L’imbroglio del turbante

maggio 21, 2008 in Libri da Stefano Mola

Titolo: L’imbroglio del turbante
Autore: Serena Vitale
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: € 18,50
Pagine: 400

LQual è l’imbroglio di cui ci parla Serena Vitale in questo romanzo che l’ha portata nel trio dei finalisti al Premio Grinzane Cavour 2008, sezione Narrativa Italiana? È quello che si attorciglia, proprio come la stoffa d’un turbante, attorno alla misteriosa figura d’un certo Sheykh Mansur, ovvero Il Vittorioso. Profeta e guerriero, capace di coagulare attorno a sé nelle tormentate terre della Cecenia una resistenza contro l’impero Russo, al tempo guidato dalla zarina Caterina II.

Anche da questi pochi accenni, una vicenda che fa eco (purtroppo) alla nostra attualità, così come sempre attuale, nella ripetizione della Storia, è la fitta rete di interessi internazionali che giacciono sotto a quella che potrebbe essere definita la cronaca più o meno ufficiale. Se un impero scricchiola più o meno sonoramente in un punto, le altre grandi potenze non restano sicuramente indifferenti. E questo Mansur può far saltare la non saldissima pace tra l’Impero Ottomano e quello Russo. Ecco così che alla narrazione delle vicende di guerra si alternano, per esempio, le manovre di svariati ambasciatori in una assai travagliata Constantinopoli.

Già così il quadro che abbiamo rapidamente tratteggiato sarebbe di interesse, proprio per quel filo rosso tra situazioni che si specchiano a distanza di secoli. In realtà, c’è ben di più. Perché, ad esempio, alcune gazzette italiane seguono con attenzione la figura di Mansur? Per una passione nei confronti della politica estera che poi nei quotidiani dei nostri giorni s’è invece parecchio raffreddata?

La vera risposta è forse perché dietro Mansur si nasconde un rinnegato di origine piemontese, tal Giovanni Battista Boetti, prima missionario domenicano nei territori dell’attuale Iraq, poi medico a Costantinopoli. Il fatto è che dal 1781 se ne sono perse le tracce.

Di qui prende le mosse Serena Vitale, casualmente. Racconta l’autrice che un amico le regalò un libro d’un certo Picco pubblicato nel 1915 e dal titolo Il Profeta Mansur. G.B. Boetti. Poggiato sulla sua scrivania, catalizza la sua attenzione poco a poco ma con sempre maggior forza. Nasce un’indagine ostinata, basata su fonti primarie:

Più tardi, frequentando l’URSS, leggendo i libri (in particolare di critica letteraria e di storia) pubblicati in epoca sovietica, ho visto in quale modo platealmente distorto venivano utilizzate le “fonti” – i fatti, la verità. Così è nata la mia smania archivistica: volevo vedere coi miei occhi quanto era avvolto dalla spessa, sospetta bruma dell’ideologia. (da un’intervista alla trasmissione di Radio 3 Fahrenheit).

E le pagine che abbiamo tra le mani profumano di mosaico, di puzzle. Serena Vitale racconta per frammenti e accumulazione. Ci fa riflettere su quanto sia leggero parlare di verità, quanto la Storia sia arbitrio, quanto sia difficile in fondo poter dire di conoscere un’altra esperienza.

di Stefano Mola