Il gusto dolce amaro della Tunisia Centrale

ottobre 24, 2002 in Enogastronomia da Sonia Gallesio

La Tunisia, nonostante qui in Italia sia nota in prevalenza per le sue spiagge e per l’isola di Djerba, è un paese ammaliante caratterizzato dagli aspetti più diversi – ricco di risorse umane ed ambientali, antiche tradizioni e territori incontaminati. L’incantevole lembo di costa africana ad est dell’Algeria, purtroppo, è anche una regione dalle forti contraddizioni, nella quale l’attrattiva del litorale si scontra con una realtà dell’entroterra fatta di stenti e grandi difficoltà. Talvolta è proprio la crudeltà aspra di dissonanze e squilibri, di convivenze quasi impossibili, che rende un luogo tanto affascinante agli occhi di taluni viaggiatori. Sarà forse quella voglia struggente di riscatto che si legge negli sguardi degli indigeni? Oppure quel sapore indescrivibile di usanze remote e quel contatto così intimo e diretto con la natura?

Lo stand tunisino allestito all’interno del padiglione Piazza delle Cucine del Mondo, offrendo i prodotti grezzi della terra ma anche svariati e preziosi elaborati frutto di un’arte sapiente tramandata di generazione in generazione, ci riporta con immediatezza al fascino illogico delle infinite discordanze testé accennate. Per mezzo de “Il gusto dolce amaro della Tunisia Centrale”, occasione espositiva resa possibile grazie all’attiva partecipazione della Provincia di Torino ai programmi di cooperazione italo-tunisina e ai progetti della FAO e dell’OIM, scopriamo – appunto – i sapori zuccherini dei dolci tipici della regione, idealmente in netto contrasto con le realtà dei territori dell’estremo ovest del paese (metaforicamente denominati “regioni dell’ombra” per via del loro sottosviluppo). Queste zone, infatti, nonostante vantino numerosi siti archeologici, un clima piuttosto favorevole e svariate ricchezze naturali quali oliveti, vigneti e coltivazioni di grano, a causa della mancanza di strumenti ed interventi mirati sono caratterizzate da un alto livello di disoccupazione ed escluse dai circuiti turistici ed economici.

Il cibo, nutrimento per il corpo ma anche per l’anima, spesso si dimostra un efficace mezzo di comunicazione e mediazione ed è per questo che, qui come in altre sedi, può essere sfruttato come anello di congiunzione tra i popoli – per avvicinare le culture in apparenza lontane ma soprattutto per far sì che le stesse si comprendano vicendevolmente. Per via del sinistro avvento della globalizzazione enogastronomica, che minaccia di inabissare interi secoli di tradizione costituenti l’inestimabile ricchezza dell’umanità intera, mai come in questo momento sarà così importante rivalutare e promuovere la diversità, la tipicità di ogni patrimonio. In linea con le più diffuse tendenze internazionali, infatti, anche in Tunisia le strategie della ristorazione turistica e le semplificazioni apportate nell’ambito della cucina nazionale stanno portando ad una progressiva omologazione dello stile alimentare. Ma se è vero che le maggiori limitazioni influenzano la sfera delle preparazioni salate, dal semplice pane al cuscus, l’universo gaio e profumato dei dolci è ancora in festa (ed è proprio per questo che sono stati scelti sciroppi e pasticcini per rappresentare il paese al Salone del Gusto). I cibi artigianali e tradizionali che ci verranno offerti, appositamente preparati da La Casa della Pasticceria Tunisina, sono realizzati con prodotti ed aromi tipici della regione, ingredienti che a noi appaiono tanto inusuali quanto ‘magici’: sesamo, datteri, farina di sorgo, semi di pino d’Aleppo, acqua di rosa e di geranio. Grazie alla preziosa arte di Sabiha Gharbi, infatti, potremo gustare il Kaak ambar, una ciambella di pasta di pistacchio profumato all’essenza di ambra, il Makhroudh, losanga di pasta di semola bagnata nel miele e ripiena di composto di datteri, o ancora assaggiare lo sciroppo di melograno. E se crediamo che il nostro rapporto con il cibo, in qualche modo, possa riflettere o influenzare la nostra emotività, la nostra necessità d’amore e la nostra voglia di scoperta, lasciamoci sedurre da quei sapori sconosciuti, da quegli odori pungolanti, e portiamo un po’ di mondo all’interno di noi…

Salone del Gusto

Torino, Lingotto Fiere (ingresso pedonale Via Nizza, 280)

Dal 24 al 28 ottobre 2002

Orari: dalle 11.00 alle 23.00

Ingresso: biglietto intero € 18,00; biglietto con sconto soci Slow Food € 12,00; abbonamento per cinque giorni € 54,00; medesimo abbonamento con sconto soci € 36,00.

e-mail per info: [email protected]

Il 26 ottobre, a partire dalle ore 15.00, avrà luogo una conferenza tenuta dal Presidente della Provincia Dott.ssa Mercedes Bresso in merito al rapporto tra abitudini culinarie e globalizzazione. Seguirà un intervento della Prof.ssa Zaouali rivolto alla divulgazione della storia della gastronomia tunisina.

di Sonia Gallesio