Lucio e… gli amori disperati

febbraio 11, 2004 in Musica da Gino Steiner Strippoli

Lucio DallaAncora oggi “Attenti al lupo” è l’album che ha venduto più copie in Italia (ben 1.400.000): e pensate che al momento dell’uscita ricorreva l’anno 1990! Gli anni passano ma il prodotto non cambia, anzi migliora. In questi anni l’artista bolognese non è mai riuscito a ‘distrarsi’, creando un disco mediocre o leggero. Non ha mai tradito la sensibilità di chi lo ama ascoltare: dischi come “Canzoni” e “Luna Matana” ne sono da esempio.

Anche “Lucio“” (BMG – Pressing line), nuovo album di Dalla, è un gioiello musicale dove la creatività del “nostro” cantautore sembra davvero illimitata. Se qualcuno avesse mai pensato a pause artistiche (quasi ad ogni buon musicista succede di imbattersi nella sua vita musicale), il discorso con Dalla proprio non si può fare! Mai domo, mi verrebbe da pensare: se non c’è un disco arriva uno spettacolo, qual è la “Tosca”.

Dodici le canzoni di questo nuovo album, e tutte sfilano veloci. Senza mai andare in “stanca”. Ritmi cadenzati si alternano a sonorità pucciniane e a swinganti momenti jazz, il tutto poi condito da testi che parlano del sentimento più bello e doloroso che l’essere di questa terra possa conoscere: l’amore. L’apertura in duetto con Mina è un “Amore disperato” di immediato impatto, con un testo molto forte, cantato da una “lei” intensamente piena di energia che si intreccia con la freschezza della voce del “lui”: …è l’ombra del destino, che come un frutto acerbo, o la prima stella del mattino, rende l’amore eterno… Il ritornello porta poi la canzone a salire di un intensità davvero unica: “Amore disperato, amore mai amato, amore messo in croce, amore che resiste, e se Dio esiste, voi, voi vi ritroverete là, là…”.

Il colorito pucciniano di “Amore disperato” è anche l’emblema del Dalla odierno, molto romantico, anche se non disdegna di farci cavalcare una quasi rossiniana “Le stelle nel sacco”, dove l’intimità dell’amore traspare nella fisicità dei protagonisti: “…hai appena mosso un braccio, sei sveglia o stai dormendo, è più di un ora che ti sento respirare, a un centimetro da me…”.

Dalla riesce a trovare parole delicate e cantare il vissuto della quotidianità amorosa: “…no, questo amore non morirà mai…mai…mai… arriverà alle porte del cielo e anche più in là, arriverà ai confini del cielo e anche più in là, sì sì tu che ti raggomitoli contro di me…”. Poi ecco il capolavoro: arrivano parole che volano immediate nel più profondo dell’anima ascoltando la stupenda “Prima dammi un bacio”, colonna sonora del film omonimo e opera prima del regista storico di Dalla, Ambrogio Lo Giudice. E’ una visione che sfiora la celestialità dell’amore.

L’amore, parola ripetuta più volte in questa recensione, ma d’altronde come si fa a trascurarla quando si sente Lucio cantare: “…io ero il ladro, tu la fata e la vita una grande nevicata, ma tu hai pianto occhi per terra”, oppure, nel ritornello della stessa canzone, “Dio quante volte ti ho cercato, Dio quante volte ti ho perduto… mi sono perso anch’io, quanta vita è passata. La notte ti sognavo, mi svegliavo, non eri tu… non eri tu…”?

L’originalità dei lavori di Lucio Dalla ne ha sempre contraddistinto la carriera, vuoi a volte per le sonorità, vuoi per le tematiche e i personaggi protagonisti delle sue storie cantate. Quando si ascolta una “prima” di Dalla, non c’è mai un nulla di scontato, anche quando magari fa sua una canzone di un altro artista come in “Ho trovato una rosa”, versione Dalliana di “Bachata Rosa” del cantautore dominicano Juan Luis Guerra. Accompagnato dalla chitarra di Elio De Cuba, Dalla canta la tristezza dell’amore, che è anche dolore: “ahi, ahi, ahi amore, c’è troppa notte, non vedrò più il sole, senza di te, troppo buio è il mio cuore, voglio morire insieme a questo fiore”.

Canzone dopo canzone, il pathos di “Lucio” aumenta, cosi come si intensificano le emozioni, come i brividi che corrono con la swingante “Per sempre presente”, un sax in jazz (quello di Di Battista) travolgente.

“Per te” e “Tu sa’ ch’i’ so” sono due momenti sonori molto eleganti. Nel secondo pezzo Dalla scomoda persino Michelangelo Buonarroti, legando armonie orientaleggianti ad un testo amoroso del 1500, dedicato con ogni probabilità da Michelangelo a Donna Vittoria Colonna. Non poteva mancare la buona dose di ironia, di cui è ricco il cantautore bolognese, in un siparietto matrimoniale in quel di Napoli (Ambarabà Ciccicocò): “…un organo suona una musica lenta e lui che è distratto e poco educato , dice, . Gesù dalla croce dice: . La madre di lei si sente male contro quella colonna sembra lei la Madonna….”.

A completare l’opera “Lucio”, l’amarissima “Yesterday o Lady Jane”, “Putipù” e “Per te”, con quest’ultima legata al suo musical pucciniano: “ Per te, per te io morirei, davvero lo farei, per te io cambierei, tranquillo, onesto, virtuoso, pacato ben visto, davvero insisto… e tu vedrai cose che non immagineresti mai, rose su rose, fino a che sedotta ti abbandonerai a me in ginocchio come adesso, che non l’avevo fatto mai, vedi che piango…”.

Ciliegina dell’album la strumentale “Over the Rainmbow”, immortale composizione di Harold Arlen, tema del film “Il mago di Oz”. Al posto della voce di Judy Garland, il clarinetto di Lucio Dalla.

Allora Lucio, cosa ci porti in dote con “Lucio”?

Sicuramente un album che è un condensato di modernità, da non confondere con il modernismo. Io mi tengo leggero, senza però disdegnare quando è il caso di dare le cosiddette mazzate sul collo.

Il ricorso all’amore che tu hai per l’opera si sente in questo tuo lavoro!

Sicuramente, ad esempio “Le stelle nel sacco” è una canzone che io amo definire una cavalcata rossiniana.

Tu e il teatro, la musica e le parole.

Io penso che il teatro possa restituire alla musica il significato che ha perso. Nella Tosca, ad esempio, ho ritrovato il rapporto assoluto tra parola e musica, in piena libertà, senza alcuna tempistica. Ecco, il teatro in musica può dare tantissimo.

Quindi ti ritieni soddisfatto di questo lavoro?

Molto, penso che la “Tosca” sia la miglior cosa che ho scritto.

L’album “Lucio” è stato anticipato dall’uscita del singolo “Prima dammi un bacio”, che è anche la colonna sonora del film di Ambrogio Lo Giudice.

Sì, Ambrogio aveva in cantiere da 5 anni questo film e finalmente è uscito. Il brano l’ho scritto proprio per questo film, che giudico un piccolo gioiello italiano nel panorama del cinema internazionale. Con Ambrogio poi c’è un bellissimo rapporto da circa 25 anni: pensa che gestivamo insieme una società di produzione video!

di Gino Steiner Strippoli