L’esordio di Cotrona

novembre 17, 2005 in Libri da Redazione

Titolo: Ho sognato che qualcuno mi amava
Autore: Maurizio Cotrona
Casa editrice: Palomar Editore
Prezzo: € 12,00
Pagine: 119

Battute rapide, tanta introspezione ed immagini troppo vicine a chi cresce in un paese che ha le forme di una città e lo spirito di un villaggio. È questa l’atmosfera che infesta le pagine del romanzo d’esordio di Maurizio Cotrona “Ho sognato che qualcuno mi amava” (Palomar, 2005). Aleggia sottile lo spirito degli Smith – il titolo del libro è la citazione di una loro canzone: questo per sottolineare come l’inquietudine sia fondamentale nella poetica del trentenne autore tarantino.

Gabriele, Lisa, Luca, Roberto: quattro nomi uniti nel gioco della vita, che a volte è nascondino, a volte strega comanda colori (e posizioni e atteggiamenti e sentimenti), a volte un due tre stella. Rimanere immobili e cercare di correre per salvarsi dall’aria stantia di una vita senza speranze, senza amore, senza guizzi. Sentirsi inutili, sentirsi morti, cercare di esserlo e poi salvarsi. Trattandosi non di un romanzo realista, bensì di un cammino d’introspezione all’interno del tracciato “romanzo di formazione”, vale la pena enumerare i sentimenti, non certo le (scarse) avventure dei personaggi.

Lo stile è affilato, elegante e splendente nelle pagine di “perle”. Diventa goffo nelle pieghe del corpo addormentato di Gabriele, durante le pagine del capitolo “uomo”. Uno stile diverso abbraccia le vicende di ciascun personaggio, eppure c’è qualcosa che trattiene lo scrittore dal volare più alto rispetto ad una scrittura ombelicale. Solo quando parla di se stesso attraverso il suo palese alter ego, Roberto, riesce a lanciare strali al cuore e alla testa, a dimostrazione di difettare ancora di una certa altezza nei confronti delle sue esperienze biografiche.

Una bella prova per il giovane Maurizio Cotrona che speriamo decida di dedicare il prossimo libro a qualcosa di diverso dal male di vivere che, nella vita di personaggi tratteggiati con sapienza e resi sfortunati, si trasforma in vivere male, in prigione quotidiana.

di Stefania Leo