Kami no ko tachi

ottobre 21, 2002 in Spettacoli da Redazione

“Kami no ko tachi” (God’s children) di Hiroshi Shinomiya, Giappone 2001

Un pugno nella stomaco ben assestato alla delicata sensibilità degli occidentali. A volte ci vuole. Hiroshi Shinomiya consegna al Festival Cinemambiente un documento intenso e rigoroso della vita nella discarica di Payatas. Alla periferia di Manila 3500 famiglie vivono ai bordi di una enorme montagna di rifiuti. Una pioggia torrenziale crea uno smottamento che uccide mille persone e costringe il governo a chiudere la discarica. Da quel momento, per cinque mesi, i superstiti di Payatas perdono il loro unico mezzo di sostentamento. Non potendo più cercare rifiuti riciclabili gli abitanti della discarica si vedono piombare in una miseria ancora più profonda. Shinomiya costruisce il suo documentario seguendo per cinque mesi la vita di quattro famiglie del luogo. In una situazione così disumana per noi occidentali affiora lentamente un’umanità che ha nella propria dignità la ricchezza più grande. La malnutrizione, la mortalità infantile, le malattie non tolgono la voglia di lottare ai genitori di Nina, Nora ed Alex, bambini dallo sguardo precocemente adulto. Nel finale i camion tornano a riversare i loro carichi su Payatas. La situazione torna nella “norma”.

“De l’autre coté” (Dall’altra parte) di Chantal Ackerman, Francia 2002

Uomini, donne e bambini raccontano il tentativo di valicare il muro che divide il Messico dagli Stati Uniti, l’inferno della miseria dall’ipotetico paradiso della ricchezza. Il racconto della famosa documentarista belga è asciutto, privo di retorica, freddo. Forse troppo.

“L’Italia non è un paese povero” di Ioris Ivens, Italia 1960

La proiezione di questo film di Ioris Ivens che non si era mai visto in Italia è stato uno degli eventi di spicco del Festival Cinemambiente. Commissionato da Enrico Mattei, sceneggiato dallo stesso Ivens insieme a Valentino Orsini ed ai Fratelli Taviani, questo film/documentario diviso in quattro parti si avvalse della collaborazione di un giovane aiuto regista, tale Giovanni Brass (poi Tinto), del commento di un grande scrittore, Alberto Moravia, e della voce di un attore emergente, Enrico Maria Salerno.

Il documentario, pur essendo assoggettato alle logiche della committenza (l’epilogo è il seguente: «In questo campo dove ora pascolano le mucce fra qualche anno sorgeranno dei pozzi petroliferi ed in futuro una centrale atomica!») è piacevole, ritrae con ironia e gusto per il folklore un’Italia intenzionata a scrollarsi di dosso l’etichetta di nazione povera per contrastare con le proprie risorse l’egemonia degli Stati Uniti. Mattei voleva convincere gli italiani che risorse come gas e petrolio erano una realtà. Il lavoro passò in televisione con un altro titolo, tagliato dalle censura e fu addirittura disconosciuto dall’autore. A Cinemambiente va riconosciuto il merito di averlo riproposto per la prima volta in versione integrale.

di Davide Mazzocco