Lily Traubmann e Nayla Ayesh donne dell’anno

dicembre 6, 2007 in Attualità da Adriana Cesarò

donna annoDoppia nomination per il prestigioso Premio Internazionale “La Donna dell’Anno 2007”, premiate LILY TRAUBMANN E NAYLA AYESH. Due donne che appartengono a due popoli così lontani a causa della guerra che li affligge da quasi sessanta anni e, nello stesso tempo, vicinissimi perché legati da una stessa terra alla quale sentono entrambi di appartenere.

La serata di premiazione, presentata da Massimo Giletti, si è svolta venerdì 30 novembre, presso il Grand Hotel Billia di Saint Vincent. L’evento è stato aperto dalla cantante Ranzie Mesah, principessa del Popolo Fanti del Ghana che, ha trasmesso al folto pubblico presente, tutta la sua bravura con le canzoni “I believe I can fly”; “Pata Pata”; “Oh happy day” e “African Dream -Il sogno della mia Africa”. Presenti e giunte da ogni parte del mondo, le Donne premiate negli anni precedenti come: Barbara Hofmann, Joya Malali, Natty Petrosino, Akila Quared e, molti ospiti che sostengono e divulgano sempre più l’importanza di questo Premio come la Presidentessa della Giuria Maria Gabriella di Savoia.

La Donna dell’Anno è diventato un punto di riferimento per tutte le donne del mondo che soffrono: una voce che grida ogni giorno più forte per combattere una dura lotta contro malattie, ingiustizie, povertà e guerre.

Alla domanda rivolta da Giletti a Ayesh Nayla, “Crede in un accordo di pace? ”

Noi da quaranta anni aspettiamo la pace. Vogliamo una pace vera e per ottenerla non ci vuole l’occupazione. Spero che il prossimo anno arrivi qualcosa di buono e sono sicura che la pace arriverà presto.

“C’è un dialogo tra donne israeliane e palestinesi? Chiede Giletti rivolto a Lily Traubmann.

C’è sempre una strada per il dialogo, l’occupazione fa vivere male la gente, quindi deve finire subito.

Premiata la finalista Akunyili Dora, medico farmacista, nata in un villaggio dello Stato di Anambra nel Sud Nigeria. Tutta una vita improntata alla difesa del diritto alla vita. Il suo imperativo è lottare contro la contraffazione delle medicine da lei considerata un crimine contro l’umanità. E questo anche a rischio della propria vita e della rinuncia agli affetti più cari.

Ho delle motivazioni molto forti in quello che faccio – ha detto Akunyili Dora – i contraffattori hanno assassinato molta gente con farmaci falsi e costosi.

donna annoL’altra finalista Hadad Salma che vive a Baghdad, non era presente ma ha inviato un messaggio video “Prima della guerra avevo paura ma comunque uscivo, guidavo per raggiungere l’ospedale dove opero, ma dopo il 2003 la situazione è ancora più difficile non guido più, dentro di me ho molta paura e grazie alla buona volontà di un collega che, mi accompagna, posso continuare a svolgere il mio lavoro in ospedale. ” Hadad Salma è oncologa pediatra e professore universitario a Baghdad. Donna coraggiosa lavora e vive in continuo stato di pericolo perché facile obiettivo di guerriglieri, criminali e radicali islamici. Nonostante le continue minacce lavora in ospedale per cercare di salvare la vita dei bambini affetti da tumori ematologici. Ogni giorno rischia la vita per continuare ad insegnare e a curare bambini di etnie, culture e religioni diverse.

Il Premio Soroptimist è stato consegnato alla candidata Sapada Nurshanty Saddia Andi. “E’ un premio che mi da l’energia anche per tutti i miei fratelli che soffrono. ” Sapada Nurshanty Saddia Andi è nata a Macassar, Indonesia. Nominata responsabile della sezione di pianificazione dell’ospedale Sudirohusodo; incontra parecchie difficoltà in quanto donna, ma le sue capacità e competenze le permettono di affermarsi nel suo lavoro fino a diventare direttore dell’ospedale. Sviluppa numerosissimi progetti sanitari e sociali a sostegno delle donne, fa costruire un centro per il trattamento delle malattie infettive e HIV/AIDS. Nurshanti Andi Sapada è anche la responsabile di un programma di riabilitazione su base comunitaria che ha come obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone disabili e promuovere il benessere e lo sviluppo della comunità.

Tra gli ospiti Licia Colò che è stata premiata con la “Grolla”, simbolo della Valle d’Aosta, dal Presidente del Consiglio Ego Perron. “E’ un onore per me – ha detto Licia Colò – essere vicino a delle grandi donne, alcune di loro le ho avute ospiti nel mio programma Kilimangiaro come Joya Malali. Donne che hanno la forza di credere fortemente e ne hanno ragione, che si possono cambiare e, cambiano, delle situazioni con l’amore, le rinunce e con la sofferenza.

Durante la manifestazione si sono esibiti il gruppo C.S.C. Djembe, formato da otto ragazzi del Mozambico. C.S.C. vuol dire “Canzoni sui bambini – Cançoes sobre crianças” e “djembe” è un tipo di tamburo africano. Questo è il significato del gruppo di musica di ASEM Associazione per i bambini mozambicani creata da Barbara Hofmann, donna dell’anno 2002.

Il Premio è organizzato dal Consiglio Regionale in collaborazione con il Soroptimist international club Valle d’Aosta, la Fondazione CRT e il Casino de la Vallée.

Attività delle due vincitrici.

  • Ayesh Nayla è Nata a Gerusalemme nel 1960, ha frequentato la Scuola Secondaria a Ramallah. Ha conseguito la laurea di specialista di laboratorio medico in Bulgaria, dove ha incontrato Jamal Zakout, un palestinese di Gaza che in seguito è diventato suo marito. Nayla, da sempre impegnata in percorsi volti a promuovere una pace giusta e sostenibile tra Israeliani e Palestinesi, ha dato un notevole contributo al lavoro e alle attività dei Comitati delle Donne Lavoratrici Palestinesi (“Palestinian Women Working Committees”). È stata arrestata dall’esercito israeliano nel 1987 durante la prima Intifadah e rinchiusa nella prigione di Masqubiya, a Gerusalemme, dove a causa della tortura a cui è stata sottoposta, ha abortito.

    La sua liberazione è avvenuta grazie a una forte mobilitazione delle donne per la pace israeliane e internazionali. Mentre suo marito Jamal veniva deportato dai Territori Occupati Palestinesi nell’agosto del 1988, a lei è stato impedito di lasciare i Territori e il 5 ottobre 1988 il Governo Israeliano le ha imposto la detenzione amministrativa per ulteriori 6 mesi, insieme a Majdi, il figlio di pochi mesi. Solo nel 1990 a Nayla ha potuto raggiungere suo marito, con la clausola però che avrebbe dovuto lasciare la Palestina per almeno due anni; torneranno entrambi solo nel 1994, dopo gli accordi di Oslo. Nel 1993 nasce in Giordania la loro figlia, Raghd. Al momento Nayla è Direttrice Esecutiva del WAC (Women’s Affairs Center) che ha sede a Gaza, Nayla non ha voluto lasciare il suo impegno al WAC, e abbandonare le donne con le quali stava lavorando sui progetti di promozione della partecipazione delle donne nella sfera sociale. Lascia Gaza per andare a Ramallah due giorni la settimana ed incontrare la famiglia, una enorme difficoltà perchè deve passare ore prima di poter entrare e uscire da Gaza.

    Il WAC, che opera a Gaza dall’Agosto del 1991, è un centro di ricerca e formazione che promuove i diritti e l’uguaglianza di genere all’interno della società palestinese. Tutti gli sforzi e l’impegno di Nayla all’interno del WAC mirano a un percorso di empowerment delle donne palestinesi, in quanto soggetti attivi, creativi e capaci di un processo volto allo sviluppo sostenibile e durevole della Palestina. Durante il suo lavoro, ha introdotto all’interno dei programmi e delle strategie del WAC un approccio basato principalmente sul rispetto e la valorizzazione dei diritti umani, così come vengono concepiti dalla Dichiarazione Universale e da altri strumenti del diritto internazionale. Tali principi basila
    ri per i diritti umani includono anche strumenti di responsabilizzazione e applicazione del diritto, processi di empowerment, partecipativi e inclusivi, valori quali l’uguaglianza e l’equità, eliminando qualsiasi atto discriminatorio e ponendo maggiore attenzione proprio ai soggetti più vulnerabili, come le donne. Nonostante il suo lavoro le ponga quotidianamente delle grandi sfide, Nayla ha ottenuto enormi risultati, connessi al rafforzamento delle capacità di soggetti femminili marginalizzati ed esclusi, ponendo una sempre maggiore attenzione all’evoluzione dei bisogni e delle condizioni delle donne nella Striscia di Gaza e ottenendo con esiti positivi, un coinvolgimento delle comunità dal basso e un impatto reale negli interventi del WAC. Nayla è attualmente anche nel comitato di coordinamento dell’International Women Commission.

  • Lily Traubmann è nata a Santiago del Cile il 23 novembre del 1955. Già in età adolescenziale, prende parte a diverse attività politiche e all’età di 15 inizia la sua militanza all’interno della sezione giovanile del MIR. Dal novembre del 1974 vive in Israele in un kibbutz (Megiddo). Lily Traubmann fin dai suoi 15 anni organizza attività nelle scuole per promuovere una educazione più democratica, giusta e partecipativa, allo stesso tempo meno classista, e che rifiuti decisamente l’esclusione. Sotto il governo di Salvador Allende, lottando insieme ad altri soggetti della società cilena che si battevano per un reale cambiamento, svolge attività di volontariato durante le vacanze estive, impegnandosi nell’alfabetizzazione dei campesinos adulti.

    Dopo il golpe militare dell’11 settembre 1973, all’età di 17 anni, Lily entra a far parte della resistenza clandestina contro la dittatura. Il 13 settembre 1973, suo padre (Ernesto Traubmann) scompare, entrando a far parte della lunga lista dei desaparecidos, mentre il suo compagno viene imprigionato nel novembre dello stesso anno; durante la dolorosa ricerca, ha la possibilità di incontrare altre donne che vivono la stessa tragedia e insieme cominciano a creare le prime reti di solidarietà tra familiari di desaparecidos e prigionieri politici. Nell’ottobre del 1974 l’esercito distrugge la sua casa, e Lily si trova obbligata a scegliere la via dell’esilio, lasciando il Cile insieme a sua figlia che allora aveva sei mesi. Dal novembre del 1974 vive in Israele in un kibbutz (Megiddo). Appena arrivata in Israele riprende la sua attività politica, entrando a far parte del Comitato di Solidarietà con il Cile, e organizzando campagne pubbliche di dissenso, in entrambi le occasioni in cui Pinochet tentò di visitare Israele. È una delle prime attiviste, nel 1988 delle Donne in Nero, impegnandosi per il coinvolgimento e la partecipazione delle donne del kibbutz all’interno del gruppo. In questo contesto e nell’ambito di Donne e Pace, si è impegnata a promuovere percorsi congiunti con le donne di Jenin, per far conoscere alle donne israeliane le condizioni in cui vivono i palestinesi nei Territori Occupati e a cercare insieme nuove forme di dialogo nella lotta contro l’occupazione. Durante questo periodo ha anche preso parte al gruppo Care and Learning, organizzato per l’attivista Arna Mer nel campo profughi della città di Jenin. Lily è diventata nel 1996 direttrice del Dipartimento di Uguaglianza tra i Sessi nel kibbutz Hartzi (una delle ramificazione del movimento che includeva 85 kibbutz): in questo ambito è stata responsabile della creazione di programmi volti all’empowerment delle donne del kibbutz, e dando vita a un comitato atto a verificare gli effetti dei cambiamenti economici sulle donne dei kibbutz.

    Ha rappresentato il Kibbutz Hartzi in Peace Now, Red delle Donne per la pace, il Dipartimento per l’Uguaglianza tra i sessi del partito Meretz e altre organizzazioni. Lily ha inoltre preso parte all’organizzazione e alla direzione delle Donne per la Pace – l’Associazione Bat Shalom (http://www.batshalom.org/), dalla data della sua creazione nel 1994 e fino al 2000, quando è stata eletta coordinatrice politica del movimento. All’inizio del 2007 ha creato insieme ad altre donne israeliane e palestinesi con cittadinanza israeliana il gruppo femminista Bat Zafon nel nord di Israele, che oltre a lottare contro l’occupazione afferma la necessità di dare vita a una nuova identità civile fondata sull’unità e sull’uguaglianza e che unifichi, all’interno dello stato, le diverse identità che compongono la società israeliana. Fin dalla loro adolescenza Nayla e Lily sono da sempre impegnate a cercare percorsi volti a promuovere una pace giusta e sostenibile tra israeliani e palestinesi. Lavorano insieme in organizzazioni formate da palestinesi e israeliane che collaborano per superare i muri (metaforici e reali) che separano i due popoli e costruire ponti di pace. Per queste ragioni sono ritenute meritevoli dell’attenzione della Giuria del prestigioso Premio.

    di Adriana Cesarò