Juve, dallo scudetto allo stadio

maggio 6, 2002 in Sport da Roberto Grossi

Se lo aspettavano in pochi, ma il ‘miracolo’ è avvenuto. Premiata la perseveranza dei bianconeri, punita la dabbenaggine dei nerazzurri, gli ultimi novanta minuti da cardiopalma. Il giorno dopo la conquista del ventiseiesimo titolo tricolore in casa Juve è tutto un susseguirsi di complimenti in arrivo, primo fra tutti quelli di Giovanni Trapattoni: “I bianconeri sono un po’ nel mio Dna – ha dichiarato il ct della nazionale -, e quindi li conosco bene. Sono paragonabili a un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un’altra, non mollano mai. La loro forza è nell’ambiente: il Piemonte è ancora un’isola felice, senza le tensioni di Milano e Roma, e i giocatori possono prepararsi al meglio”.

Luciano Moggi incassa soddisfatto, ma, com’è nel suo costume, non riesce ad evitare qualche frecciatina polemica nei confronti di chi non ha creduto in questa squadra e in quelli che hanno gettato discredito sulla regolarità del campionato: “Zidane quest’anno non ha ancora vinto nulla – esclama malizioso il d.g. -, ciò conferma che non è un giocatore che fa la squadra ma il complesso. Le polemiche? Chi alimenta sospetti lo fa per creare dei profitti: il calcio è fatto solo di gol ed è più bravo chi la mette dentro”.

Mentre Moggi parlava ad una radio nazionale Umberto Agnelli teneva una conferenza stampa al Comunale. Il maggior azionista bianconero, fatte le congratulazioni di rito a Lippi (“Dopo Ancelotti ho pensato subito a lui, c’era bisogno di una sterzata e il viareggino me la garantiva”) si affrettava a ricordare che la stagione non finiva qui: “Stamattina mi ha telefonato Tanzi per farmi i complimenti – chiariva il maggior azionista bianconero – ma subito gli ho detto che venerdì, nella finale di Coppa Italia, non molleremo di una virgola. Dovremo essere bravi a tenere alta la concentrazione: l’accoppiata scudetto-coppa sarebbe una cosa bellissima. La nostra vittoria è meritata, ma un applauso va anche all’Inter e alla Roma, grandi protagoniste di questa stagione insieme a noi. Un giocatore su tutti? Per me Pessotto vale Del Piero, sono indispensabili i campioni come i gregari. Lo scudetto più bello? E’ sempre l’ultimo, anche se ricordo con particolare emozione quello della prima stella”.

La Torino bianconera torna in piazza a festeggiare e Umberto Agnelli è allo stesso tempo felice e preoccupato: “Mi ha dato grande gioia vedere la città nuovamente imbandierata ed esultante, ma non posso dimenticare la questione-stadio. L’amministrazione comunale deve darci una risposta rapida: questi tifosi hanno bisogno del nuovo impianto, che sarà la loro casa. A noi sta bene anche il Delle Alpi, anche se avremmo preferito un’infrastruttura tutta nuova, ma l’importante è che il Comune si decida: vogliamo uno stadio adatto al calcio e alle famiglie, in perfetto stile-inglese, altrimenti saremo costretti ad emigrare”.

Una soluzione ancora non si intravede. Molto meglio quindi continuare a parlare esclusivamente di calcio giocato e di un successo in gran parte inaspettato: “Solo Sensi, dopo aver detto certe cose in settimana, ha aumentato in me e in mio fratello (l’Avvocato n.d.r.) la convinzione di potercela fare… Il presidente romanista non lo conosco, Moratti si, ma anche da lui non ho ancora ricevuto i complimenti per lo scudetto”.

Se arriveranno bene, altrimenti pazienza. Ciò che conta ormai è stato fatto, grazie all’ottimo lavoro della dirigenza e della squadra: “Giraudo rimarrà con noi e questo organico non ha bisogno di grandi acquisti. Oltretutto certi costi non sono più sostenibili da nessuna società visto che le pay-tv sono in crisi e tutti dovremo giocoforza diminuire le uscite”.

di Roberto Grossi