Kings of leon, terzo atto

aprile 17, 2007 in Musica da Gino Steiner Strippoli

Kings of leonUn disco aggressivo ma contemporaneamente ricco di fantasie sonore. Quando inizia “Koched Up”, brano apripista del nuovo album dei Kings of Leon, “Because of the Times” (SONY BMG), ci si accorge immediatamente di quanto sia pura classe cristallina la musica impressa in questo terzo lavoro. Molti gli artisti che hanno influenzato i Kings of Leon: proprio in “Koched Up” le sonorità si avvicinano ad un mix particolare tra Bono (U2) e Vedder (Pearl Jam), una sorta di cavalcata leggera, dove la voce di Caleb Followill caldamente accompagna il suo giro di guitars insieme a suo cugino Matthew, che con il basso e la drums dei due fratelli Nathan e Jared Followill creano un ritmo ipnotico incredibile. Certo sono lontani i giorni in cui i tre fratelli Followill si esibivano insieme al padre, un pastore anglicano, a suonare musica sacra durante le funzioni. Ma alcune sonorità di allora li accompagnano in piccole sfumature che intingono qua e la all’interno dei loro brani.

L’aggressività dei quattro esplode letteralmente quando attaccano l’elettrica “Charmen”, con tanto di urlo espiatorio, una bella progressione in rock tra garage e punk, con il solismo di Matthews che brilla alla chitarra. Il collegamento con “On Call”, terzo brano dell’album, è immediato. Il ritmo è serrato anche se leggermente più soft per liberarsi in riff chitarristici davvero splendidi.

Kings of leon“Because of the Times” è stato registrato in parte a Los Angeles al Sunsut Sound e in parte a Nashville ai Blackbird Studios. La produzione del duo Ethan Johns e Angelo Petraglia continua la tradizione dei precedenti album “Youth And Young Manhood” e “Aha Shake Heartbreak”. “McFearless” è il quarto pezzo di “Because oh the Times”: gli orizzonti sonori sono di piene aperture con gli strumenti che dialogano in un concentrato di virtuosismi. Ma quando la chitarra inizia a riffare “Black Thumbnail”, il ritmo prende corpo verso un rock & blues molto hard. I ragazzi Followill sembrano instancabili ma soprattutto suonano davvero bene. Il finale del brano si avvia ad una progressione esplosiva per miscelarsi con “My Party”, un sound underground accattivante. Le linee sotterranee disegnate dai Kings of Leon giungono nel pieno decollo dell’album.

La successiva “True Love Way” è elegante sin dai suoi primi squilli, una rock ballad coinvolgente, soprattutto quando la si potrà gustare in live concert. Poi la chitarra pizzica una sorta di reggae-rock in “Ragoo”, brano sicuramente di meno presa rispetto ai precedenti, ma comunque di ottima fattura. L’ascolto di “Fans” può far rimanere impietriti tanto è la sua leggerezza e limpidezza, sicuramente uno dei brani più incisivi dell’album, altra ballad incantevole, impreziosita dal roccheggiare incessante della guitar di Caleb e da un basso e drums mai domi. Ma quando arriva “Runner” i pensieri vanno immediati ad album come “Desire” e “A Hard Rain” di Bob Dylan.

Kings of leon“Runner” starebbe bene in uno di questi due album, senza dubbio la perla di questo terzo lavoro per i Kings of Leon”. L’atmosfera è trasognante, il ritmo cadenzato si addice bene ad una notte pensierosa di luna piena davanti ad un grande falò, molto spirituale.

I Followill continuano a mietere semi genuini di musicalità, tanto che la successiva “Trunk” è di un espressività unica, anch’essa molto notturna. “Camaro” ci riporta in una ritmica molto energica, con Caleb e Matthew che disegnano dei solismi stupendi con le guitar. L’album chiude la sua storia con la sopraffina “Arizona”, ariosa e molto Vedder e C.

Al di là delle varie influenze che i Kings of Leon possono aver avuto per creare questo album, il loro modo di scrivere musica risulta originale e soprattutto questi quattro ragazzi hanno dimostrato che i precedenti lavori non si erano rivelati successi solo perché legati ad episodi singoli, come spesso succede per altre band. “Because of the Times” è un grande lavoro per una band che vive già nel futuro.

di Gino Steiner Strippoli