Inferno all’Espace con la C.S.D.

novembre 7, 2002 in Spettacoli da Redazione

32417(1)L’Espace di via Mantova 38, ha ospitato, dal 25 al 31 ottobre, “Atti d’Inferno – Opera 5”, facente parte del più ampio progetto “Mutamenti e sortilegi ovvero virtualmente infernale”, il quinto lavoro del C.S.D. (Centro Sperimentale Drammatica) sul tema dell’inferno dantesco. La compagnia, operante da più di trent’anni nel circuito torinese, nasce dall’impulso di due artisti di caratura internazionale: Beppe Bergamasco ed Ulla Alasjarvi. Il primo, passando attraverso la pittura e la cinematografia (nel suo curriculum anche un’esperienza di aiutoregista con Godrad), è stato fondatore, con Michelangelo Pistoletto ed altri artisti “poveri” del periodo, della compagnia teatrale torinese “Lo zoo”. Ulla Alasjarvi, di origni finlandesi, ha lavorato con Barba (realizzando insieme al regista italiano “Ferai”) e Terayama, prima di incontrare Bergamasco e decidere di formare con lui una compagnia teatrale.

“Atti d’Inferno – Opera 5” si apre immediattamente all’insegna del disfacimento del velo di finzione che separa i corpi del tetaro: attori e pubblico. La grande sala dell’Espace (in cui sono state girate migliaia di pellicole ai tempi dell’Ambrosio Film) è stata allestita in modo tale da abbattare i canoni della visione frontale: lo spettacolo si svolge qui ed ora per tutto lo spazio visibile ed oltre, l’actio si prolunga in più punti della scena, costringendo ad una visione multifocale della rappresentazione che vive di vita propria al di là dei luoghi in cui si origina della voce: una voce che la bravvissima Ulla Alasjarvi utilizza come strumento (ed il proprio corpo come burattino) facendo il verso alle note dal vivo di un trombettista ed un chitarrista (Giorgio Mirto ed Ivan Bert).

Gli inserti visivi dei megaschermi ampliano lo spazio anche nel campo del virtuale, così come gli innesti delle voci fuoricampo riversano sulla scena la stessa influenza di un nuovo corpo (cadavere) che rinasce nella ripetizione del mezzo sonoro. Il vortice dell’Inferno è sempre più stretto per gli attori che agiscono muti aggirando in circolo i limiti della scena cercando un contatto, scontrando materia, con una carriola od una bicicletta, due carrelli della spesa che urtano fra loro per risveglaire una coscienza del corpo elettrica, fulminea, sinuosa come quella dei ballerini di tango dell’associazione progetto Non Solo Movimento. Lo spettacolo non è la pretesa – come sottilinea Ulla Alasjarvi – di adattare teatralmente l’inferno di Dante, ma di accennare ad una condizione di ciclicità ed assenza, di tormento ed angoscia che rispecchia una triste realtà odierna in cui l’incoscienza e l’impossiblità dell’azione del singolo ha un suo corrispettivo in quella dei dannati dell’Inferno dantesco. Infine, nello stesso modo in cui Dante penetra nel mondo degli inferi abbattendo il muro che separa l’aldilà dal mondo dei vivi, così Ulla Alasjarvi squarcia il velo di finzione scenica e si rivolge direttamente al pubblico coinvolgendolo nel finale dell’anabasi dantesca: “Ed uscimmo a riveder le stelle”.

di Alan Vai