Mostre al Museo del Cinema

giugno 18, 2009 in Attualità da Redazione

Cannes-CinemaIl Museo Nazionale del Cinema propone per l’estate 2009 due mostre in contemporanea, la prima allestita sulla cancellata esterna della Mole Antonelliana e la seconda nella suggestiva Aula del Tempio, cuore del Museo.

  • La cancellata esterna dell’edificio ospita la mostra C’ERA UNA VOLTA. IL MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA A PALAZZO CHIABLESE (1958-1984), un omaggio alla prima sede espositiva del Museo del Cinema, comprendente 30 immagini di grande formato che ripercorrono i momenti più significativi della storia del museo fondato da Maria Adriana Prolo.

    Con il completamento dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Chiablese infatti, voluti dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte in vista dell’ostensione della Sindone del 2010, il Museo Nazionale del Cinema lascia definitivamente la sede storica che l’aveva ospitato per tanti anni (dal 1958 al 1984), mentre le collezioni che vi erano depositate sono state trasferite in un nuovo, adeguato locale.

    Un breve percorso fotografico a ritroso nella memoria, accompagnato dalla pubblicazione di un testo di ricordi e testimonianze: un sentito tributo a un luogo che Mario Soldati definì “ricco di misteri inesplorati” e Nagisa Oshima “uno scrigno dei tesori del cinema”.

    “Da oggi Torino avrà un museo di più, il Museo del Cinema” – scriveva il critico Mario Gromo su La Stampa del 27 settembre 1958, in occasione della cerimonia di apertura a Palazzo Chiablese.

    A renderne possibile l’esistenza era stata la Professoressa Maria Adriana Prolo, una giovane e tenace studiosa che sin dalla fine degli anni Trenta aveva lottato per l’apertura di un museo dedicato alla conservazione e alla valorizzazione della memoria della settima arte.

    Al momento della sua inaugurazione, il neonato Museo era tutt’altro che sconosciuto: la fama del suo ricco patrimonio, solo in minima parte esposto, aveva già valicato i confini nazionali tanto da sollecitare l’interesse delle istituzioni straniere e, ancor più, quello del romano Centro Sperimentale di Cinematografia, che aveva tentato in vari modi di appropriarsene.

    La mostra è accompagnata dalla pubblicazione del volume omonimo a cura di Lorenzo Ventavoli, contenente testimonianze e immagini sulla storia del Museo, e dell’edizione DVD del film “Occhi che videro” (1989), ritratto affettuoso della fondatrice del museo, Maria Adriana Prolo.

  • L’Aula del Tempio ospita invece la mostra CANNES CINÉMA. 50 ANNI DI FESTIVAL NELLA COLLEZIONE TRAVERSO, 90 foto di grande formato scattate dalla famiglia di fotografi più famosa sulla Croisette.

    Originari di Tenda, la famiglia Traverso arriva a Cannes nel 1850 e dopo la prima guerra mondiale

    Auguste Traverso decide di trasformare la sua passione per la fotografia in un lavoro vero e

    proprio. Dal 1946 i Traverso – oltre a documentare la vita della città e i suoi eventi più importanti –

    diventano i principali testimoni del Festival di Cannes.

    Prevalentemente realizzate per conto della stampa locale, le istantanee ritraevano divi e divine in posa sul tappeto rosso del Palazzo del Cinema, sorpresi sulle spiagge della Croisette o nei locali più esclusivi della Costa Azzurra, dove avevano luogo negli anni Cinquanta e Sessanta le feste più belle del festival.

    Per via di certi rapporti privilegiati, i Traverso beneficiavano infatti di una sorta di esclusiva: quella di poter fotografare tutte le personalità che trascorrevano la serata al Palm Beach (chiuso ormai da diversi anni) o nei grandi alberghi della cittadina, il Carlton, il Majestic, il Martinez.

    Il frutto del loro lavoro coincide con la storia stessa del festival più famoso del mondo. Nei primi

    tempi, vigeva la complicità tra il fotografo e l’attore o l’attrice di turno, che erano là per farsi vedere

    e, dunque, riprendere da una fotocamera discreta.

    I Traverso si attenevano scrupolosamente ad una regola d’oro, che consisteva nel non cercare di violare l’intimità del personaggio.

    Il valore di quelle foto risiede perciò in una sorta di innocenza dello sguardo, assai lontana dalla

    spregiudicatezza dei paparazzi ben altrimenti famosi.

    Le quattro generazioni di fotografi che si sono succedute hanno saputo immortalare divi e divine di ieri e di oggi, in istanti irripetibili sia pubblici che privati.

    La mostra è realizzata in occasione del decennale del patto di amicizia tra la Città di Torino e la

    Città di Cannes, che si ringraziano per la collaborazione.

    di Redazione