La rinascita di Van der Sar

febbraio 16, 2001 in Sport da Roberto Grossi

Nell’inarrestabile riscossa juventina, giunta ormai ad un passo dall’aggancio alla capolista Roma, non si può non notare la mano (anzi le manone) di Van der Sar. Il lungo portiere nordico con la faccia da bambino e lo sguardo che ispira tenerezza fu pesantemente criticato senza pietà ad inizio stagione, nel periodo cioè in cui tutta la squadra juventina sembrava diventata un ostello di ex-calciatori in disarmo.

Le colpe erano di tutti, ma troppi diti indici furono puntati sul titolare della nazionale olandese per via di alcuni sfortunati interventi ed a lui furono quindi imputate gran parte delle colpe dell’eliminazione dalla Champions League e delle sconfitte in campionato. Il disprezzo dei tifosi bianconeri giunse addirittura al culmine di fischiarlo ad ogni intervento, creando nella testa di Van der Sar un clima insopportabile che acuiva ancor più la sua crisi psicologica.

Adesso tutto è tornato alla normalità: la Juve è ridiventata una squadra in grado di fare paura a chiunque (undici risultati utili consecutivi non sono uno scherzo) ed Edwin è nuovamente quel portiere che magari non entrerà nella “hall of fame” del mondo pallonaro, ma pienamente in grado di difendere i pali di una porta prestigiosa come quella bianconera.

“E’ un periodo buono per noi, ha dichiarato oggi in sala stampa l’olandese nuovamente volante, c’è un clima diverso rispetto a qualche mese fa, speriamo di continuare così. Gennaio è un mese che ci è tradizionalmente favorevole, anche l’anno scorso disputammo grandi partite in questo periodo, ed i cinque punti recuperati alla Roma lo testimoniano. Il campionato è però ancora lungo, tutto può succedere e anche la Lazio non è tagliata fuori”.

La faccia imbronciata del periodo-no ha lasciato il posto ad un ritrovato buon umore, come si evince dalla risposta data a chi gli chiedeva dei pericoli che corrono i portieri, bersagliati da oggetti provenienti dagli spalti: “Per fortuna lo stadio di Torino è più sicuro di quello di Milano perché c’è la pista di atletica tra noi e i tifosi. Ricordo che una volta in Olanda mi arrivò sulle orecchie una batteria e la cosa più pericolosa che mi è piovuta addosso qui è stato un vibratore”.

Risate dei giornalisti presenti e faccia del bambinone che si illumina: “Sto scherzando ovviamente”.

Non ha scherzato invece Ancelotti quando ha reputato decisiva la parata dell’olandese su Vryzas domenica scorsa al Curi: “Ringrazio il Mister, chiosa soddisfatto Edwin, in effetti è stato un intervento importante perché nei primi venti minuti eravamo in difficoltà e subire in gol sarebbe stato pericoloso. Dopo invece abbiamo costruito diverse occasioni vincendo meritatamente.”

Finale all’insegna dello spirito di squadra: “Non m’interessa vincere 1-0 o 3-2, subire gol o meno. L’importante è che la Juve ottenga sempre i tre punti: meglio vincere uno scudetto e non essere la difesa meno battuta che il contrario, come successo l’anno scorso.”

Spiritoso e saggio.

di Roberto Grossi