Le parole

settembre 15, 2009 in Libri da Barbara Novarese

paroleÈ possibile che le parole contengano significati più profondi della loro espressione intrinseca? Come se un potere illimitato s’irradiasse da loro? Hanno origine nella profondità della mente, si attuano attraverso il suono della voce trasportando un’energia che sovrasta il semplice linguaggio e, con semplicità disarmante, s’insinuano nella mente della persona a cui sono indirizzate. Si tratta di magia, scienza occulta o è parte delle innumerevoli azioni che l’essere umano considera banali tralasciandone l’enorme potenzialità a vantaggio di passatempi più attraenti e tecnologici?

Le parole… scritte o pronunciate, in differenti lingue, da un’immensità di popoli, costituiscono ben più della tradizione e della cultura di quei popoli. Dal passato al futuro attraverso storia, conoscenza e progresso, le parole si sono modificate al passo con i cambiamenti come se il linguaggio potesse, in qualche modo, allacciarsi al cammino dell’umanità. Parole per scriverle, parole per leggerle, parole per guardarle.

Per caso, in una tranquilla spiaggia Sarda, la prima settimana di Giugno, ho acquistato un libro: “Le parole per guardarle” di Giovanni Cecconi. Stava in mezzo ad un mucchio di altri libri, tutti sconosciuti, senza una prefazione, senza un commento, senza una doppia copertina, senza informazioni sull’autore. Nessuna ragione conscia indirizzò la mia scelta, però sapevo di volerlo acquistare e, quando il ragazzo senegalese tentò di convincermi a comprarne un altro, io risposi con determinazione che desideravo il libro con la copertina rossa.

Non iniziai a leggerlo subito, attesi di rientrare dalla settimana di ferie ed incominciai a sfogliarlo tra casa e ufficio. Mi aspettavo di leggere racconti (come il sottotitolo induceva a pensare: storie dei senegalesi in Italia) invece scovai un testo davvero originale. Il libro si concentra su esperienze di Senegalesi a cui lo scrittore partecipò in prima persona, a volte come attore, a volte come semplice spettatore. Si tratta di vicende interessanti dal punto di vista sociale, d’evidente valore per lo scrittore, il quale arde dal desiderio di diffonderle al resto del mondo. La costruzione delle frasi è semplice ma con una marcata tendenza ad utilizzare parole forbite e licenze poetiche per renderlo originale ed appetibile.

Tuttavia, da un certo punto in avanti, qualcosa cambia. L’autore non si accorge di nulla e prosegue con la narrazione senza tentennamenti, come se nessuna “perturbativa” fosse intervenuta a sovvertire la sua lenta e minuziosa attività… nonostante ciò il contenuto si trasforma. Le parole diventano protagoniste: s’impossessano degli argomenti, li manipolano, li alterano allontanandoli dal disegno originale. La sensazione è che esse, dotate di una propria coscienza, abbiano soggiogato l’autore impedendo al suo pensiero di esprimersi liberamente, come se egli fosse divenuto un semplice strumento in mano alle lettere impazzite.

Così il libro si trasfigura sia nella forma, sia nel contenuto e le parole si investono del ruolo di scrittrici e protagoniste. Non c’è più filo conduttore tra i primi racconti e le pagine finali perché le parole sono intenzionate a mostrare il loro infinito ed inarrestabile potere. Il potere di persuadere, il potere di plagiare il singolo, il potere di suggestionare la massa si scopre affascinante ma al tempo stesso spaventoso; spaventoso come il magnetismo che plagia le folle, come i discorsi di Hitler, strumenti perfetti per ipnotizzare coscienze ignare al punto da convincerli ad agire secondo la propria volontà e non la loro. Egli parlava e le parole raggiungevano gli animi riscrivendo idee e convinzioni. Egli parlava e… le persone morivano. Fu il significato delle parole a stravolgere le opinioni di un popolo o fu il suono, l’intonazione e la forza con cui furono pronunciate?

Nel marasma di vicende storiche e leggende, alcune fonti sostengono che sia stato un certo Van Jan Hanussen ad insegnare al Führer l’arte di parlare. Erik Jan Hanussen, il cui vero nome era Herrschel Steinschneider , si presentava come attore, prestigiatore, illusionista ed astrologo. La sua abilità lo annovera tra personaggi di spicco come Houdini, ma le sue capacità si sviluppano fino al soprannaturale. Fu lui a predire la fine del terzo Reich e la morte del suo “allievo”; fu lui a profetizzare eventi poi accaduti ed eventi che ancora dovranno accadere. Nacque nello stesso giorno dello stesso mese ed anno di Hitler, ma scomparve misteriosamente… così com’era vissuto. L’esistenza dello “stregone di Hitler” rappresenta un fatto storico, mentre rimane avvolta nel mistero la vera natura del loro rapporto: fu Jan Hussen ad istruire uno degli uomini più spietati della storia sull’immenso potere delle parole e della mente?

E se il Führer avesse parlato in Francese ai Francesi o in Inglese agli Inglesi, avrebbe ottenuto lo stesso effetto? Se avesse pronunciato parole di pace e fratellanza anziché d’odio e violenza, vivremmo adesso in un mondo migliore? Forse Terzani risponderebbe “Si” perché egli ha creduto nelle parole e nel loro potere. La sua vita si svolse tra i viaggi e le parole e, attraverso le parole, trovò la saggezza di affermare “La mia fine è il mio inizio”.

“Un altro un giro di giostra” ma questa volta senza l’obiettivo giornalistico di informare, senza l’entusiasmo di vivere (oltre che di raccontare) le tradizioni di un popolo e le sue vicende storiche, di scovare il maggior numero d’informazioni prima di altri o meglio di altri. Il suo ultimo libro domina con lo splendore della storia, con la forza della realtà, con la gioia e la sofferenza di un uomo alla ricerca di se stesso per ritrovare l’origine di tutto. E’ una raccolta di parole magiche, che si allunga oltre il tempo dedicato a leggerla perché racconta l’esperienza di un’ultima avventura, in cui Terzani esplora sia i dubbi sia le certezze per accarezzare l’ombra di una risposta, alla più enigmatica domanda che da sempre si pone l’umanità:

“Chi sono Io?”

Sulle pendici dell’Himalaya riscopre nelle parole i mantra che inducono la mente a concentrarsi, a pregare, a guarire, a ritrovare Dio eppure quegli stessi mantra non curano l’occidente piuttosto ne dirigono la moda sottoforma di tecniche new age. In India riscopre nelle parole i mistici insegnamenti per condurre il proprio io al raggiungimento del Moksha a scapito dell’assillante Saṃsāra, ma in occidente a nessuno interessa fermare il ciclo della rinascita. Mente e parole sono dunque inscindibili?

Pagina dopo pagina, Terzani si allontana dalle parole e nel silenzio di un paesaggio sospeso tra cielo e terra, scava tra i reconditi anfratti della mente nella speranza di ottenere quella risposta che le parole non sono riuscite a procurare. Si scovano nuovi passaggi segreti, ma la domanda è sempre lì ad osservare l’umanità dall’alto, mentre fiumi di lettere si combinano tra loro per raggiungere la combinazione perfetta in grado di aprire le porte dell’universo.

Giuseppe Cecconi, Le parole per guardarle. Storie dei senegalesi in Italia (Bandecchi e Vivaldi)

Didelez Guy, Bernauw Patrick, Lo stregone di Hitler. Chi gli insegnò a plagiare le folle? (Salani)

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, (TEA)

Photo courtesy of Montgolfier

di Barbara Novarese