente registro con un film quasi fiabesco, che passa velocemente dalla realtà alla fantasia.

Due sono i temi o le anime di Neverland. Da una parte c’è il bisogno di credere e di fuggire, anche solo temporaneamente, dalla realtà opprimente di tutti i giorni espresso dall’insegnamento di Barrie ai quattro bambini, provati dalla perdita del padre e dalla malattia della madre. Di fronte ad una realtà troppo dura si può continuare ad essere felici creandosi un mondo proprio, un’isola che non c’è, dove rifugiarsi e trovare conforto. La morte ed il dolore possono perdere per qualche minuto la loro forza distruttiva per essere annientate dalla forza della mente e dell’immaginazione attraverso il gioco della finzione.

Dall’altra c’è il disagio di un uomo che non ha mai perso il desiderio di rimanere bambino in una società, quella eduardiana, convenzionale e bigotta. Barrie trova in Sylvia e nella sua famiglia un mondo dove finalmente non ci sono limiti e ipocrisie, ma solo affetto e divertimento.

Le due anime del film stentano a coniugarsi armonicamente se non nella scena della rappresentazione della commedia di Peter Pan in casa Llewelyn Davies: la fantasia di Barrie riesce a far volare la mente di tutti, anche quella della rigida e scettica nonna interpretata da Julie Christie, e il salotto di casa si trasforma nell’Isola che non c’è.

La sceneggiatura, adattata da David Magee sulla base di una commedia teatrale di successo, ‘The man who was Peter Pan’, di Allan Knee, è la vera forza del film. La regia di Marc Forster, infatti, non è sempre convincente e non raggiunge i risultati di ‘Monster’s ball’. Simile a ‘Big Fish’ di Tim Burton ma inferiore nella rappresentazione del fantastico, Neverland è comunque un film che riesce ad emozionare grazie anche alle intense interpretazioni degli attori. La ricostruzione d’epoca è forse un po’ leziosa e la storia raccontata si avvicina troppo ad un dramma edificante, ma che importa? il piacere del cinema, come diceva Ejzenstejn, deriva dal fatto che crediamo a quello che vediamo anche se sappiamo che è solo un film.

di Silvia Aimasso