L’(uomo) ragno torna

dicembre 4, 2002 in Cinema da Redazione


Spider I

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Quando scorrono i titoli di coda dell’ultimo film di Cronenberg, ci resta uno strano amaro tra le labbra. Spider disegnava ghirigori sul taccuino ritornando ai luoghi nei quali aveva vissuto la sua triste infanzia; pur non comprendendoli, li credevamo sinceri.

Proiettati nella sua stessa mente, nella mente di un folle, nelle sue prospettive tra il metafisico e l’espressionistico, ci eravamo lasciati guidare docilmente in una vicenda inverosimile al pari di molte altre trame hollywoodiane, “affezionandoci” a personaggi totalmente piatti, univoci: padri padroni, mogli sante e dark lady prostitute, come se n’erano visti a profusione nei film hollywoodiani di una volta.

Ci eravamo fidati ciecamente del punto di vista del folle, fino a crederlo in tale stato di follia e degenerazione perché vittima di un’inaudita violenza: la privazione della madre da parte del padre che la uccide per sostituirla nientemeno che con una “whore”, una prostituta, la quale stessa mefistofelica prostituta era nientemeno che la responsabile della comunità per malati di mente in cui il povero Spider si trovava internato. Ci eravamo bevuti anche questa. E avevamo compreso benissimo come il povero uomo non potesse reggere al dolore pressante dei ricordi al punto da voler uccidere con il gas l’assassina della sua infanzia, della sua mente, della sua adorata madre.

Chiusi con Spider in una camera angusta e tormentati come lui dalle visioni – cosa è un film se non un susseguirsi di visioni, i singoli fotogrammi, nel caso di Cronenberg già visionari in sé? – ci siamo poi trovati, proprio nel momento di maggior pathos del film, una ragnatela tessuta dallo stesso Spider sulle nostre teste. E, quasi contemporaneamente, un flashback che sembrava non collimare con i precedenti ci ha scombussolato tutto l’intreccio, ha spezzato la ragnatela di Spider, che ha fallito nel suo piano di soffocamento della povera anziana antipatica e scomoda, ma innocente. Nell’ultimo flashback il corpo della madre morta a causa del gas è tra le braccia del padre, sconvolto, che profferisce una sentenza di morte “l’hai uccisa tu” – morte dell’innocenza di Spider, fallimento dei suoi piani e delle sue menzogne, sfaldamento della ragnatela, fine dell’illusione filmica, epifania del complesso di Edipo racchiuso nella mente dello Spider bambino e patologicamente geloso nei confronti della madre, non ancora superato dallo Spider adulto.

Ci troviamo di fronte a un capovolgimento dei ruoli: la vittima era in realtà il carnefice. Noi eravamo le vittime, il regista-Spider il carnefice.

Non è una cosa che si interiorizza con facilità, perché il buonismo è imperante in ognuno di noi, anche se magari nascosto negli anfratti della psiche, e ci aravamo affezionati a quella storia così “facile”, semplificata. Per capire che Spider, il ragno, ci ha tessuto attorno, come molti registi fanno, una pericolosa ragnatela, l’intreccio di una storia troppo stereotipata per essere vera, ricamata così bene che ci ha incantati, rendendoci follemente ciechi di fronte all’esasperazione dei personaggi, e che le vittime del suo delirio, siamo noi, ci vuole parecchio tempo. Ma dobbiamo a Cronenberg la deferenza che si ha nei confronti di un medico che ci ha fatto ingerire una medicina amara al fine di guarirci, perché Cronenberg fa di più di ciò che gli altri registi fanno: alla fine spezza l’incantesimo, ci rivela l’illusione, la macchinazione artificiosa e in qualche modo persino perniciosa che si cela in un intreccio così abilmente tessuto sul niente di personaggi falsi perché superficiali, “di comodo”, frutto di generalizzazioni.

Comodi per chi non vuol crescere e non vuole accettare la complessità della vita, al pari di Spider, che non vuole accettare che sua madre possa amare fisicamente il padre e contemporaneamente restare una madre devota e pura. Se Spider aveva “il gas dentro”, come lui stesso ammette, così il regista che generalizza è pericoloso in quanto soffocante, “terroristico” nel senso in cui usava questo termine Pasolini denunciando le generalizzazioni, da destra come da sinistra, appunto, “terroristiche”.

“Terroristiche”, aggiungo io, per di più, a lungo termine: perché un’idea penetra nell’inconscio e lì si insedia, anche dopo che la ragione o l’evidenza ne abbiano dimostrato la falsità. Nulla è più tenace di un’idea, anche se falsa. Scagli una prima pietra chi non è rimasto deluso, o almeno un po’ frastornato, dal dissolversi del personaggio della prostituta assassina. E scagli la seconda chi non è stato tentato, almeno nella prima mezz’ora dopo i titoli di coda, a cercare qualche stratagemma per riaffermare l’innocenza di Spider, contro ogni evidenza e ogni legge di ragione.

[Sara Gennaro]


Spider II

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Nuovo film per David Cronenberg. Meno fantascientifico rispetto a Videodrome o eXistenZ, ma più angoscioso, forse proprio perché calato nella realtà. Tutto il visionario malato e claustrofobico del cineasta canadese calato nel paesaggio della periferia londinese.

Il ritmo non è adrenalinico, bisogna subito dirlo: dialoghi disciolti in imbarazzanti silenzi, a volte senza né capo né coda, a causa dei personaggi che li pronunciano; mancanza quasi totale di azione; ripetitività di ambienti; inquadrature fisse. Sopratutto all’inizio, poi, la situazione non sembra avanzare, così da creare angoscia nello spettatore. Poi, pian piano, la macchina si mette in moto, ma per lungo tempo ancora non si capisce dove l’autore voglia parare.

Entrando nella sala senza sapere di cosa il film parla è come fare un salto nel buio, e ci si metterà un bel po’ a capire di che genere si tratti: in generale, genere Cronenberg. Dimenticate il terribile Crash e la sua morbosità sessuale. In Spider la cosa più hard che vedrete è un seno, ed un paio di scene di sesso tagliate con inquadrature pudiche, essendo viste con gli occhi di un bambino/adulto.

Dopo i grandi successi di “Schindler’s List” e “Strange days”, torna una grande interpretazione di Ralph Fiennes, più stralunato che mai. È lui il protagonista di questa vicenda, un malato di mente che si interroga ed indaga sul suo passato. Impossibile capire, comprendere fino a che punto arriva l’allucinazione e svelare il passato del personaggio, Spider. Presente e passato si mescolano, complicando in ogni modo il chiarificarsi della vicenda. Ed all’inizio nessuna spiegazione immette il pubblico sulla scena che si va ad aprire. Fiennes sbiascica parole pressoché incomprensibili, appunta note che solo lui può leggere, agisce in modo imperscrutabile. Attorno a lui un circo di personaggi difficili da amare: il pazzo del pensionato, la responsabile, il padre, interpretato dal solito «cattivo» Gabriel Byrne.

Non vogliamo entrare nel dettaglio della trama, lasciando ad ognuno di voi la possibilità di scoprirla con le informazioni che ha all’entrata del cinema. Unico consiglio che vi diamo: tenete d’occhio con un minimo d’attenzione la responsabile del pensionato, potreste avere delle sorprese. Difficile da digerire, come tutti i film di Cronenberg, consigliato agli amanti e vivamente sconsigliato agli altri. Se andrete a vederlo, non dite che non vi avevamo avvertito. Per nostro conto, vale la pena varcare la soglia del mondo solforoso di David Cronenberg.

[Diego DID Cirio]

di Sara Gennaro & Diego DID Cirio