Mario Venuti racconta di sé per Traspi.net

marzo 1, 2010 in Musica da Gino Steiner Strippoli

MARIO VENUTI: IO IL “RECIDIVO” DEL POP ANCHE NEOCLASSICO

Venuti Il concerto dei giorni scorsi di Mario Venuti all’Hiroshima è stato un momento di grande musicalità, di ottimi arrangiamenti e di belle canzoni. Scrivere di Venuti vuol dire affondare le radici della musica pop degli anni ’90 nella terra di Sicilia ma vuol anche dire trovare un artista innamorato visceralmente della musica che coerentemente continua a evolvere nei propri cambiamenti , prima innamorandosi della bossanova brasiliana, poi proponendosi in versione roccheggiante ed infine guardando con rispetto e affetto ad un neoclassicismo sonoro che è proprio di questo “Recidivo Tour elettrico”.

Mario Venuti catanese del 1963: Recidivo elettrico tour, un passaggio dal suono acustico all’elettrico. Ma sai quando ci vuole l’elettrico ci vuole, anche questi concerti hanno si suoni elettrici ma contengono anche una piccola parte acustica.

  • Qual’ è il significato più profondo di “Recidivo” e quanto tu sei ‘recidivo ‘ nella musica?

    “Recidivo” è un titolo abbastanza aperto anche autoironico, considerando che faccio canzoni e suono da parecchi anni mi sembra un modo simpatico per dire che insisto sempre che sono un recidivo del pop.

  • I Denovo sono un ricordo lontano quanto vicino visto che è diventata una band di culto, oggi come Mario Venuti come vedi e come ricordi quei ragazzi che si affacciavano alla ribalta del pop rock italiano, con uno stile molto americano.

    Ricordo bene i primi concerti al Big di Torino, noi in quel periodo ascoltavamo molto i Talking Heads, gli XTC, quindi avevamo preso in prestito quel suono e gli avevamo dato un impronta mediterranea. Quello è un sound che oggi è ancora attuale. Oggi ci sono molti gruppi inglesi come i Franz Ferdinand che insistono su quel sound sincopato, che è rock ma anche un pò funkeggiante. Penso che sia sempre una formula attuale.

  • Il primo vero grande successo , e non parlo di pubblico,lo hai avuto a Sanremo nel 2004 con la canzone “Crudele” che ti ha fatto vincere il premio della critica e quello delle radio e tv. Oggi Sanremo, da musicista come la giudichi viste le critiche legate ai vincitori?

    Ma nonostante tutto c’è stato spazio per artisti e autori bravi come ad esempio Malika Ayane Irene Grandi che portava un bel pezzo di Francesco Bianconi, Ruggeri che è ritornato col suo stile e ha sempre il suo perché ed altri ancora, non mi va di giudicare il festival. Io cerco sempre di andare avanti per la mia strada.

  • Tu ad oggi hai fatto sette album, sei inediti e una raccolta che è “nell’Officina del fantastico” sei soddisfatto fino adesso della tua carriera solista? O pensi che ti sia mancato qualcosa.

    Dal punto di vista artistico sono contento, non rinnego nulla di quello che ho fatto, compreso il lavoro dei Denovo, magari posso essere meno contento di come possono essere stati arrangiati i prodotti, registrati i dischi, se adesso ascolto i dischi dei Denovo mi danno un po’ i brividi pero molte di quelle canzoni sono tutt’ora valide. Nella scaletta di questo concerto faccio Sant’Andrea che è un pezzo del 1987. Questo significa che il mio percorso è coerente, si ha le sue sbandate i suoi innamoramenti un po’ il brasile poi il ritorno al rock poi adesso ci sono queste tentazioni neoclassiche, in questo tour suono al pianoforte , poi c’è il violoncello, gli archi, però sono tutte varianti della stessa linea Pop d’autore elegante, ruffiano quel tanto che basta ma mai banale.

  • In Recidivo si raccontano molte cose: l’amore , il romanticismo, la vita , la morte la rinascita…

    Sai non ci sono temi che nascono a tavolino, le canzoni paradossalmente si scrivono da se, poi ti accorgi che hai toccato certi temi e che bel corso del tempo hai una certa quasi ossessione per certe tematiche e ci ritorni sopra.

  • Dal punto di vista creativo cosa ti aspetti da Mario Venuti?

    Gino Steiner intervista Mario VenutiDi sorprendermi, di non annoiarmi, se sorprendo me stesso penso e spero di sorprendere anche gli altri. Se provo soddisfazione in quello che faccio ho la pretesa di pensare che la provino anche gli ascoltatori. Seguo questo semplice assunto nel mio lavoro. Devo esser io il primo a emozionarmi quando faccio una cosa.

  • C’ è un grande movimento della musica pop rock in Sicilia a da Venuti a Carmen Consoli, da Kaballa a Battiato ma oltre cosa c’è? Non pensi che internet danneggi troppo la cultura della musica?

    Ci sono dei nomi nuovi in Sicilia ma sono le situazioni che sono differenti rispetto agli anni ’90 quindi è paradossalmente più difficile emergere. Internet se da una parte ti aiuta dall’altra però ti butta in un mare in cui è difficile distinguere una cosa da un’altra. Il danno più grosso che sta facendo internet, non è tanto il valore economico delle cose, è che in una società come la nostra in cui le cose che non hanno prezzo non hanno valore viene svalutato il valore delle cose. La gente che scarica migliaia di giga su giga di roba, senza avere neanche il tempo di ascoltare ne di capire cosa sta ascoltando non potrà apprezzarle mai. Io quando comperavo i miei dischi i miei cd con la paghetta settimanale quei dischi li consumavo e li conoscevo in ogni nota, in ogni piega, in ogni sfumatura. Sicuramente ho acquisito una cultura musicale , una percezione della musica che i ragazzi di oggi non arrivano ad avere. E’ questo secondo me il danno più grosso!

  • Nel 2003 tu hai inciso l’unica cover della tua carriera con una canzone di un grande chitarrista come Ivan Graziani ovvero “Mona Lisa”, era un tuo musicista preferito?

    Alla fine degli anni ’70 quando uscì “Pigro” comprai quell’album e l’ho divorato c’erano bellissime canzoni Paolina, Pigro, Mona Lisa che è stupenda, quindi poi dopo è ritornata nella mia memoria questa canzone e pensavo si potesse farne una nuova versione più rock più al passo coi tempi e così ho fatto.

  • Se tu dovessi scrivere la parola musica su un vocabolario cosa scriveresti di tuo personale.

    Difficile trovare una definizione della musica. Però posso dirti qualcosa di affascinante che ha la musica cioè che unisce la precisione che è propria della scienza con elementi di insondabilità che confinano con l’astrazione che la rendono un linguaggio universale . La magia di questi due elementi la rendono unica.

    di Gino Steiner Strippoli