Long Live Grunge

dicembre 18, 2002 in Musica da Gino Steiner Strippoli

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Se qualcuno, maldestramente aveva sentenziato la fine del movimento “grunge”, che ebbe il suo maggior successo agli inizi degli anni ’90 grazie a band come Nirvana, Alice in Chains, Mother Love Bone, Screaming Trees e i Pearl Jam , sicuramente si sarà dovuto ricredere nel sentire l’ultimo capolavoro di Vedder e C., ovvero i Pearl Jam, intitolato “Riot Act” (Epic Sony). I cinque ragazzi di Seattle esprimono in questo album rock, passione infinita e ribellione. Tanto è stata l’attesa per gli amanti dei Perl Jam, per questo settimo lavoro da studio, tanto è stata la soddisfazione nel sentirli cosi’ vigorosi e pieni di energia.

15 brani completamente diversi tra loro dove le sonorità toccano punte rock psichedeliche in pieno stile anni ’70 che accompagnano testi veri, carichi di rabbia e di resistenza umana. E’ un disco capolavoro che fa rivivere al grunge il massimo del suo splendore. Per Stone Cossard, Mike Mc Cready, Jeff Ament, Matt Cameron e Eddie Vedder, “Riot Act” rappresenta più di un semplice successo, infatti vuol dire consegnarsi alla storia del rock, mettere i sigilli di “eterni”!

Anche se il precedente “Binaural”, di due anni or sono, era un ottimo lavoro, in quest’ultimo i Pearl fanno sentire molta più freschezza e più vivacità, dove Matt Cameron è semplicemente superlativo! L’attacco di “Cant Keep” è di quelli tipici di Eddie, sonorità oscura e cupa, con la sua voce a cantilenare duettando con i giri di basso di Jeff Ament chè è davvero incontenibile.

Poi arriva anche l’eplosione di “Save You”, uno dei più bei pezzi, un rock molto elettrico che potrebbe essere degna colonna sonora per un film mozzafiato, con in più il ritmo che ti porta alla voglia di ballare il rock, che ti mette il pepe dentro, e la gran voce di Vedder ad emettere vibrazioni in sincronia con le guitars, accompagnate sempre dal quel basso inquietante.

Arriva poi il ricordo, con “Love Boat Captain”, alla tragedia di Roskilde che li vide testimoni impotenti (morirono 9 giovani sotto il loro palco) , una ballad delicata che parte lenta per arrivare ad una progressione davvero trascinante fino ai solismi chitarristici finali.

Roskilde – dichiara Vedder – ci ha cambiato la vita, pensavamo dopo la tragedia anche di lasciare, sicuramente l’avremmo fatto se fosse stato un nostro spettacolo o fosse stata nostra la responsabilità sull’organizzazione sicuramente avremmo chiuso!

Certo che è una canzone straordinaria!

Si lo pensiamo anche noi, mi auguro si suonarla al più presto in concerto dal vivo ed onorare degnamente quei ragazzi.

Oggi “Riot Act” vi ripropone come unici superstiti dell’era “grunge”, di quella Seattle che sembrava il centro del mondo rock, dove le band erano molte e ottime, poi il tramonto…scioglimenti, suicidi, eroina!

Beh sai tutti eravamo li’ con le stesse possibilità, ognuno ha fatto le proprie scelte, ha preso la propria strada!! Diciamo invece che in questi undici anni di attività siamo maturati, abbiamo imparato a far tesoro delle esperienze del passato, fermandoci e riflettendo il necessario. All’epoca di “Ten”, ad esempio, non riuscivamo a gestirci, eravamo presi da qualcosa di importante ma anche molto travolgente!

Si ritorna al disco e arriva anche “Bushleaguer” dove Eddie canta puntando il dito contro le lobby che sostengono il presidente americano, un testo che esprime il dissenso di molti statunitensi contro la politica di Bush, Cheney e Ashrcroft, una canzone- manifesto che racconta come molti americani stiano vivendo l’oggi negli States. Impossibile dimenticare “Wanted To Get Right” con chitarre tirate all’unisono in chiave molto hard. “Arc” splendida “Arc” richiama riti shiamani con Eddie al cantico indiano. Una dedica particolare dai Pearl Jam agli scomparsi De De Ramone, John Entwistle e Ray Brown arriva con “All Or None”, l’oscurità del grunge si trascina nei vicoli di Seattle, con chitarre in assolo perpetuo. Un disco assolutamente splendido, “long live Grunge!”.

di Gino Steiner Strippoli