In lotta contro il pregiudizio

dicembre 8, 2002 in 006 da Redazione

32796(1)“Sono entrati nel cortile con spranghe, catene, bastoni e hanno fracassato tutti i vetri”. Così Don Matteo (Parroco della Chiesa S. Luca) ricorda l’assalto compiuto nel 1999 da quaranta minorenni al Centro di prima accoglienza per immigrati di Via Negarville (Mirafiori Sud).

“Tutto è partito da una semplice vicenda di ragazzi: degli “apprezzamenti” un po’ pesanti a una giovane da parte di uno straniero ospite del centro. È in seguito a ciò che alcuni ragazzi italiani hanno deciso di compiere una “spedizione punitiva” contro tutti gli immigrati che alloggiavano allora nella struttura: se fossero riusciti a penetrare all’interno, le conseguenze sarebbero state ben peggiori”.

È profondamente amareggiato, Don Matteo, mentre mi racconta per filo e per segno quei fatti, dimostrazione di come, da una piccola scintilla, può scatenarsi un profondo odio razziale: “In quel periodo vi era stata un’impennata degli arrivi, soprattutto dalla ex-Jugoslavia a causa della guerra in Kosovo. Gli immigrati avevano occupato, senza permesso, una ex scuola professionale, adibendo a dormitorio quei locali fatiscenti. È stato questo a far crescere le lamentele degli abitanti della zona a tal punto che alla prima, banale, occasione il malcontento letteralmente è esploso”.

Dal 2001, gli immigrati non occupano più quello stabile abusivamente. Questo ha contribuito a “calmare le acque”, anche se, come dice Don Matteo “La tensione, oggi, è pur sempre palpabile e basta un nuovo episodio, seppur insignificante, per scatenare nuovamente l’intolleranza”.

A parte questo spiacevole fatto di cronaca, la storia del Centro di accoglienza, gestito da Don Matteo e dai suoi parrocchiani, è piena di importanti mete raggiunte: “Abbiamo aperto per la prima volta le porte agli immigrati che necessitavano di prima accoglienza nel 1990. In quel periodo è stato il Centro Comunale per stranieri del Mondo Unito a darci una mano. Dai venti posti letto iniziali siamo passati ai settanta attuali. Un numeroso gruppo di volontari si occupa di offrire una cena calda e degli abiti agli stranieri che vengono da noi. Abbiamo anche mini-appartamenti per famiglie. Per quanto riguarda i finanziamenti, c’è il denaro stanziato ogni anno dal Comune. In più richiediamo un contributo mensile agli ospiti”.

In dodici anni di attività, il Centro ha già visto transitare fra le sue mura persone provenienti da ben ottanta nazioni diverse: “La prima “ondata” è stata di marocchini, poi abbiamo avuto intensi flussi migratori dall’America del Sud, dall’Africa Centrale e infine dall’Europa dell’Est”. La permanenza massima consentita all’interno del Centro è di sei mesi. Quasi tutti gli immigrati riescono a trovare sistemazioni migliori ben prima di questa scadenza, eccetto coloro che sono costretti a risparmiare per inviare ai parenti rimasti in patria la maggior quantità di denaro possibile. È l’ufficio stranieri del Comune, la Caritas o semplicemente il “passaparola” a indirizzare gli stranieri verso il Centro accoglienza di Via Negarville.

“La xenofobia è ingiustificabile. È naturale che gli stranieri abbiano una cultura, tradizioni e gusti diversi dai nostri: da quando sono arrivati loro, però, l’intera comunità ne ha tratto giovamento. Molti anziani hanno trovato una valida fonte di assistenza. L’apporto di nuova manodopera, inoltre, ha notevolmente migliorato l’economia del quartiere”.

Buona fortuna, quindi, a tutti coloro che, come Don Matteo, combattono contro i pregiudizi per dare una mano a chi ne ha disperato bisogno.

di Agente Davide Prette