L’impresa

giugno 19, 2002 in Racconti da Redazione

Siamo partiti in tantissimi.

Colmi di entusiasmo, ci stringevamo e urlavamo la nostra impazienza, la nostra euforia. Il coro delle nostre voci, pensavamo, si sarebbe dovuto sentire fino al punto più estremo, lassù in alto. Molti dei miei compagni non li conoscevo neanche. Alcuni si assomigliavano, c’è chi dice che tutti quelli della nostra razza siano identici. Non è così.

All’inizio è stato facile, ci siamo messi in marcia con una velocità esagerata, ignari e ingenui come eravamo, credendo che il viaggio sarebbe stato solo una formalità.

L’importante era essere partiti.

Ci ricredemmo dopo poco. Quando incominciammo a vedere i nostri compagni, cadere, davanti ai primi ostacoli, falciati dalla fatica, morti.

Le scene si susseguivano rapide, mentre in posti oscuri gridavamo il nostro terrore.

Gli occhi sbarrati fissi su noi stessi, nessuno sapeva darci forza, coraggio, pochi ricordavano ancora il senso della nostra impresa.

E c’era ancora tanta strada da fare.

Nei momenti di disperazione, ripensavo ai discorsi che si facevano prima di partire. Il nostro sogno condiviso. Le speranze, le ipotesi, sapevamo delle difficoltà immense che si sarebbero incontrate, ma si sperava di farcela. Poi iniziammo a disgregarci, lo spirito di solidarietà si sfilacciò del tutto, ognuno pensava per se soltanto.

Era una lotta per sopravvivere, e oltre al viaggio, gli altri divennero i nemici.

Non esisteva più la massa compatta, solo singoli disperati.

E andavamo avanti, stremati, stravolti, la mente annebbiata, ormai solo per istinto.

Ma alla fine arrivammo.

Nel punto preciso, eravamo pochissimi, e io non so ancora adesso come accadde, che nell’ultimo sforzo, riuscii a vincere sugli altri. Solo io.

Accecato dal buio tremendo, di colpo la luce indescrivibile, ed ero dentro.

Raggiunto l’obiettivo, crollai piano, e sfumando tutto scomparve.

Ma non sono morto, o almeno non del tutto.

Rimango, in qualcosa di diverso.

Aspetto, nella calma di uno stato di sogno, finalmente al sicuro, protetto.

Nel mondo di fuori, una donna si sta accarezzando il ventre.

di Vito Ferro