L’oscura immensità della morte

luglio 3, 2004 in Libri da Sandra Origliasso

Titolo: L’oscura immensità della morte
Autore: Massimo Carlotto
Casa editrice: Edizioni E/O
Prezzo: € 13.50
Pagine: 177

Massimo CarlottoLa tempesta, il drammatico racconto di un assassinio, i processi e la calma. La tragedia di Silvano Contin, nuovo personaggio uscito dalla penna di Massimo Carlotto, inizia quando i gesti di cordoglio obbligati di amici e parenti si diradano. Messo con le spalle al muro dalla morte violenta della moglie Clara e del figlio di otto anni, il protagonista de “L’oscura immensità della morte” (Edizioni E/o) deve rincominciare una nuova vita. Impresa mai totalmente riuscita in quindici anni. Neppure l’ergastolo inflitto all’aguzzino Raffaello Beggiatto può consolare un uomo che non riesce a dimenticare. Il romanzo inizia con una lettera attraverso la quale l’assassino chiede il perdono della vittima a causa di una grave tumore. Ben presto Carlotto dimostra, con un esercizio di scrittura essenziale e asciutto, che i pensieri della vittima possono essere anche quelli del carnefice e viceversa.

L’argomento del libro è il frutto di un’indagine, in cui l’autore vuole dimostrare l’incapacità delle istituzioni totali di trattare il congiurato come un essere umano e, allo stesso tempo, il fallimento dell’etica cristiana basata sul perdono e sulla colpa. Qui, nel mondo reale, esistono semmai il ricatto, la pena, la reclusione e la vendetta ma non il perdono peculiarità solo di coloro riescono a perdonare se stesso e, molto più facilmente, di chi osserva dall’esterno il dolore altrui. Dopo “Il maestro di nodi” Carlotto ritorna in grande stile con un intreccio forse meno “forte” per azione e presa di posizione politica, ma più incalzante sul piano del contenuto e dell’analisi psicologica. Siamo convinti pertanto che questo libro possa rappresentare una tappa importante dell’intera produzione di questo scrittore, che scrive: Un giorno erano arrivati gli assassini come un esercito invasore che saccheggia e devasta tutto quello che incontra sul suo cammino. E ai sopravvisuti tocca ricordare e vivere nell’infelicità più assoluta. Il problema era fingere una normalità e dominare l’urlo che sempre più spesso mi gonfiava il petto: “è tutto buio, Silvano. Non vedo più nulla. Ho paura, ho paura, è buio”. Avrei voluto urlare fino a sfinirmi, forse a morire”.

di Sandra Origliasso