La fuga della Juve fa discutere

marzo 20, 2002 in Sport da Roberto Grossi

Una città senz’anima è per definizione una città morta. Una città in cui tutti pensano solo ai loro piccoli interessi, al ‘particolare’, senza curarsi di ciò che gravita intorno, è senza futuro. Torino, purtroppo, sembra non riuscire a reagire agli scippi che periodicamente e sistematicamente portano via un pezzo di storia all’ex-capitale d’Italia.

La lista è lunga e di un certo spessore: l’annullamento del Salone dell’Auto, prestigiosa e storica vetrina internazionale, svanito nel nulla in un amen, è solo l’ultimo esempio. Chi dovrebbe essere in prima linea a sventolare la bandiera della Mole, a dare l’esempio ad una cittadinanza stranita, si dimostra indifferente: gli imprenditori badano solo ai bilanci a breve termine senza mostrare lungimiranza alcuna; i politici curano il loro orticello, sempre più piccolo, putrido e senza frutti.

L’ultimo caso la Juve. Una dirigenza che scambia ormai abitualmente i tifosi per clienti, alla stregua di consumatori del supermercato (ma li almeno fanno gli sconti: paghi due prendi tre e una curva non costa venticinque euro per guardare la partita col binocolo), indifferente al loro luogo di provenienza e sempre pronta alla partita doppia, soprattutto quella del dare e avere.

Che problema c’è a giocare a Monza una finale di coppa Italia? Nessuno. Il nostro sindaco, d’altronde, dice che tutto è normale, che in fondo questa coppa vale poco ed è giusto che la Juve vada a trovare altri tifosi in giro per lo stivale. Come se non si sapesse che travolgendo una diga a monte si devastano anche i paletti a valle.

E la Juve ci ha già provato: quella volta fu un braccio di ferro con il Comune per la questione stadio, oggi (forse) la storia si ripete ma l’esito potrebbe essere diverso. Giochiamo a Palermo, a Monza, a Pordenone, domani la Coppa Italia dopodomani il campionato. In fondo noi mettiamo il prodotti e i consumatori lo acquistano. Del Piero come un dentifricio e Trezeguet come una radiosveglia, in tutti i supermercati (stadi) d’Italia. I tifosi della nostra città, quelli juventini ma anche quelli granata (preoccupati dall’effettiva potenzialità economica di Cimminelli, che un suo stadio ha promesso di costruirlo ma tutto è ancora in alto mare) si chiedono quale sarà il futuro di Torino e le risposte non sono ottimiste.

Gli ultrà prendono tempo. I ragazzi dei ‘Fighters’, il gruppo leader della Curva Scirea, non vogliono fasciarsi la testa prima di essersela rotta: “Per ora non c’è ancora niente di ufficiale, la Juve gioca a Torino e stop. Si è fatto un gran casino per nulla. Di sicuro nessuno può rimproverarci qualcosa: il nostro tifo non è mai mancato, anche con il Verona abbiamo sostenuto la squadra per 90′ e se qualcuno è arrabbiato per i fischi a Tacchinardi si rivolga alle tribune”.

Nell’altra curva invece c’è fermento, anche perché a breve ci potrebbe essere un clamoroso cambio di mano. Sembra infatti che alcuni ex-esponenti (delusi) degli ‘Irriducibili’ siano pronti a rifondare il tifo della ‘Nord’, apparso in questi ultimi mesi in vistoso calo. Il nome del nuovo striscione e del nuovo gruppo sarebbe ‘Vecchia Guardia’, già apparso alcune stagioni orsono: “La Juve è la squadra della nostra città – ci dicono – e qui deve restare. Anche quando giochiamo in trasferta siamo noi di Torino a ‘trascinare’ la gente, non altri. Vedrete che riorganizzando il nostro settore il calore verso la squadra aumenterà sensibilmente, tanti non andavano neanche più allo stadio”.

Chissà che non facciano cambiare idea a Umberto Agnelli…

di Roberto Grossi