La casa museo Ugo Guidi

febbraio 11, 2010 in Medley da Benedetta Gigli

Caro Guidi, quando tre o quattro anni fa feci la sua conoscenza, qui al Forte, e vidi alcune delle sue sculture capii di trovarmi davanti ad autentiche opere d’arte. […] C’era intanto di sicuro e positivo, che certa sua capretta, certo maialino, certo coniglio scolpiti nel sasso e che vivevano fra il verde e l’erba del suo giardino, in perfetta armonia con quelle cose naturali e con la luce e col sole di quella mattina estiva; che certe sue figurette e ritratti di terracotta o tagliati anch’essi in questo suo sasso Versiliese, molto più ‘sensuoso’ del marmo; c’era dunque, che la sua arte respirava spontaneità, salute e amore della viva realtà, com’è sempre dell’arte vera di tutti i tempi. Così scriveva Ardengo Soffici in una lettera indirizzata allo scultore versiliese Ugo Guidi.

Logo Museo GuidiNato nel 1912, Guidi fu un artista pienamente inserito nel contesto culturale del suo tempo. Oltre che legato a Soffici, fu amico di Carlo Carrà, Ottone Rosai, Alfonso Gatto, Ernesto Treccani, Achille Funi. Il suo percorso umano ed artistico può essere rivisitato nella Casa Museo Ugo Guidi a Forte dei Marmi (Via Matteo Civitali 33), inserita dalla Regione Toscana nell’elenco delle Case della Memoria, insieme a quelle dei più importanti personaggi toscani di ogni tempo come Dante, Boccaccio, Masaccio, Michelangelo, Leonardo.

Un uomo taciturno, affidabile e timido, dal corpo asciutto come un rametto d’ulivo. Gli occhi, di un azzurro pulito, erano piccolini, ma talvolta emanavano una luce concentrata, molto intensa. Così Raffaele Carrieri descriveva lo scultore. Incuriositi dalla sua figura, ci siamo fatti condurre dal figlio Vittorio, ad oggi curatore del Museo, nelle stanze dove Guidi visse e lavorò. Non un atelier o un polveroso laboratorio come se ne vedono tanti a valle delle Apuane, ma il giardino della sua casa a Vittoria Apuania, perché era proprio lì che prendevano vita le sue sculture, fra platani e pini e pioppi.

Mentre entriamo, Vittorio ci racconta che Via Civitali era una specie di caffè letterario all’aperto, dove gravitavano figure del calibro di Henry Moore. Qui Luigi Dallapiccola componeva la sua musica. Qui Guidi scolpiva, mentre Achille Funi lo ritraeva in un dipinto.

MaternitàNella prima sala al piano terra troviamo opere prevalentemente di piccole e medie dimensioni che parlano di cose semplici, genuine, che rispecchiano momenti di vita lavorativa e di intimità personale affrontate con stile realistico e naturalistico, di sapore arcaico e primitivo, che risalgono agli anni ’40. Accanto alle opere troviamo ancora gli strumenti dello scultore: si ha quasi l’impressione che sia solo un momento di pausa, che lui possa tornare da un momento all’altro per riprendere la sua passione.

Continuiamo il percorso salendo le scale, ritrovandoci in quelle che erano la sala e la cucina, dove ora ogni angolo è occupato da disegni e sculture. Vittorio ci illustra i numerosi temi affrontati dal padre: dal cavallo alla maternità, tutti comunque rappresentati in modi completamente diversi, dal figurativo all’astratto. Colpiscono in questa sala i busti, o teste, ai quali l’artista recò volontariamente delle fratture per creare un effetto come di reperto archeologico.

Il posto più emozionante è quello in cui Vittorio ci porta adesso, l’ultimo studio dello scultore, dove troviamo ancora un cavalletto con uno dei suoi disegni acquerellati. Nella sedia vuota vicino alla grande finestra illuminata, la sensazione della presenza di Guidi è ancora più forte. La visita si conclude nella terza sala, dove ci colpiscono dipinti di figure che urlano: il figlio ci racconta che esprimono il dolore e la rabbia dell’artista tormentato dalla malattia che nel 1977 lo porterà alla morte. Ed qui che, commossi, chiediamo a Vittorio di raccontarci ancora qualche ricordo del padre.

Il ricordo più bello che ha di suo padre?

I ricordi sono molti ma quelli più vivi ed emozionanti ritornano continuamente alla memoria

osservando tutte quelle sculture e disegni che ho visto nascere dalle sue magiche mani.

Passare l’infanzia respirando arte è un privilegio di pochi. Ha ancora dei ricordi degli artisti

che frequentavano casa vostra?

La casa dei miei genitori è sempre stata un luogo d’incontro di amici artisti e letterati. Nel 1954, avevo 10 anni, ricordo che si era saldata una forte amicizia tra i miei, lo scrittore Piero Santi e il pittore Ottone Rosai, che io vedevo come un signore gigantesco ma estremamente cordiale e amichevole nei miei confronti. Per qualche periodo soggiornò con Santi presso la nostra abitazione e naturalmente non trascurava l’esercizio quotidiano del dipingere. Si metteva seduto su una piccola sedia nella pinetina di fronte alla casa e lì aprendo la cassetta ricolma dei colori, pennelli e tavolozze, permetteva che gli spremessi il colore da lui richiesto sulla tavolozza. A ricordo di questa frequentazione ho un magnifico ritratto a carboncino ed alcune lettere che mi scrisse poi da Firenze invitandomi a studiare e a salutare gli amici artisti.

È così che è nata l’idea del Museo Ugo Guidi?

Due sono stati i presupposti per il processo di trasformazione dell’atelier in casa-museo. Il primo, e a livello emotivo e partecipativo forse il più importante, è dovuto al fatto che mio padre a pochi giorni dalla morte mi esternò il desiderio che avrebbe voluto che le sue opere fossero collocate in musei. Il secondo è che avendo avuto la fortuna di avere un gran numero di sculture e disegni di mio padre questo mi ha permesso di accompagnare amanti d’arte, critici e collezionisti ripetutamente in visita a questa collezione. Tra le molte persone venute in visita mostrai la casa negli anni ’90 all’ on. Valdo Spini e sua moglie Mariella Zoppi che ne furono profondamente affascinati. Essendo divenuta la Zoppi assessore regionale alla cultura della Toscana mi contattò nel 2005 chiedendomi di aderire ad “Amico Museo” di quell’anno come “Casa della Memoria”.

Il Museo Ugo Guidi si trova a Forte dei Marmi in Via Matteo Civitali 33. Il Museo è aperto tutto l’anno ed è visitabile gratuitamente su prenotazione. Per prenotare una visita basta contattare il Dottor Vittorio Guidi (Via Rosi 34, 54038 Montignoso) ai numeri di telefono 0585 348510 e 348 3020538 o all’indirizzo di posta elettronica [email protected].

È anche possibile aver notizie sul museo

ascoltando il numero gratuito 800 390583 – 571

di Benedetta Gigli