Intervista a Gianluca Ventura

maggio 21, 2008 in Libri da Redazione

Gianluca VenturaGianluca, quale pensiero, riflessione lettura o esperienza è stata la base.. insomma da cosa è scaturita l’idea del tuo libro composto di due racconti assai diversi tra loro?

Da un bisogno di sfogare rabbia e delusione motivate non solo dall’età (avevo ventidue anni al tempo) ma anche da fattori contingenti come i fallimenti universitari e la morte di mio padre.

Con quali termini definiresti il tuo linguaggio? Quale tipo di emozione vorresti che il lettore riuscisse a ricevere dal tuo modus narrante? 

Ho sempre cercato “schiettezza e rapidità di comunicazione”: le parolacce servono anche a tagliare tante locuzioni inutili. L’intenzione è quella di trasmettere con più immediatezza possibile le sensazioni dei protagonisti al lettore, cercando di coinvolgerlo al punto da “fargli vedere” le cose che accadono, come un fumetto.

Del tuo lavoro, quale aspetto hai amato di più? A quale personaggio sei stato più legato?

Lo scrivere questi due lunghi racconti, come detto prima, è stato quasi terapeutico: vergare con penna pugnalate che vorresti sfogare su altro è molto più salutare e legale. In quel periodo leggevo molto Bukowski.

C’è un aneddoto che ricordi con piacere legato al periodo in cui hai lavorato sul libro?

Le giornate di “stesura” si assomigliavano tutte: iniziavano la notte, spesso dopo aver cercato ispirazione in qualche “sigaretta sofisticata”, e si dilungavano fino a che il peso delle palpebre lo consentiva.

Per te è più importante cosa si scrive, o come lo si scrive?

Son aspetti inscindibili: non leggo volentieri una marea di cazzate ben scritte né un argomento interessante descritto male.

La copertina è molto importante. L’immagine l’hai scelta tu? Come la leghi al tuo libro?

Ho indetto una sorta di concorso tra gli amici grafici/pittori e ha vinto Dudu: la sua immagine è quella che mi è parsa più accattivante e pertinente.

Tu e Alice Suella avete una copertina assai simile. Pura casualità. Pensi però che manifesti un sentimento dei nostri giorni?

Sicuramente la rabbia, la delusione e la frustrazione sono sentimenti tipici del giovane italiano del 2000: pochi riescono a realizzare i propri sogni, molti si decerebrano davanti la tv.

Quali sono gli autori che consideri pietre miliari della tua formazione, come lettore e come scrittore?

Dickens, Bukowski, Fante, Dostoevskij, Benni, ma anche Pavese.

di Cinzia Modena e Stefano Mola