La vita che vorrei

novembre 7, 2004 in Cinema da Redazione

Titolo: La vita che vorrei
Regia: Giuseppe Piccioni
Con: Luigi Lo Cascio, Sandra Ceccarelli, Galatea Ranzi, Ninni Bruschetta
Girato: Italia 2004

La vita che vorreiUn film di attori, sulla vita degli attori. Un elegante gioco di specchi fra realtà e finzione messo in scena dal peso massimo dei sentimenti e dei primi piani, Giuseppe Piccioni. A tre anni di distanza la “squadra” è la stessa di “Luce dei miei occhi”, film sicuramente superiore, ma con il quale il nuovo lavoro del regista mantiene un invidiabile coerenza.

La coppia formata da Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli (ormai alla terza pellicola insieme) continua a funzionare a meraviglia, vuoi per l’indubbio talento attoriale dei due, vuoi per la capacità di Piccioni di trarre il massimo da un cinema fatto di intensi primi piani. Si tratta di uno stile di regia che fa del volto dell’attore il baricentro della storia. E per fare questo per due ore ci vogliono attori veri. E Lo Cascio e la Ceccarelli lo sono.

“La vita che vorrei” è un gioco di specchi, un continuo rimando fra realtà e finzione, un valzer nel quale il plot del film in costume interpretato da Stefano e Laura si intreccia in maniera indissolubile con la loro vita reale. Stefano è un attore affermato, sicuro di sé, istrionico, egocentrico. Per lui la recitazione è una scienza, una costruzione, una professione da vivere con il giusto distacco. Laura, invece, è un attrice emergente alla quale capita l’occasione della vita. Il suo stile è antitetico rispetto a quello di Stefano: la recitazione mette radici nell’esperienza, nel vissuto e, di questo, si nutre. La dialettica non suona certo nuova: l’eterno scontro fra la ragione e il sentimento, fra una mente (maschile) che tutto tende a riportare ad un ordine e un’anima (femminile) che riesce a vivere con pienezza emozioni e sensazioni.

Orfano di Luca Bigazzi – il migliore fotografo dei toni invernali -, Piccioni riesce a far lavorare al meglio Arnaldo Catinari – solitamente orientato verso luminosità calde e solari -. La colonna sonora non ha la seducente malinconia dei precedenti lavori supportati dal pianoforte di Ludovico Einaudi, ma Michele Fedrigotti regge il confronto andando a pescare (anche) nel repertorio classico. Ottimo anche il montaggio di Simona Paggi che fornisce il giusto ritmo a una sceneggiatura dall’andamento rapsodico. Il volto degli attori rimane in primo piano, impresso nella memoria degli spettatori, ma sullo sfondo c’è il lavoro dei mestieri meno riconosciuti del cinema. Mestieri che Piccioni sa nobilitare con un grande lavoro di sintesi. E questo è ciò che deve fare un regista. E Piccioni lo è.

di Davide Mazzocco