L’uomo di Londra

dicembre 15, 2002 in Libri da Tiziana Fissore

Georges Simenon, “L’uomo di Londra” Adelphi, pp. 137, Euro 7,23

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Nella città di Dieppe, con le sue nebbie, le sirene dei traghetti che si perdono in lontananza con suoni lugubri che si mescolano ai versi dei gabbiani, il suo vento sferzante come sferzante è il vento della vita che ti travolge portandoti verso ciò che non sei o non vorresti fare senza possibilità di ritorno verso quella vita che ti sembrava povera ed insignificante ma che dava sicurezza, si svolge questa vicenda di carattere giallo anche se si conosce già sin dall’inizio l’assassino, un poliziesco dunque senza un colpevole da scoprire.

Quello che non si sa è la scelta che farà il protagonista, Louis Maloin, un ferroviere addetto agli scambi nel porto di Dieppe che assiste per puro caso ad una colluttazione tra due sconosciuti che termina con un omicidio e una strana valigetta che cade in acqua e che Maloin recupererà scoprendo che è piena di soldi. Cosa farà Maloin? Della sua scelta si verrà a conoscenza solo alla fine.

Tipico di Simenon questo tipo di vicenda senza colpi di scena all’americana, ma densa di dettagli piccolissimi e fatali, l’omicidio stesso avviene quasi in sordina, si perde in quel vento che porta su una via pericolosa dove a volte anche chi uccide è a sua volta una vittima perché giunto all’atto più brutale a causa della povertà, della mancanza di un lavoro o di una vita dignitosa. Tipico anche di Simenon di mettere di fronte assassino e testimone in un gioco pericoloso del tipo: “Io so che tu sai e che puoi parlare” in uno strano lavorio mentale, psicologico, molto pericoloso che si svolge tra eventi drammatici e nonché imprevedibili e che in un certo senso accomunerà i loro destini che diventeranno un poco simili e culmineranno nella tragedia.

La vicenda ha ispirato nel 1946 un film ‘Temptation Harbour’ di Lance Confort come molte volte succede quando l’atmosfera è avvincente, anche per il luogo in cui si svolge: i suoi bar fumosi, i suoi hotel malfamati o modeste pensioni, luogo di pettegolezzi quasi familiari come modeste le persone che vivono in questi paesi, in linde casette, con la tappezzeria appena rifatta, grazie al modesto salario del padre ed alla parca amministrazione della madre.

Vite come ce ne sono molte, vite di tutti i giorni che in un attimo vengono spazzate e distrutte da una scelta errata dettata forse dal destino.

Un libro da leggere d’un sol fiato come succede in quasi tutti i libri di Simenon.

di Tiziana Fissore