L’universo fantastico di Pluma e Pincel

marzo 23, 2010 in Medley da Benedetta Gigli

Pubblichiamo il testo dell’intervento che la dottoressa Gigli farà all’inaugurazione della mostra Di-segno Silv(a)estro dell’artista Julio Silva, che si terrà Sabato 27 Marzo alle ore 17:00, presso il Museo Ugo Guidi , Via M. Civitali 33, Forte dei Marmi

Lo scrittore argentino Julio Cortázar nacque nel 1914 a Bruxelles. Visse poi in Argentina fino al 1951, anno in cui a causa della sua opposizione al regime di Perón, si trasferì a Parigi dove visse fino alla morte avvenuta nel 1984. La sua scrittura poggia su due sentimenti: quello del non esserci del tutto e quello del fantastico. Il primo corrisponde a una sensazione di incertezza che fa sentire il lettore fuori posto e lo costringe a costruire continuamente le proprie coordinate. Il fantastico, invece, sta nel modo in cui viene espressa una realtà altra, parallela, alternativa, forse assurda: con una precisione e una concretezza assolutamente realistiche.

Julio Silva - Due piccoli sorrisi bluEd è proprio di una realtà altra che qui vogliamo parlare, quella di Silvalandia, nata dall’incontro tra una penna ed un pennello, Pluma e Pincel, come Yurkievich chiamava giocosamente Cortázar e Silva. Di comuni origini argentine, i due artisti si conobbero a Parigi nel 1955. Da quel momento nacque una fraterna amicizia, testimoniata da fotografie che ho avuto il privilegio di vedere quando un giorno Silva mi raccontava delle loro estati passate nella casa che Cortázar aveva in Provenza. Sono immagini che raccontano di momenti quotidiani, fatti di cene all’aperto e di giochi, ma anche di riflessioni e discussioni.

Il rapporto tra i due sfociò anche in una stretta collaborazione artistica: Julio Cortázar scriverà gran parte delle prefazioni dei cataloghi delle mostre di Julio Silva, il quale a sua volta illustrerà testi e poesie di Cortázar stesso.

Nel libro Il giro del giorno in ottanta mondi (1967) Cortázar scrive: Quindi adesso questo Julio Matita sente di dover dire qualcosa su Julio Silva, e la cosa migliore sarà per esempio raccontare come arrivò a Parigi da Buenos Aires nel 1955, dove passò un’intera nottata a parlare di poesia francese con continui riferimenti a una certa Sara che diceva sempre cose acute anche se un po’ sibilline […]. Si trattava di Tzara pronunciata come lo pronuncerà sempre, per fortuna, questo cronopio, che non ha affatto bisogno della pronuncia corretta per offrirci una lingua ricca come la sua. Julio cominciò ad esporre i suoi quadri a Parigi e a inquietare con una fauna in perenne metamorfosi.

Insieme poi nel 1975 daranno alle stampe Silvalandia. D’ora in poi abiterò il mio nome disse a se stesso un giorno Julio Silva. Nascono così 15 splendide tavole a colori che Cortázar non fece altro che “leggere”, creando un viaggio immaginifico attraverso i personaggi di un paese surreale. Grazie alle sue parole, il mondo lievemente onirico di Silva acquisisce la consistenza della realtà: i suoi improbabili abitanti hanno un nome (il lombrico Corino, l’innamorato polipo Gustavo, la perennemente ritardataria famiglia Ontok), hanno anche una professione, come quella del buffone, del filosofo e del Grande Zampognaro. I loro ragionamenti e le loro azioni sfidano la nostra logica, seguendo invece una coerenza che è quella propria del gioco e della sorpresa. Qui l’assurdo si fa festoso, e noi tutti siamo invitati a percorrere con un altro sguardo il nostro stesso mondo. Così Cortázar introduce le sue creature: Sono delle forme, dei colori e dei movimenti; a volte parlano, ma soprattutto si lasciano guardare e si divertono. Sono blu e bianche e si divertono. Accettano senza protestare i nomi e le azioni che gli suggerisce la nostra immaginazione, ma poi vivono per conto proprio una vita gialla, verde, viola e segreta. E si divertono.

Queste creature fantastiche sovvertono ogni regola con dirompente effetto comico e poetica dolcezza. Esse di continuo ci spronano al gioco, alla creazione, al sorriso. E alla fine del viaggio ci confessano: non ridevamo mica per cattiveria […] non siamo che questo: due piccoli sorrisi blu che cercano di sentirsi meno soli. Vi chiedevamo solo di sorridere con noi, di accompagnarci.

Il progetto di Silvalandia, anche dopo la pubblicazione, rimane nel cuore dei due artisti, tanto che sulla tomba di Cortázar (1984), nel cimitero di Montparnasse a Parigi è collocata una statua che Cortázar stesso chiese a Silva di scolpire: si tratta proprio di uno dei piccoli sorrisi blu, cioè uno dei personaggi protagonisti di quella grande fiaba.

di Benedetta Gigli