L’urban Rock Degli Stardog

ottobre 29, 2009 in Musica da Gino Steiner Strippoli

Il Nuovo Album “Oltre Le Nevi Di Piazza Vetra”

StardogUn suono metropolitano, tipicamente urbano, ma ricco di atmosfere poetiche, piomba nelle strade italiane: è quello degli Stardog con il loro nuovo album “ Oltre le nevi di piazza Vetra”. Un suono moderno e antico allo stesso tempo, nel senso che mantiene quel pathos vicino alle produzioni legate al genio ‘antico’ di Garbo (Discipline), basti ascoltare l’eccelsa “Canzone del dove”, senza però cadere in facili tranelli retrò rilanciando invece quella ritmica ipnotica in maniera ancor più passionale e personale. “Oltre le nevi di piazza Vetra” è una sorta di album concept che fa rivivere le atmosfere di piazza Vetra a Milano, dove tra gli anni ’70 e ’90, ci andavamo i ragazzi/e per trovare il ‘nuovo paradiso’, seduti tra i giardini tra le costruzioni dei palazzi, aspettando la ‘neve bianca’ sognante.

“Io mi giro e sorrido tu non sei già più qui, sai? E’merda quella in cui finiscono gli eroi…” è il ritornello degli “Addii di Anità”, brano che parte con impeto roccheggiante dove batteria e sintetizzatore hanno il predominio insieme all’accattivante voce di Manuel Lieta.

La dolcezza poetica, intrisa di tanta tristezza, degli Stardog si materializza quando attaccano “Il Metodo”: “ Vuoi venire a prendere un caffè da me? Vuoi venire a perdere i tuoi guai con me? Niente di speciale è solo un po’ di noi che torna a ridere….”. Il pezzo inizia con atmosfere sognanti, delicate, tanto da arrivare a ‘godere’ di un secondo floydiano (Athom Heart Mother) per poi sgorgare in un suono progressivo energico, dove la chitarra di Alberto Pirovano e la tromba di Paolo Milanesi disegnano note jazz davvero superbe.

In “Sai Carmelo” si ritorna al pop ipnotico, sicuramente il brano più vicino all’amato Garbo e ai grandi Krisma di Maurizio e Cristina Arcieri e alla atmosfere anni ’80. Stupendo.

Gli Stardog , sono tra gli artisti più interessanti tra le nuove band degli ultimi anni, un gruppo mai banale, anzi ricco di contenuti nei testi proposti che vengono accompagnati da una vitalità e creatività musicale futur rock progressiva. Sentire per credere “Brindisi” , una poesia elegante col suono cristallino ma aggressivo : “A vite che fantastico e con zelo interpreto, a mondi che nemmeno più posso inseguire, a giorni passati a cercare e a notti intente a scordare chi son stato io, chi ora siamo noi, aspettami…..ai dischi di Bowie e a Berlino… scivola via……”.

Le canzoni di questo album sfilano veloci all’ascolto, ciò è davvero indice di una musicalità fresca come fresco è il suono di “Tridimensionale”, è impensabile che questa band non possa trovare il successo. Il mio consiglio è davvero di ascoltarlo, non si può perdere.

Una “Ninna nanna” è la tenerezza di una song leggera come il vento…… “che brucia, brucia, brucia il vento….apri le ali abbracciami amore.”.

Atmosfera oscura, fraseggiata da un jazz nerissimo e fumoso è “Il Lamento di Bardamu”, sperimentazione vocal jazz in rock . Bruciante è la voce di Manuel che si mescola nell’intreccio strumentale del violino di Davide Arneodo, della tromba di Paolo Millesi, della fisarmonica di Alberto Culot,. Si trascina ‘stanca’ (ma così deve essere) la successiva “Come cani” sino all’esplosione finale di “L’avventura” dove i nostri quattro,Manuel Lieta, Andrea Dico, Simone Limardo e Alberto Culot supportati da Alberto Pirovano, raggiungono l’apice più bello dell’album in una triste drammaticità urbana. Capolavoro!

Non ho scritto del brano di apertura dell’album “Quale estate” perché l’intro di un disco è sempre difficile da concepire e l’ho volutamente lasciato per ultimo perché è la vera perla di “Oltre le nevi di piazza Vetra , il cosiddetto singolo, un pop elegante, dal suono pulito, con un testo che apre la visione di questo “film musicale”.

di Gino Steiner Strippoli