L’autocritica di Lucarelli

aprile 10, 2003 in Sport da Giovanni Rolle

Protagonista in negativo di una stagione e protagonista mancato nell’ultimo derby. Per Cristiano Lucarelli, l’unica soddisfazione in questa stagione 2002-2003 arriva dalla promozione dell’Armando Picchi, squadra livornese di cui è dirigente-azionista, dall’Eccellenza alla Serie D. Per il resto, con la maglia granata, l’annata calcistica che è in procinto di concludersi con la probabile retrocessione del Toro è stata contrassegnata da pochissime luce e da tante ombre. In questo campionato, infatti, l’attaccante livornese si è segnalato più per le espulsioni che per i gol segnati. Le cifre (una sola rete, più un’altra in Intertoto) parlano di una stagione fallimentare, sia a livello individuale che di squadra, per la quale Lucarelli è disposto ad assumersi in pieno le proprie responsabilità, a costo di interrompere, almeno momentaneamente, il silenzio stampa nel quale si è chiuso da tempo.

“E’ difficile parlare quando si è ultimi in classifica. – ha detto Lucarelli in spiegazione del proprio silenzio – Purtroppo, sono uno dei motivi, anche se non naturalmente l’unico, della probabile retrocessione del Torino. Per questo non ho lacuna giustificazione da addurre a mio favore, se non quella di essermi sempre impegnato al centoventi per cento. Da questo punto di vista ho la coscienza completamente pulita; per il resto, le cose sono due: o sono diventato improvvisamente scarso, oppure lo sono sempre stato senza saperlo. E comunque, anche essere scarsi non è una vergogna, visto che sono ben altre le cose di cui ci si deve vergognare nella vita. L’unico rammarico è di essermi infortunato nell’amichevole a Cuneo, dopo l’eliminazione dall’Intertoto, il che mi ha costretto a saltare la fase più importante della preparazione estiva”.

L’attaccante livornese accetta di parlare con franchezza anche del proprio futuro, visto che la sua avventura in maglia granata potrebbe anche concludersi a giugno: “Ho sempre detto che il mio desiderio è di finire la carriera con la maglia del Livorno e che se il Toro dovesse mandarmi via mi piacerebbe tornare a casa. Tuttavia, non ho mai detto di voler andare via da Torino. Anche se il Toro dovesse retrocedere in serie B non sarebbe un problema, visto che sarei uno dei responsabili della discesa tra i cadetti. Con il club granata mi lega un contratto fino al 2006 e da parte mia c’è tutta l’intenzione di rispettarlo, anche se mi rendo conto che la società si sta guardando intorno, anche perché so di avere un ingaggio importante e di non essere riuscito a ricompensare l’investimento.

Non è vero però che guadagno 280 milioni all’anno come dice Cimminelli, confondendosi probabilmente con qualcun altro. Se ho dei rimpianti per non aver accettato l’offerta dell’Udinese la scorsa estate? Con il senno di poi sarebbe facile rispondere di sì, ma io in quell’epoca ero convinto della mia scelta, anche perché, con tutto il rispetto per i friulani, non avrei vissuto il passaggio all’Udinese come un salto di qualità. Per me il Toro rappresenta tutt’ora il punto più alto della mia carriera, visto che si tratta della maglia più prestigiosa che ho indossato, fatta eccezione per la parentesi spagnola al Valencia. Nonostante questo, non sono uno a cui piace stare in Paradiso a dispetto dei Santi. Nel caso in cui dovessi davvero andare via dal Toro, mi auguro di lasciare almeno un ricordo positivo, se non come calciatore, almeno sul piano umano”.

di Giovanni Rolle