L’imbruttimento progressivo di Enrico, o Enrichetto, o Topolino, nomignolo attribuitogli dalla madre per le sue grandi orecchie a sventola. | Sudate Carte Racconti I edizione

novembre 4, 2002 in Sudate Carte da Redazione

Quando l’insofferenza per ogni genere di cose rompe il patto di convivenza tranquilla con la vita, l’anima comincia a puzzare.
Topolino ne è ossessionato: anche stamattina, alla fermata del pullman è invaso dal sospetto di non essersi lavato bene, poi però sale sul pullman lo stesso, altrimenti arriva in ritardo. I vecchietti sul 33 che scendono al mercato di corso Racconigi puzzano di aglio (o di alcool? Non ho mai saputo distinguere) ed i capelli dei vecchietti puzzano di sporco. Enrico “di nascosto” si annusa la spalla e comincia a sudare per l’imbarazzo: non vuole diventare vecchio.
In aula è colto da nevrosi: se indossa qualche cosa di scuro si gira, cerca di guardarsi dietro la schiena, di continuo. Anche oggi ha sbagliato, si è messo la maglia blu senza avere i capelli puliti, anche oggi ha sbagliato e si è vestito troppo pesante, ha caldo e suda. Di solito, poi, al bagno o quando arriva a casa in ascensore, si passa le dita sul petto, sotto la felpa, e se le porta al naso per sentire.
C’è buio: il professore cambia i lucidi e spiega, ed Enrico vorrebbe alzarsi e andarsene, ma resta. Resta perché… Allora si mangia le unghie, o si gratta la testa, cosa non scende sul quaderno. E quello che sente salire dalle scarpe? Allora si toglie la felpa e se la stende sulle gambe.
Il fatto è che Topolino ha come la malsana impressione di non essere più in grado di mantenere un segreto che è giusto che rimanga tale, ma che ormai traspira da ogni poro della sua pelle: la sua accidia fetente insieme alla paura di diventare vecchio. Già si vede intorno ai cinquant’anni, solo, a badare ai genitori anziani, finché gli diranno che fuma troppo, che è malato, forse tempo due anni e… bye bye Enrico.
Forse dovrebbe farsi aiutare da qualcuno ma è invincibile la vergogna di aprire bocca e parlare: respira solo più col naso. Le papille della lingua sono migliaia di piccole narici che protestano per l’alito sporco di cibo e di tabacco.

di Giuseppe Guastamacchia